Il docente e ricercatore Marko Šestan, della Facoltà di Medicina di Fiume, è entrato nel ristretto gruppo dei dieci vincitori degli EMBO Installation Grants 2026, uno dei programmi europei più ambiti per chi, all’inizio della carriera da group leader (responsabile di gruppo di ricerca), sta costruendo il proprio laboratorio e una linea di ricerca autonoma. Per il ricercatore fiumano, già finito sotto i riflettori nel settembre del 2025 con il progetto “Every smell you take” (“Ogni odore che percepisci”), si tratta di un’altra tappa significativa in una traiettoria che, nel giro di pochi mesi, ha continuato a raccogliere conferme e riconoscimenti. Questa volta il focus è ancora una volta legato all’olfatto, ma con un taglio più mirato e con regole molto stringenti: niente doppio finanziamento e nessuna sovrapposizione con progetti analoghi già sostenuti da altri programmi. “Oggi ci siamo riuniti per l’assegnazione di un nuovo progetto EMBO. Sono uno dei dieci vincitori di quest’anno”, ha detto Šestan, spiegando che il grant, pur più contenuto rispetto ad altri grandi finanziamenti, è pensato per far partire concretamente un team, con risorse per le attrezzature, i primi collaboratori e almeno un nuovo dottorando.
Il titolo del progetto chiarisce l’idea di fondo: “Proust Effect – The memory of smell enhances immunological memory to infections” (“Effetto Proust – La memoria degli odori rafforza la memoria immunologica contro le infezioni”). In altre parole, l’ipotesi è che la memoria degli odori, attraverso forme di condizionamento, possa rafforzare la memoria immunologica e quindi la capacità dell’organismo di rispondere alle infezioni, con implicazioni dirette su come si potrebbe migliorare l’efficacia delle vaccinazioni. Šestan ha raccontato che proprio su questo punto il gruppo è già arrivato a dati preliminari: “Abbiamo alcuni risultati preliminari, e quando si scrive un progetto questo è importante”. Il lavoro, per ora, è stato condotto su un modello animale e su un caso specifico, scelto anche per ragioni pratiche e di attualità: il vaccino contro il Covid-19. Secondo quanto spiegato, negli esperimenti sui topi vaccinati si sarebbe osservato un effetto significativo nella fase di reinfezione, con una risposta immunitaria più forte quando entra in gioco la componente di condizionamento legata agli odori.
Vaccino contro il Covid-19
La scelta di partire dal Covid-19, oltre a essere legata alla diffusione del vaccino, porta con sé anche un dettaglio che ha segnato milioni di persone durante la pandemia: la perdita dell’olfatto. Da qui una domanda che, pur con toni informali, Šestan ha lasciato sul tavolo come spunto scientifico: se e quanto un virus possa colpire proprio un canale sensoriale che potrebbe avere un ruolo nella memoria e nella risposta dell’organismo. Allo stesso tempo, il ricercatore ha precisato il percorso che attende il progetto: sarà necessario estendere i test ad altri tipi di vaccino e, in prospettiva, capire che cosa possa essere trasferito dal modello animale all’uomo. Insomma, la promessa è interessante, ma il lavoro vero comincia adesso.
E se sul palco il risultato appare lineare, Šestan ha voluto riportare la discussione su un piano più concreto, quasi quotidiano, raccontando il lato meno visibile della ricerca. “Non è stato un percorso facile. Tutto adesso sembra bello, ma nessuno vede il lavoro dietro le quinte e le notti senza dormire. Io ero spesso in Facoltà fino alle otto di sera, il più delle volte in laboratorio con i topi. Il mio motto è che bisogna lavorare molto, e poi ogni tanto arriva anche la fortuna”, ha detto, evitando di trasformare il grant in una celebrazione personale.
A sottolineare il peso del riconoscimento è intervenuto Bojan Polić, che ha ricordato come l’EMBO Installation Grant non sia soltanto un assegno, ma un meccanismo pensato per far decollare giovani leader scientifici e collegarli a una rete internazionale capace di offrire contatti, mentoring e accesso a metodologie che spesso, soprattutto nelle fasi iniziali, non sono scontate. Polić ha anche richiamato altri premi ottenuti di recente da Šestan, dall’Accademia croata delle scienze mediche “Ante Šercer” a un riconoscimento Pfizer in Portogallo per risultati in biomedicina. Ha poi spostato l’accento su ciò che conta dopo i titoli: obiettivi, responsabilità, nuovi lavori di ricerca da produrre e un gruppo da far crescere. Il messaggio, neanche troppo implicito, è che il grant rappresenta un’accelerazione, ma anche un banco di prova.
Felix Wensveen ha letto la notizia in modo ancora più ampio: non si tratta soltanto di un attestato di fiducia verso un singolo ricercatore, ma di un segnale rivolto al sistema nel suo complesso. Il fatto che l’Europa scelga Šestan, ha detto, è anche un modo per affermare la fiducia nella scienza croata. Wensveen ha ricordato come a Fiume si lavori da decenni allo sviluppo di tecnologie e approcci sperimentali e come Šestan sia cresciuto in quell’ambiente, iniziando come dottorando prima di proseguire all’estero. Proprio per questo, la decisione di rientrare e costruire qui il proprio laboratorio, invece di restare in Paesi come la Germania, il Regno Unito o gli Stati Uniti, è stata presentata come una scelta che può fare scuola: se ci sono le condizioni, il rientro non è un’eccezione romantica, ma una strategia possibile.
In chiusura, Josip Španjol, preside ad interim della Facoltà di Medicina, ha rivendicato il valore del risultato per l’istituzione, parlando di un profilo capace di dare slancio alla ricerca e di superare i confini nazionali. Nel corso dell’incontro è arrivato anche un ringraziamento alla direzione della Facoltà e a chi ha contribuito al sostegno e al cofinanziamento delle attività, un supporto considerato determinante per rendere sostenibili ricerche di questo tipo.
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