La polemica sulla rimozione di un murale – che richiamava la 9ª Brigata “Bojna Čavoglave” e il controverso saluto “Za dom spremni” (Per la Patria pronti) –, comparso sul muro accanto alla scuola elementare “Ivan Zajc” di Fiume si allarga dal piano locale a quello politico nazionale. Dopo giorni di accuse incrociate tra esponenti della sinistra e della destra, la sindaca del capoluogo quarnerino, Iva Rinčić, ha diffuso un lungo comunicato nel quale chiarisce che l’intervento della Città riguarda esclusivamente il rispetto delle norme sul decoro urbano e non una presa di posizione ideologica sui simboli rappresentati nel murale. Secondo quanto ricostruito dall’amministrazione cittadina, il dipinto era stato realizzato senza alcuna autorizzazione, progetto o consenso formale. A seguito di un sopralluogo congiunto della polizia e dei vigili comunali, il dipartimento competente avrebbe quindi avviato la procedura prevista dalla legge per la rimozione di graffiti e murali non autorizzati presenti su superfici pubbliche.
Nel comunicato, Rinčić respinge le accuse di aver ceduto alle pressioni della destra, formulate dall’ex sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, così come quelle provenienti dal deputato al Sabor del Most, Marin Miletić, che l’ha criticata per la rimozione del murale. Di seguito il testo integrale del suo intervento contenuto nel comunicato stampa diramato ai media.
“Nella stessa settimana, praticamente nello stesso giorno, sono stata attaccata sia da sinistra sia da destra. Da sinistra l’ex sindaco Obersnel mi dice che mi sono ‘abbandonata alla destra’, mentre da destra il deputato Miletić scrive che si vergogna di aver invitato la gente a votare per me. E il paradosso è che proprio Miletić mi propone Obersnel come modello di amministrazione saggia.
Grazie Vojko, grazie Marin. Non avrei potuto sperare in una conferma migliore del mio percorso politico. Voi due, che normalmente non siete d’accordo su nulla, siete perfettamente d’accordo su una cosa: la città deve essere una fortezza ideologica e dalle sue mura bisogna compiacere soltanto il proprio elettorato. Il messaggio è chiaro: mettiti sotto la nostra bandiera, impara gli slogan e l’esercito sarà tuo. Queste battaglie si combattono qui da decenni proprio perché nessuno vuole davvero vincerle. Il pareggio è la soluzione più redditizia per tutti coloro che vivono di queste divisioni. Il mio messaggio a loro, ma anche a tutti i cittadini di Fiume, è breve e chiaro: non ci penso nemmeno. Il coraggio consiste nell’uscire da questo meccanismo che ci costringe continuamente a schierarci. Questa città merita finalmente di essere governata con razionalità, lavoro e risultati, non con slogan ideologici a buon mercato”.
«L’eredità di Obersnel: invece della responsabilità, una nebbia ideologica»
“Ho letto l’intervista dell’ex sindaco. Un uomo che ha governato la città per ventuno anni merita di essere letto con attenzione. Eppure, in tutto quel testo ho trovato di tutto tranne una sola parola: responsabilità. Secondo lui, della sconfitta elettorale è colpevole il suo successore. Della situazione nella società sono colpevoli le scuole, i media e le reti sociali. Dell’incriminazione dell’Ufficio per la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata (USKOK) sono colpevoli i ‘motivi della Procura’. Sembra che in oltre vent’anni di governo non sia mai stato responsabile chi il potere lo esercitava. Tutto ciò che è controverso è sempre colpa di qualcun altro. Mi rimprovera di non avere visione e passione, ma i numeri parlano da soli: tra il 2001 e il 2021 Fiume ha perso un abitante su quattro e in quarant’anni non è stata costruita nemmeno una nuova scuola elementare. Il mio consiglio sarebbe stato di investire tutto quell’entusiasmo, invece che nell’ideologia, nel fare in modo che le due aree cittadine più preziose destinate ai parcheggi non fossero cedute a investitori privati che oggi impongono i prezzi ai cittadini. Oppure in una Stazione ferroviaria di cui non dovremmo vergognarci, o in una città più pulita. Il problema della pulizia, che oggi mi viene generosamente rimproverato, non è nato ieri. Io preferisco fare il lavoro sporco di ripulire un sistema che non porta applausi, sopportare le critiche e costruire, piuttosto che occuparmi della nebbia ideologica. Fiume è e rimane una città antifascista. L’antifascismo è un valore di civiltà di tutti i cittadini di Fiume, non una proprietà di partito né uno scudo contro le incriminazioni. Per una persona con un atto d’accusa confermato, in quell’intervista c’è fin troppo moralismo. Sarebbe più saggio che si dedicasse a ripulire il proprio nome in tribunale invece di sputare sulla politica da cui si è ritirato. Più l’aula di tribunale si avvicina, più forte diventa il rumore sui simboli. Questa intervista è soltanto l’ombra che protesta perché qualcuno ha acceso la luce. Fiume non è più la caverna di Platone: con i falsi profeti non discuto, e lascio ai tribunali ciò che spetta ai tribunali”.
«Ordine e legge sui muri di Fiume: le regole devono valere per tutti»
“Per quanto riguarda la rimozione dei graffiti e del murale accanto alla scuola, voglio che le cose siano del tutto chiare e spogliate da ogni manipolazione politica. Dal punto di vista tecnico e procedurale, il dipartimento cittadino competente ha agito esclusivamente in conformità con la legge e nell’esercizio dei propri doveri d’ufficio. Dopo un sopralluogo congiunto della polizia e della vigili comunali, è stato accertato che il murale era stato realizzato abusivamente, senza alcun permesso, autorizzazione o progetto. L’ordine cittadino non può essere selettivo: o si applica, oppure no. Le regole sulla rimozione dei graffiti illegali dalle superfici pubbliche devono valere allo stesso modo per tutti e non possono esserci privilegi. L’ordine è ordine. Il murale non è stato rimosso a causa del suo contenuto, ma perché non aveva alcuna autorizzazione. Questo non sminuisce in alcun modo la nostra storia né il ricordo di coloro che hanno contribuito a costruirla. Ai caduti dobbiamo un rispetto permanente e profondo. Hanno sacrificato ciò che avevano di più prezioso sull’altare della patria e questo fa parte della nostra storia comune. Ma proprio per la grandezza del loro sacrificio, l’omaggio ai difensori meritevoli non può essere reso in modo spontaneo, attraverso disegni illegali sui muri di una scuola che finiscono poi per diventare terreno di scontro politico. I monumenti e i luoghi della memoria devono essere realizzati in modo dignitoso, istituzionale e in accordo diretto con gli stessi veterani e con le loro associazioni. A Fiume questi colloqui sono già iniziati, perché il nostro vero obiettivo è trovare soluzioni attraverso un dialogo aperto. In questo modo creiamo un valore duraturo che unisce, invece di dividere, ma sempre nel rispetto della legge e delle regole che vincolano ogni cittadino di questa città”.
«In linea di principio sull’ideologia: affrontare una schizofrenia sociale»
“Quando ci allontaniamo dalle regole tecniche ed entriamo nel terreno del dibattito teorico sull’ideologia, ci troviamo di fronte a una situazione schizofrenica che non è stata creata da Fiume. Parliamo di un ordinamento costituzionale nel quale lo Stato, con una mano, punisce determinati simboli e saluti controversi e, con l’altra, li tollera. Sono vietati, ma risuonano negli stadi; sono contrari alla Costituzione secondo le decisioni della Corte costituzionale, ma ogni volta che servono a qualcuno per raccogliere consensi politici vengono accolti con entusiasmo. Da questa schizofrenia sociale non si esce trasformando ogni muro scolastico di ogni città in un campo di battaglia ideologico. Come potrà domani un insegnante spiegare agli alunni la differenza teorica tra ciò che è scritto nei libri di testo e ciò che viene tollerato per strada? Chi usa i simboli come scudo non difende quei simboli, ma sé stesso e il proprio interesse politico. Finché lo Stato non avrà il coraggio di risolvere questa questione in modo chiaro e definitivo con una legge, io farò l’unica cosa che un’amministrazione responsabile può fare: applicare lo stesso criterio a tutti. Non ho vietato un concerto che la legge consente: una parte mi ha criticata. È stato rimosso da una superficie pubblica ciò che non aveva autorizzazione: l’altra parte mi ha criticata. Il criterio è sempre lo stesso: la legge, non il mio gusto personale. Il deputato Miletić ha giurato su quella Costituzione e su quella legge. Se non gli piacciono il quadro normativo e le decisioni della Corte costituzionale, raccolga le firme dei colleghi e promuova una modifica della legge in Parlamento. Tutto il resto – gridare dietro lo scudo dell’immunità parlamentare mentre i cittadini che gli danno ascolto pagano le multe – è soltanto uno spettacolo a spese degli altri”.
«La mia responsabilità è chiara»
“L’ex sindaco sostiene che il sistema si occupa di sé stesso da un anno. È vero, perché stiamo ripulendo un sistema che per vent’anni è stato subordinato a un unico autocrate: un sistema nel quale un progetto che non fosse ideologicamente gradito non poteva nemmeno nascere. Ma su una cosa gli do ragione: la responsabilità di ciò che verrà è esclusivamente mia. La accetto fin d’ora, apertamente e per nome, davanti a tutti i cittadini di Fiume. Sono responsabile di Cantrida, che deve ottenere lo status di stadio di interesse nazionale. Sono responsabile dei parcheggi di quartiere, che per la prima volta stiamo preparando attraverso seri studi di fattibilità e non dietro porte chiuse con imprenditori amici. Sono responsabile degli alloggi accessibili sui terreni cittadini e non della distribuzione degli immobili cittadini ai ‘meritevoli’ di partito. Sono responsabile del Delta, che restituiremo ai cittadini di Fiume come un’oasi verde e come il vero ritorno della città al mare. Una città più pulita e regole chiare sono il presupposto della nuova Fiume. Chiedo che sia questo il criterio con cui saremo giudicati. Ai rumorosi della sinistra e della destra lascio il loro politicantismo e le loro comode poltrone; io torno a ciò per cui i cittadini mi hanno eletta: governare Fiume e realizzare i progetti”, conclude il comunicato di Iva Rinčić.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.






































