Postino, una figura… mitologica

Disservizi quotidiani tra pacchi, sportelli chiusi e attese infinite. Le Poste croate registrano profitti record e crescono fuori dai confini nazionali, ma quando... giocano in casa continuano a deludere e a essere poco affidabili, con i cittadini si sentono sempre più soli e impotenti

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Postino, una figura… mitologica
Foto GORAN ŽIKOVIĆ

Cambia il mondo, cambiano le nostre abitudini e, con esse, anche il modo di fare acquisti. Ai “vecchi tempi” – e non parliamo di secoli fa – a dicembre i borsoni dei postini erano pieni di cartoline d’auguri. Oggi sono i furgoni a essere colmi di pacchetti, mentre gli auguri intasano soltanto i social e le nostre caselle di messaggi.

L’azienda pubblica Hrvatska pošta è diventata, per molti cittadini, una fonte quotidiana di frustrazione, pur registrando profitti record. Dal 1º gennaio sono scattati rincari delle tariffe nel traffico internazionale, tali da spingere sempre più utenti a rivolgersi ad altri corrieri. Il traffico interno resta lento e inefficiente, oltre che poco affidabile. Per traffico interno intendiamo anche la distribuzione locale di pacchi provenienti dall’estero. I colli, quando arrivano – restando nel perimetro delle Poste croate – possono contenere merce danneggiata, ma il postino è spesso più rapido delle nostre preoccupazioni: fa firmare la ricevuta e scompare in un attimo.

Normalità strisciante
Dietro la modernizzazione sbandierata dei servizi postali si nasconde una contraddizione sempre più evidente: mentre la posta tradizionale svanisce dalla quotidianità, il sistema che avrebbe dovuto sostituirla fatica a garantire affidabilità e trasparenza. Le Poste croate non sono un’azienda in crisi, anzi: investono, si espandono, conquistano appalti internazionali prestigiosi, come quello per la distribuzione Amazon nell’Europa sud-orientale. Ma il successo oltreconfine non coincide automaticamente con una qualità migliore per i cittadini.
Il paradosso è tutto qui: una struttura sempre più orientata alla grande logistica globale, ma sempre meno capace di rispondere alle esigenze elementari dell’utenza locale. Pacchi che risultano consegnati senza esserlo, recapiti a domicilio trasformati in inviti al ritiro allo sportello, bollette che arrivano tardi e notifiche ufficiali che rischiano di diventare una lotteria. Non si tratta di episodi isolati, ma di una normalità strisciante che finisce per logorare la fiducia.

Nessun canale di dialogo
A rendere il quadro ancora più problematico non è solo la carenza cronica di personale, ma anche l’assenza di un vero canale di dialogo con l’azienda. Il cittadino-cliente è lasciato a districarsi tra centralini formalmente gratuiti, ma di fatto inaccessibili e risposte vaghe, mentre i tempi per ottenere chiarimenti o rimborsi scoraggiano qualsiasi reclamo. Così, il diritto si dissolve nella stanchezza. L’unico punto di riferimento rimasto sono gli uffici postali, quelli fisici, che però vengono chiusi uno dopo l’altro. Il personale, ridotto all’osso, è sottoposto a improperi tanto comprensibili quanto male indirizzati, con gli sportelli che diventano luoghi di sfogo.
In questo scenario, il postino non è una figura nostalgica, ma un indicatore sociale: quando manca, non viene meno soltanto un servizio, ma una forma concreta di presenza dello Stato nella vita quotidiana. E allora la questione non è se la posta debba diventare sempre più digitale e logistica – è inevitabile – ma se questa trasformazione debba avvenire sacrificando affidabilità e rispetto per chi, in fondo, finanzia e giustifica l’esistenza stessa del servizio pubblico.

L’ultima speranza
Lo sportello, come detto, resta l’ultima speranza: il luogo in cui, almeno, ci si ritrova davanti a un essere umano disposto – o costretto – ad ascoltare. Proviamo allora a consultare il sito delle Poste per verificare l’orario dell’ufficio più vicino, nel nostro caso quello di via Čandek, visto che quello di Podmurvice è stato chiuso sei anni fa. Aperto fino alle 19: perfetto. Ci andiamo mezz’ora prima della chiusura.
“Aperto dalle 8 alle 15.30, pausa dalle 12 alle 12.30”. Torniamo l’indomani e ci viene detto che il nuovo orario è in vigore da due mesi, periodo durante il quale le Poste croate non hanno ritenuto necessario aggiornare le informazioni online. Non hanno aggiornato nemmeno tariffe e modalità di invio, che si possono scoprire soltanto allo sportello.
Nel frattempo, ci preoccupiamo delle sorti del postino: una figura ormai quasi immaginaria, il cui arrivo sorprende quanto il passaggio di Babbo Natale con la slitta trainata dalle renne. Il postino, nel 2026, non si è ancora fatto vedere…

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