Raffineria di Fiume, stop alle voci di chiusura

Ina conferma l’investimento da 700 milioni e guarda al futuro

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Raffineria di Fiume, stop alle voci di chiusura
La raffineria di Urinj, vicino a Fiume. Foto Roni Brmalj

Al centro del dibattito sull’energia e sulle grandi trasformazioni del mercato europeo, la raffineria di Fiume torna protagonista. È uno dei messaggi più chiari emersi dal secondo panel della conferenza intitolata “Gas, petrolio e transito 2030: come cambia il mercato europeo del gas, del petrolio e dei prezzi per l’industria”, che ha riunito a Zagabria i vertici di alcune delle principali aziende energetiche della regione.

A fugare i dubbi sul futuro dell’impianto fiumano è stata la presidente del Consiglio di amministrazione di Ina, Zsuzsanna Ortutay, intervenendo sulle voci secondo cui il gruppo MOL, dopo il previsto ingresso nella compagnia petrolifera serba NIS e nella raffineria di Pančevo, potrebbe decidere di chiudere la raffineria di Fiume. Un’ipotesi che Ortutay ha respinto senza esitazioni, come riporta Jutarnji list.

Un investimento da 700 milioni che guarda al futuro

Le due raffinerie, ha spiegato, operano su mercati diversi e non esiste alcuna logica industriale che giustifichi un trasferimento di prodotti petroliferi da Pančevo alla Croazia. Soprattutto, Ina ha appena concluso un investimento di circa 700 milioni di euro nella raffineria di Fiume. Un impegno finanziario di questa portata, ha sottolineato, non avrebbe senso se l’obiettivo fosse la chiusura dell’impianto.

Anzi, Ortutay ha annunciato che a breve è attesa la proclamazione ufficiale del completamento dell’investimento, un passaggio simbolico ma rilevante, che sancisce il ruolo strategico della raffineria fiumana nel sistema energetico croato e regionale. Un messaggio che arriva in un momento in cui il tema della sicurezza energetica e dell’autosufficienza è tornato al centro dell’agenda politica ed economica.

Il governo: nessun motivo per chiudere Fiume

Sulla stessa linea anche il ministro dell’Economia Ante Šušnjar. Intervenendo nel corso del panel, il ministro ha dichiarato di non vedere alcuna ragione per la chiusura della raffineria di Fiume, elogiando al tempo stesso Ina per l’investimento realizzato a Sisak nel settore del bioetanolo, definito un progetto ad alto valore aggiunto.

Šušnjar ha collegato il tema delle raffinerie al più ampio contesto geopolitico ed energetico, commentando l’ingresso di MOL in NIS. Da un lato ha espresso fiducia nel fatto che MOL utilizzerà in modo più intenso il sistema dell’oleodotto adriatico Janaf, dall’altro ha ribadito la necessità di ridurre la dipendenza dal petrolio russo, smettendo di finanziare, anche attraverso i combustibili fossili, la macchina bellica di Mosca. Un invito, quello rivolto a MOL, a valutare insieme a Janaf un utilizzo più strategico delle capacità di trasporto del greggio.

Energia, sicurezza e infrastrutture

Nel corso del panel, moderato da Mislav Togonal, è emerso anche un quadro rassicurante sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Zvonimir Šibalić, membro del consiglio di amministrazione del Primo plinarsko društvo, ha ricordato che, nonostante condizioni invernali insolitamente rigide, la fornitura di gas resta sicura. Anche con il deposito di Okoli vuoto, i capacità di importazione garantiscono una distribuzione regolare.

Un ruolo chiave lo gioca il terminal GNL di Castelmuschio (Omišalj) , sull’isola di Veglia (Krk), i cui volumi sono ormai superiori alle sole esigenze del mercato croato. Una risorsa che rafforza la posizione della Croazia come hub energetico regionale e che si intreccia con i progetti di interconnessione verso la Bosnia ed Erzegovina e la Serbia.

La raffineria nel nuovo equilibrio energetico

In questo scenario, la raffineria di Fiume si inserisce come tassello fondamentale di una strategia che punta a mantenere capacità industriali sul territorio, riducendo le vulnerabilità esterne. Ortutay ha ricordato anche l’impegno di Ina nell’esplorazione di petrolio e gas in Croazia, sottolineando che circa il 50 per cento del gas utilizzato dalle famiglie potrebbe già oggi provenire da giacimenti nazionali. Un dato che rafforza il concetto di sicurezza energetica come combinazione di infrastrutture, produzione interna e diversificazione delle fonti.

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