Periodo di massima allerta, incendi in rapida successione e decine di interventi hanno tenuto costantemente impegnati, nei giorni scorsi, i vigili del fuoco della Regione litoraneo-montana. Una situazione resa ancora più delicata dalle temperature elevate, dalla vegetazione secca e, soprattutto, dalla bora, che in più occasioni ha complicato le operazioni di spegnimento e mantenuto alto il rischio di riaccensione dei focolai. A fotografare l’eccezionalità delle condizioni è stato anche l’Istituto nazionale di idrometeorologia (DHMZ). Per due giorni consecutivi, il 4 e il 5 agosto, Fiume è stata classificata nella categoria di pericolo “estremo” per gli incendi boschivi, il livello massimo previsto dall’indice meteorologico FWI. Il 4 agosto il valore attribuito alla stazione fiumana è stato di 47, con una temperatura prevista di 35 gradi e un’umidità relativa del 26%; il giorno successivo l’indice è rimasto praticamente invariato, a quota 46, con 35,8 gradi e appena il 28% di umidità.
Si tratta, secondo le informazioni a disposizione e come confermato dai pompieri fiumani, della prima volta che il DHMZ attribuisce a Fiume il massimo grado di pericolo: un dato significativo per una città che tradizionalmente non viene associata ai livelli estremi di rischio tipici delle aree più aride della costa dalmata. Nelle stesse giornate, gran parte dell’Istria e dell’Adriatico risultava comunque collocata nelle fasce di pericolo elevato o molto elevato.

Ventotto interventi in ventiquattr’ore
I primi segnali di una settimana particolarmente impegnativa erano arrivati già lunedì 3 agosto. In sole ventiquattr’ore, i vigili del fuoco della Regione litoraneo-montana erano stati chiamati a effettuare 28 interventi, con il coinvolgimento di quindici unità professioniste e volontarie. L’operazione più complessa aveva riguardato un incendio boschivo sviluppatosi su un terreno difficilmente accessibile tra Vele Mune e Sappiane, nell’area di Mattuglie. Sul posto avevano operato i vigili del fuoco professionisti di Abbazia e Fiume e i volontari del DVD “Kras” di Sappiane, sostenuti anche dalla squadra droni del Corpo professionista di Fiume, determinante per individuare con precisione il fronte del fuoco e indirizzare gli uomini nelle zone più impervie.
Nella stessa giornata non erano mancati incendi di sterpaglie a Novi Vinodolski e Vrbovsko, segnalazioni di fumo ad Apriano e Mattuglie e numerosi interventi tecnici, dai soccorsi a persone bloccate negli ascensori alla rimozione di olio dalle carreggiate. Curioso, ma indicativo delle temperature elevate, anche il numero di chiamate per serpenti entrati nelle abitazioni, registrate a Lukeži, Kraljevica, Fiume e Hreljin.

Nove ettari e mezzo in fumo a Zlobin
L’emergenza più impegnativa è arrivata però venerdì sera, quando un vasto incendio è divampato nei pressi della linea ferroviaria tra Zlobin e Plase, su un terreno particolarmente difficile da raggiungere. Le fiamme hanno impegnato i soccorritori per tutta la notte. Complessivamente sono intervenuti 55 vigili del fuoco con 17 mezzi, appartenenti al Corpo professionista della Città di Fiume e ai corpi volontari di Kostrena, Sušak, Hreljin, Buccari, Kraljevica, Škrljevo, Drenova e Zlobin. L’incendio ha interessato 9,5 ettari, una superficie successivamente accertata attraverso i rilievi effettuati con i droni. La difficoltà di raggiungere il fronte del fuoco è stata tale che anche le Ferrovie croate hanno collaborato all’intervento, provvedendo al trasporto dell’acqua necessaria allo spegnimento.
Sebbene gli incendi lungo la ferrovia possano essere provocati dalle scintille prodotte dal passaggio dei convogli, in questo caso il rogo si sarebbe sviluppato a circa duecento metri dai binari. Le cause rimangono, pertanto, da accertare.
Sabato mattina il fronte era sotto controllo, ma l’emergenza era tutt’altro che conclusa. La forte bora continuava, infatti, a soffiare sull’area incendiata, aumentando sensibilmente il rischio che braci e focolai nascosti potessero riattivarsi. Per questo motivo, diverse squadre sono rimaste sul posto anche nelle ore successive, sorvegliando costantemente l’area.
Nuova notte di lavoro
Mentre a Zlobin proseguiva il presidio, nella notte tra sabato e domenica è scattato un nuovo allarme nella zona compresa tra Marinići, Tibljaši e Straža, al confine tra Fiume e il Comune di Viškovo. Questa volta le fiamme hanno interessato circa quattro ettari di vegetazione. L’intervento immediato ha permesso di contenere rapidamente il rogo: sul posto sono stati inviati cinque mezzi e 21 vigili del fuoco, ai quali si sono aggiunti altri volontari. Nell’operazione sono stati coinvolti il DVD Halubjan di Viškovo e quelli di Castua, Sušak e Drenova, oltre al Corpo professionista di Fiume.
Ancora una volta, tuttavia, mettere sotto controllo le fiamme non ha significato poter abbandonare il terreno. Sono proseguite, infatti, le operazioni di bonifica e sorveglianza per scongiurare nuove riaccensioni, mentre contemporaneamente altre squadre continuavano a presidiare il vasto incendio di Zlobin. Il risultato è stato un fine settimana nel quale professionisti e volontari hanno lavorato praticamente senza interruzione su più fronti, in condizioni ambientali particolarmente impegnative.

«Sempre pronti al peggio»
Con Vedran Butorac, comandante dei vigili del fuoco volontari del DVD Sušak, abbiamo commentato gli eventi degli ultimi giorni. “Siamo sempre pronti al peggio, ma speriamo che non arrivi mai. In questi ultimi giorni, comunque, le indicazioni del DHMZ hanno trovato conferma nei fatti. Lo stato di massima allerta per i pompieri era scontato; poi sono arrivati gli incendi in diverse aree della Regione”, ha raccontato Butorac, che ha preso parte alle ultime operazioni, nelle quali la tecnologia ha svolto un ruolo determinante.
“Oltre ai mezzi tecnici e ai veicoli sempre più attrezzati ed efficienti, ci sono i droni a darci una mano dal cielo. Per esempio, i pompieri del DVD Zlobin avevano messo in funzione un drone per fornirci le coordinate precise dei punti nei quali intervenire con le operazioni di spegnimento, indicandoci anche le vie d’accesso più agevoli. È incredibile quanto tempo e personale si possano risparmiare semplicemente grazie all’impiego di un velivolo simile”.
Dopo i lunghi periodi di siccità e gli incendi boschivi arrivano spesso eventi meteorologici estremi: piogge torrenziali, venti impetuosi, grandinate, trombe d’aria e altri fenomeni violenti. “Sappiamo bene che dopo le ondate di caldo arrivano quelle di maltempo. Sono ormai una certezza. L’unica cosa che non sappiamo è dove e quando le forze della natura andranno ad abbattersi”.
La sequenza degli ultimi giorni conferma dunque quanto indicato già all’inizio della settimana dal DHMZ. Con il terreno e la vegetazione estremamente secchi, temperature molto elevate, scarsa umidità e vento forte, anche un focolaio apparentemente limitato può trasformarsi rapidamente in un incendio difficile da governare. Una condizione che impone la massima prudenza e mantiene in stato di particolare allerta l’intero sistema antincendio della Regione litoraneo-montana.
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