Nebojša Zelič: “Spazio ai giovani”

A colloquio con Nebojša Zelič, candidato sindaco di Možemo! Rijeka alle elezioni del 16 maggio

Per fare dei grandi cambiamenti a Fiume ci vuole prima di tutto la volontà politica. Lo ha dichiarato Nebojša Zelič, candidato a sindaco della piattaforma politica “Možemo! Rijeka” durante la sua presentazione. Classe 1980, Zelič è a capo del Centro degli studi sulla pace e i conflitti presso l’Università di Fiume, docente alla Facoltà di filosofia dove insegna materie legate all’etica e ella filosofia politica. Per molti anni ha lavorato come attore nel Teatro dei burattini e al “Kuc-kuc Kalvarija”, come uno dei fondatori dello stesso una ventina di anni fa. Oggi partecipa saltuariamente ad alcune produzioni per il semplice piacere di farlo.

 

 

Un ex attore che decide di fare il sindaco. In fondo anche qua si tratta di un ruolo che deve seguire un cosiddetto copione.

“Sicuramente è anche un ruolo, però molto diverso in quanto in scena puoi giocare, mentre facendo il sindaco devi mettere la tua firma dietro ad ogni decisione e rispondere della stessa. Il desiderio di candidarmi a sindaco nasce dal fatto che a livello nazionale, ma anche cittadino, si sono presentate delle persone che hanno il desiderio di cambiare non solo la politica, ma il modo di occuparsi di essa. Ho avuto l’occasione di conoscerle quando è stato fondato il Možemo! a livello nazionale e in seguito locale. Penso che esista un numero di persone che possono fare dei grandi cambiamenti. Vedo che esiste la possibilità di cambiare le cose e di dare un nuovo significato alla parola politica, molto differente da quello al quale la collegavo fino ad ora, ovvero corruzione, clientelismo e simile. Invece credo che si possa fare politica in modo pulito”.

 

Quali sarebbero questi cambiamenti rispetto alla situazione attuale a Fiume?

“Noi siamo un partito verde di sinistra, il che significa che abbiamo intenzione di puntare sulla transizione verde, che sottintende prima di tutto una buona gestione dei rifiuti ma che poi porta ad un tema molto più ampio, ovvero l’uso di energia auto sostenibile che sarà a disposizione dei cittadini. In poche parole la Città deve essere a favore dei cittadini e migliorare lo standard di vita. D’altra parte questo significa anche un maggior impegno da parte dei cittadini. Dobbiamo dare più voce ai Comitati di quartiere che diventeranno delle scuole di democrazia dove verranno decisi progetti volti direttamente ai cittadini, come la costruzione di un parco, di un parcheggio e simili. Inoltre penso che dobbiamo coinvolgere di più i giovani nelle decisioni, in quanto il futuro di una città è visibile guardando lo stato attuale dei giovani in essa. Il programma su carta esiste, ora bisogna vedere come funzionerebbe ‘dal vivo’. Deve esistere un canale di comunicazione tra i cittadini, i Comitati di quartiere e altri per vedere non solo quali sono i piani per il futuro, ma anche se quelli del passato sono stati realizzati. E se non lo sono scoprirne il motivo. Abbiamo il Consiglio dei giovani che dovrebbe essere più attivo, indipendentemente dal partito dal quale provengono. Un altro problema sono gli appartamenti. Per il momento abbiamo quelli costruiti con il modello di edilizia agevolata (POS). A Fiume mancano invece quelli che sono destinati ad un affitto a lungo termine, di proprietà della Città. Tanti i partiti che parlano di questo, ed è una cosa che dovrebbe venir realizzata quanto prima affinché l’affitto degli appartamenti in offerta non salga alla stelle, come sta succedendo adesso”.

 

Quali sono le cose che vorrebbe cambiare immediatamente se verrà scelto alle elezioni? All’ancora attuale sindaco sono state spesso nominate varie cose che non ha realizzato, come ad esempio la ‘famigerata’ stazione degli autobus. Reputa che sia tanto importante per il futuro della città?

“In base a tutte le inchieste fatte, risulta che la stazione sia il problema maggiore in città. Penso che la domanda fatta ai cittadini sia stata formulata in modo sbagliato. Non possiamo affermare che questo sia il problema più grande. Se chiediamo ai cittadini quali sono le cose che influenzano maggiormente la loro vita, difficilmente troveremo la stazione tra le prime 15 risposte. Tutti parlano della stazione, ma nessuno si chiede perché le bollette delle municipalizzate sono così alte. L’unica cosa che avrei da ridire sull’attuale sindaco è che la Città deve funzionare in un modo più operativo, ed è quello che il nuovo sindaco dovrà risolvere subito. Il sindaco non deve essere il padrone della città, lo sceriffo, ma essere a disposizione dei cittadini, ovvero operare nel loro interesse. Deve esserci un coordinamento tra i vari dipartimenti affinché non si debba attendere sempre e unicamente la firma del sindaco per fare delle scelte. Non rinfaccio a Vojko Obersnel la stazione degli autobus, ma forse più il fatto che non è stato fatto niente riguardo al riscaldamento centralizzato, agli asili, al doposcuola dove ci sono dei casi dove gli insegnanti da giugno a settembre non hanno uno stipendio… cose che devono venir prese in considerazione, come pure i piccoli interventi nei vari rioni delle città. Avrei da ridire anche sul fatto che ha spesso usato simboli della sinistra, come la stella rosso posta sul grattacielo, la canzone Bella ciao durante l’apertura di CEC 2020, per fare propaganda. Sono perfettamente d’accordo con la sua visione del mondo che non può però venir usata per coprire l’inefficacia dei servizi pubblici”.

 

Fiume ha però uno standard per quanto riguarda il sociale molto più alto di altre città.

“Questo è vero, però non possiamo accontentarci solo di questo. Bisogna poi vedere se tali decisioni hanno uno scopo e sono efficaci. Le città del XXI secolo devono essere differenti e più aperte, cosmopolite”.

 

Ha nominato la stella rossa sul grattacielo. Come commenta questa performance?

“Si potrebbe discutere di questo a due livelli diversi. Purtroppo invece i commenti sono finiti in un terzo e quarto livello che non hanno troppo a che fare con il tutto. Non si è parlato troppo dal punto di vista estetico o culturale. Forse si potrebbe parlare del fatto se una cosa del genere, che ha provocato parecchio astio, sia stata necessaria durante il periodo della pandemia quando la gente aveva troppi problemi per la testa. Se sia politicamente corretta a no questa stella, penso sia un discorso a parte. Fatto sta che hanno avuto da ridire associazione che nel loro nome portano la dicitura ‘Croata/o’ il che ha sicuramente creato confusione a chi seguiva il tema dall’estero, visto che sotto questo simbolo Fiume è diventata per la prima volta parte della Croazia. Scontenti sono stati dimostrati anche da parte della Comunità degli Italiani, il che mi ha stupito visto che proprio a Cosala dove vivo ci sono tabelle in lingua italiana con tanto di stella rossa. Il dibattito dal punto di vista politico è per conto mio inutile. Forse questa avrebbe potuto essere una provocazione per far parlare in modo più aperto sia i cittadini della maggioranza che della minoranza italiana, sul passato di Fiume che risulta essere sconosciuto alla maggior parte delle persone. Il sindaco ha fatto bene a portare avanti fino in fondo questo programma visto che faceva parte del CEC 2020”.

 

Ha intenzione di collaborare con la Comunità degli Italiani di Fiume?

“Visto che si tratta dell’unica minoranza autoctona, penso che dovrebbe venir valorizzata di più. Per quanto riguarda l’identità visiva sono del tutto d’accordo sul fatto che debbano venir poste delle tabelle bilingui che racconterebbero il passato della città, affinché la presenza italiana a Fiume sia quanto più visibile. L’influenza che l’Italia ha avuto sulla città dovrebbe venir presentata meglio. Penso che anche durante varie inaugurazioni solenni non sarebbe male salutare i presenti in italiano. Città come questa possono molto più facilmente presentare la loro identità in questo modo, senza escludere le altre. Penso che Fiume dovrebbe essere una città bilingue, con tanti asili ad esempio in lingua italiana dove anche i bambini della maggioranza possono acquisire la lingua. Anche per il fatto che viviamo a due passi dall’Italia. Tutte le decisioni che potrebbero riflettersi sulla minoranza dovrebbero venir prese in collaborazione con la CI. Questo è il mio parere. Nel nostro partito abbiamo inoltre docenti che insegnano nella SMSI o che sono in un qual modo collegati con la CI”.

 

Alle elezioni avete deciso di andare da soli, senza entrare in coalizione con nessuno. Avete rinunciato all’offerta fatta dall’Azione dei giovani e dell’Unione del Quarnero. Come mai?

“Non lo abbiamo fatto perché magari reputiamo questa offerta negativa, come può sembrare leggendo il giornale. Noi abbiamo semplicemente deciso di candidarci da soli in quanto abbiamo un diverso approccio nella politica. Senza togliere niente a nessuno. Abbiamo dei partner a livello nazionale e per il momento ci basta”.

 

Per finire, perché i cittadini dovrebbero votare per voi?

“Perché daranno una possibilità ad una nuova opzione e a persone che hanno davvero il desiderio di cambiare la politica in città. Siamo una piattaforma che potrà collaborare con tutti anche se non fanno parte di alcun partito e dare la possibilità a tutti di dire la propria e influire con i loro suggerimenti”.

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