Fiume si prepara ad accogliere, ancora una volta, grandi nomi della musica mondiale. Torna il Porto Etno Festival, giunto alla nona edizione. La novità? Data diversa, nuova sede e, soprattutto, ingresso gratuito. Bene così: la cultura non deve costare un occhio della testa.
La conferenza stampa sul molo Adamich ha chiarito il programma. A presentare il tutto sono stati il direttore della Casa croata di cultura (HKD), Edvin Liverić, la coordinatrice dei programmi della stessa, nonché organizzatrice del Porto Etno Festival, Jelena Tondini, il direttore della Porto Etno Orchestra, Zoran Majstorović, e l’iniziatore del progetto GAT, David Kristian Wamberger. Organizzazione rodata, idee chiare, e soprattutto il coraggio di puntare su un festival che non ha paura di mescolare lingue, suoni, odori e sapori.
E poi c’è la vera sorpresa: il GAT, nuova sede per concerti e ospitalità. In pratica è uno spazio multifunzionale, nato per dare casa a eventi come il Porto Etno appunto, ma anche per ospitare altri appuntamenti culturali, musicali e sociali. Una ventata d’aria fresca in una città che spesso si lamenta di non avere abbastanza spazi.
La parata e la musica
Si parte il 19 settembre con la parata d’apertura. La banda di ottoni di Spinčići in testa, a guidare un corteo che attraverserà il cuore della città fino al GAT, ossia il molo. Sul palco gruppi folkloristici da Abbazia, Veglia, Ponte (Punat) e dintorni. Tradizione viva, quindi, non reperto da museo. La sera toccherà a Unavantaluna, siciliani veraci che mischiano cornamuse arcaiche e chitarre moderne. Poi Ether e le Čipkice, accompagnate dalla Porto Etno Orchestra di Majstorović. Una garanzia: musicisti che non si limitano a fare da spalla, ma rielaborano e reinventano.
Il primo giorno chiuderà con un after party benefico. DJ Asimin Asanof farà ballare la gente, mentre il ricavato andrà al Medical Aid for Palestine. Una scelta politica e umanitaria, che certo farà discutere. Meglio così: la musica non è mai neutrale.
Cucina, folklore e fusion
Il 20 settembre si apre con la festa gastronomica Melting Pot. Tredici Paesi, dal Mediterraneo ai Caraibi, porteranno i loro piatti. Prezzo popolare: 4,50 euro a porzione. Alla faccia delle solite sagre, qui c’è davvero il mondo intero servito in un piatto. Sul palco, intanto, sfileranno associazioni culturali di ogni comunità: montenegrini, macedoni, serbi, bosgnacchi, italiani, albanesi.
La sera si farà sul serio. Aprirà le danze Melina, voce greca potente. Poi arrivano gli Oratnitza, bulgari che mischiano hip hop, dubstep e canto ortodosso. Roba forte, adatta a fare da preludio al gran finale, affidato ai 47SOUL, collettivo londinese-palestinese che suona Shamstep: elettronica, dabke e reggae. Musica che parla di libertà, senza compromessi.
Breve bilancio
Gli organizzatori hanno ringraziato Città, Regione, Ministero, Comunità degli Italiani e Porin. Tutti presenti. Bene, ma la verità è che il festival sta in piedi perché c’è gente che ci crede davvero e che per un weekend trasformerà Fiume nel centro del mondo. Musica, cucina e identità che si intrecciano. Ingresso gratuito, qualità alta. Non capita spesso. Sarebbe da sciocchi restare a casa.

Foto: LUKA ZIVKOVIĆ
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