Incontrare Riccardo Staraj, presidente della Comunità degli Italiani di Draga di Moschiena, significa immergersi in un racconto in cui la dedizione istituzionale si intreccia indissolubilmente con l’amore per le proprie radici. “Siamo una realtà in costante fermento, animata da una progettualità incessante, che vede nella cultura il motore primario della nostra crescita”, esordisce con orgoglio il numero uno del sodalizio della piccola località liburnica. Dallo svolgimento di questo colloquio annuale, che si inserisce nel solco di una ritrovata consuetudine editoriale dedicata all’attività delle CI quarnerine, emerge infatti il ritratto di una Comunità che non intende restare ancorata al passato, ma che scolpisce il proprio futuro con una vitalità creativa e una coesione ammirevole. La dialettica di Staraj riflette, in modo suggestivo, una sintesi rara tra il rigore dell’amministratore e la sensibilità dell’artista, offrendo una visione d’insieme su come una piccola realtà possa farsi protagonista di una diplomazia culturale di ampio respiro.
Un focolare di cultura e convivialità
Il cuore pulsante di questa rinascita risiede nella sede stessa, Casa Betty, recentemente ripensata attraverso un progetto di riqualificazione funzionale volto a renderla un luogo d’incontro moderno, dinamico e, soprattutto, accogliente. Al centro di questa metamorfosi troviamo “La Tavernetta”, il piccolo ristorante nato dalla trasformazione ponderata dell’ex wine bar, la cui apertura è pianificata per la metà di maggio. “Questo spazio rappresenta molto più di una mera offerta gastronomica: è un angolo di autenticità italiana, curato con meticolosa passione da esperti del settore”, osserva il primo cittadino di Draga di Moschiena. Tale progetto è stato reso possibile da un investimento congiunto, un impegno condiviso che vede l’Unione Italiana e un socio gestore sostenere pariteticamente l’impresa, specifica il nostro interlocutore.

L’iniziativa, sostenuta con convinzione anche dal Consolato Generale d’Italia a Fiume, si propone come un vero e proprio punto di riferimento del gusto, elevando l’eccellenza gastronomica a strumento narrativo per abbracciare una più profonda missione identitaria. “L’importazione diretta di vini d’eccellenza e materie prime di alta qualità trasforma, difatti, ogni momento conviviale in un omaggio autentico alla tradizione culinaria del Belpaese”, asserisce Staraj. La prossima chiusura architettonica della terrazza, concepita per armonizzarsi con l’estetica del borgo, permetterà a questo spirito d’accoglienza di non spegnersi nemmeno durante i rigori dei mesi invernali. Lo spazio si integra così perfettamente con la galleria d’arte preesistente e la biblioteca sociale, creando un polo di aggregazione unico, dove il sapore, l’arte e la parola scritta si fondono in un dialogo ininterrotto.
Il… pennello di Moschiena
L’arte, a Draga di Moschiena, parla una lingua universale che non conosce barriere. “Siamo profondamente dediti alla promozione culturale, un impegno che si traduce in un fiorire costante di progetti promossi dalla nostra Comunità, spesso in collaborazione con enti locali”, sottolinea Staraj. All’interno di questa ricca offerta, la colonia internazionale “Mošćenički Pinel” (Pennello di Moschiena) occupa un posto di rilievo, confermandosi tra gli appuntamenti più attesi e prestigiosi della stagione estiva. Si tratta di un momento di sospensione creativa in cui pittori provenienti da ogni angolo d’Europa, dall’Austria alla Germania, dall’Italia, alla Croazia e alla Slovenia, che si radunano per catturare l’essenza cromatica e architettonica del borgo medievale.
“Queste opere, realizzate en plein air e ispirate ogni anno da un tema specifico legato alla natura o alla storia locale, non sono semplici oggetti estetici destinati alla contemplazione passiva. Esse fungono da veri e propri ambasciatori culturali”, evidenzia il presidente della CI. Grazie, infatti, alla lungimiranza dei promotori e all’ottimo rapporto che la Comunità degli Italiani di Draga di Moschiena intrattiene con le istituzioni territoriali, si è consolidato un virtuoso meccanismo di cooperazione: attraverso il canale privilegiato del gemellaggio con il Comune di Mesola, in provincia di Ferrara, il sodalizio draghese promuove attivamente l’esposizione del corpus artistico locale oltre confine. Si instaura così un dialogo costante, in cui la cultura di Mesola, in un proficuo scambio reciproco, approda regolarmente a Draga di Moschiena con le proprie mostre e proposte culturali.
Il dialogo non si ferma tuttavia alla pittura: queste rassegne si intrecciano a momenti di grande spessore, come la consueta e attesa proiezione cinematografica sul molo. Un esempio recente e toccante, risalente alla scorsa estate, è stata la retrospettiva dedicata a Pier Paolo Pasolini, proiettata su un grande schermo in riva al mare. “Tali scambi reciproci, fatti di arte e cinema d’autore, consolidano così un ponte di amicizia transfrontaliera fondato su esperienze umane e culturali condivise”, dichiara Staraj.
Radici vive
“Più che semplici lezioni, questi incontri costituiscono un prezioso centro culturale, volto a mantenere vivo l’idioma della minoranza, offrendo un’opportunità di apprendimento che integra l’offerta formativa locale”, ci spiega ancora. In tale ottica, una quindicina di bambini si ritrova un paio di volte alla settimana per scoprire la ricchezza di una lingua che è parte integrante del tessuto culturale locale, promuovendo e preservando, anche attraverso questa iniziativa, l’identità plurale di Draga di Moschiena.
Parallelamente a questo impegno pedagogico, l’attività editoriale della CI continua a tessere le fila di una memoria storica che altrimenti rischierebbe l’oblio. Il progetto di ricerca più ambizioso attualmente in itinere riguarda la figura di Valentin Lucas, pittore di formazione accademica veneziana e testimone d’eccezione della vita artistica tra le due guerre mondiali. “La monografia bilingue, basata sulle rigorose ricerche scientifiche condotte da Robert Doričić, si appresta a diventare l’ottavo volume di una produzione storiografica di alto profilo e un ulteriore tassello per la comprensione del patrimonio locale”, precisa il presidente del sodalizio. Questo impegno editoriale eleva la CI al rango di custode scientifica dell’identità storica di Draga di Moschiena, trasformando la ricerca d’archivio in un’eredità fruibile da tutta la cittadinanza.
Blues Festival e tradizioni marittime
La poliedricità della CI trova la sua espressione anche nei grandi eventi che animano il litorale. Il Jerry Ricks Blues Festival, ormai un punto fermo nel calendario delle rassegne estive, è capace di trasformare il molo di Draga di Moschiena in un palcoscenico di grande richiamo internazionale. Grazie alla sinergia e al costante sostegno dell’Unione Italiana, il Festival ospita infatti formazioni orchestrali e complessi di chiara fama, fondendo il ritmo del blues con la solennità del paesaggio adriatico. Questa vivacità si riflette anche nella partecipazione entusiasta alle regate di tradizionali vele al terzo e alle attività dell’ecomuseo locale, a dimostrazione di una Comunità perfettamente integrata nel tessuto sociale del borgo. “La collaborazione storica con l’Università Popolare di Trieste ha permesso, inoltre, di accogliere nomi leggendari della musica, come il batterista e percussionista Tullio De Piscopo, offrendo ai soci e ai visitatori momenti di altissimo profilo artistico che nobilitano l’intera offerta culturale della regione”, prosegue Riccardo Staraj.
Un impegno «creativamente vibrante»
In conclusione del nostro incontro, il presidente della CI riflette con onestà su un impegno che definisce “stressante, nell’accezione positiva, e creativamente vibrante”. Si tratta di un attivismo senza sosta, in cui le responsabilità istituzionali di sindaco e presidente dell’Ente turistico, oltre che di quello di numero uno del sodalizio, convivono armoniosamente con la sua profonda vocazione di musicista e promotore culturale. Tuttavia, è proprio questa energia inesauribile, unita al supporto costante delle istituzioni e all’affetto partecipe dei novanta soci attivi, a rendere la Comunità degli Italiani di Draga di Moschiena un modello esemplare di resilienza e splendore. In un’epoca di globalizzazione spesso omologante, questa realtà dimostra che la tutela di un’identità specifica, quando declinata con intelligenza e apertura verso l’altro, può trasformarsi in un formidabile motore di sviluppo, per un futuro assicurato.
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