Quarnero. Emergenza disoccupazione

La crisi colpisce tutte le categorie, in particolare gli over 50, un terzo di coloro che non hanno un impiego

Al primo posto i lavoratori nel settore della ristorazione

Dati tutt’altro che confortanti dall’Ufficio regionale di collocamento. Nella nostra Regione a fine gennaio i disoccupati registrati erano 10.136, cioè 451 in più rispetto al mese di dicembre. Rispetto al mese di gennaio del 2020, prima dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da coronavirus, oggi ci sono 2.536 disoccupati in più. In un mese la disoccupazione è aumentata del 4,7 e in un anno del 33,4 per cento.

 

Senza lavoro più donne che uomini
Secondo le statistiche ufficiali viene confermato il trend che vede sempre in maggioranza le donne nel numero complessivo di disoccupati. Il 54,4 per cento dei senza lavoro, infatti, sono donne. Comunque, rispetto a un anno fa, anche se di poco, l’aumento dei disoccupati è stato maggiore tra gli uomini, con il 35,4 rispetto al 31,8 delle donne.

Le fasce d’età a rischio
È indicativa l’analisi in base a ogni singola fascia d’età. I giovani, giovanissimi, tra i 15 e i 19 anni sono complessivamente 272, ovvero il 2,7 per cento. Ogni fascia successiva, procedendo a intervalli di cinque anni, va dal 10 al 12 per cento fino ai 49 anni d’età. Gli ultracinquantenni disoccupati sono 3.233, il 32 per cento, quasi un terzo del numero complessivo. L’incremento ha interessato in modo, possiamo dire, proporzionale giovani e non. Quello più accentuato viene rilevato tra i 30 e i 34 anni con il 48,6 per cento in più rispetto al gennaio 2020.

Un’altra chiave di lettura per interpretare i dati sulla disoccupazione è l’analisi in base al titolo di studio. Il 32,3 per cento, praticamente ogni terzo delle persone senza un’occupazione, ha un diploma di scuola media professionale o di ginnasio. Il 29,2 per cento hanno un diploma di scuola media professionale triennale, cioè lavoratori qualificati e altamente qualificati. Seguono i laureati che sono il 13,3 per cento. È quasi identica la percentuale di persone senza lavoro che hanno terminato soltanto la scuola elementare. Seguono con il 7,8 per cento quelli con la laurea triennale e, con il 4,2 per cento, i lavoratori privi di istruzione o che non hanno terminato le elementari.

Fiume al primo posto
Fiume ha ovviamente il numero più grande di lavoratori disoccupati nelle liste d’attesa. Sono 6.229, cioè il 61,5 per cento. Segue Abbazia con il 10,4, Crikvenica con il 7,1 e Veglia con il 6,6 per cento. Per quanto riguarda il tasso di incremento in un anno il primato spetta a Vrbovsko con il 64,7 per cento di disoccupati in più, davanti a Veglia con il 47,8 e Arbe con il 42,3 per cento. Essendo Fiume la città più grande, deve far riflettere il 35,3 per cento di lavoratori senza occupazione in più rispetto a gennaio 2020. In rapporto al mese di dicembre, primeggia Arbe con l’aumento dell’8,3, Cherso-Lussino con l’8,2, Vrbovsko con il 6,8, Crikvenica con il 6,2 e Veglia con il 6 per cento.

Nel numero totale di chi non ha un impiego vi è l’11 per cento senza alcuna esperienza lavorativa e il loro numero in un anno è salito del 38,4 per cento. L’89 per cento è rappresentato quindi da chi un lavoro non ce l’ha più e qui le donne sono il 55,4 rispetto al 44,6 per cento degli uomini. Con il 21,3 per cento di chi non ha più un lavoro, al primo posto ci sono lavoratori nel settore alberghiero e della ristorazione seguiti da commessi e venditori, mentre i senza lavoro del settore produttivo industriale sono l’11,9 per cento. Il personale amministrativo incide con il 7,5, gli operai edili con il 6,8, quelli del campo tecnico-scientifico con il 5,3, trasporti e magazzinieri con il 4 per cento, come gli operatori nella sanità e nell’assistenza sociale.

Facebook Commenti