Mondi paralleli. La realtà oltre i nostri sensi

Dal colore dei petali alla luce: ciò che vediamo è solo una parte del reale. Un incontro al Giardino botanico accompagna l’esposizione in Corso che invita a ripensare le nostre percezioni

0
Mondi paralleli. La realtà oltre i nostri sensi
L’incontro è stato seguito con grande interesse. Foto: RONI BRMALJ

In occasione della mostra ‘Mondi paralleli (Paralelni svjetovi)’, allestita fino al 2 settembre sui grandi pannelli in Corso, l’associazione Drugo more e il Museo di storia naturale di Fiume hanno invitato il pubblico a un incontro speciale che si è tenuto nel suggestivo scenario di fine estate del Giardino botanico del Museo. Il tutto realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e dei Media della Repubblica di Croazia, della Regione litoraneo-montana e della Città di Fiume. L’incontro si inserisce nel programma annuale Refleks di Drugo more, reso possibile dal sostegno del Ministero della Cultura e dei Media, nonché dal Dipartimento cittadino per l’educazione, la cultura, lo sport e la gioventù.

Il limite dei sensi
La mostra e il dibattito hanno voluto porre una domanda tanto antica quanto attuale: quanto la nostra percezione della realtà è limitata dai nostri sensi? Attraverso illustrazioni che mostrano i fiori così come li vede l’occhio umano e così come li percepiscono gli insetti, l’esposizione ha reso visibile l’invisibile, aprendo scenari in cui la verità non appare come un concetto unico e assoluto, ma come un intreccio di punti di vista, di possibilità, di mondi che esistono simultaneamente senza che uno annulli l’altro. La scienza e l’arte, qui, si sono incontrate in un dialogo che ricorda da vicino le grandi domande filosofiche sull’essere e sull’apparire: se ciò che vediamo non è che una piccola frazione del reale, quanto resta fuori dal nostro sguardo, e quanto questo “non visto” condiziona la nostra esistenza?
L’iniziativa nasce da un’idea del botanico Boštjan Surina, curatore senior del Museo di storia naturale di Fiume e professore associato all’Università del Litorale di Capodistria. È stato lui a coinvolgere Gregor Belušič, professore di fisiologia animale presso il Dipartimento di Biologia della Facoltà di Biotecnologia dell’Università di Lubiana, chiedendogli di contribuire con il proprio approccio scientifico e visivo. Le illustrazioni della mostra portano invece la firma di Marta Barberis, ricercatrice di Bologna che studia il funzionamento del nettare e il comportamento degli impollinatori. Disegnare è da sempre la sua passione privata: da questa doppia inclinazione, scientifica e artistica, è nato il progetto dei “Mondi paralleli”. Prima di approdare a Fiume, l’esposizione è stata presentata a Brod na Kupi e a Lubiana.

Boštjan Surina, Gregor Belušič e Davor Mišković.
Foto: RONI BRMALJ

Il mio e il tuo rosso
Durante la conversazione, moderata da Davor Mišković di Drugo more, i due studiosi hanno affrontato il tema della percezione visiva. “La vista è al centro di tutto” ha spiegato Belušič, ricordando come perfino la filosofia si interroghi su quanto sia condivisibile l’esperienza di un colore: “Il mio rosso è anche il tuo rosso?”. Un interrogativo che sembra semplice e quasi infantile, e che invece mette in crisi le fondamenta della nostra certezza percettiva. Se il mondo che vediamo non è mai identico per due individui, allora la realtà stessa si frantuma in una pluralità di mondi soggettivi, ognuno dei quali valido e incompleto al tempo stesso.
Belušič ha poi messo a confronto la straordinaria efficienza energetica degli insetti con le esigenze delle moderne reti di intelligenza artificiale: “Un insetto è in grado di elaborare stimoli visivi con un consumo di un nanowatt. Per compiti simili, un sistema di intelligenza artificiale richiederebbe l’energia di un’intera centrale elettrica”. Una constatazione che, oltre al dato scientifico, solleva riflessioni sulla misura della nostra intelligenza e sulla fragilità dei modelli che costruiamo: ciò che consideriamo ‘avanzato’ può risultare immensamente più pesante, meno armonico e meno sostenibile rispetto alla semplicità naturale di un insetto.

Una rete di relazioni
Surina ha invece spiegato come gli insetti percepiscano i colori e le distanze in modo radicalmente diverso dagli esseri umani, grazie a fotorecettori specializzati. “In biologia nulla funziona isolato” ha ricordato, sottolineando la rete di relazioni che unisce piante e impollinatori. Il suo discorso ha portato a un altro livello di riflessione: se ogni essere vivente costruisce il proprio mondo a partire dai sensi che possiede, allora la realtà stessa è un immenso mosaico di prospettive intrecciate, dove la verità non appartiene mai a uno solo, ma emerge dall’incontro di molti.
Gli esempi concreti hanno catturato l’attenzione del pubblico. I petali, per noi semplici ornamenti estetici, sono in realtà sofisticati segnali visivi e olfattivi: gli ultravioletti guidano le api verso il polline, mentre i profumi notturni orientano le falene. Il papavero, citato dai relatori, ha persino modificato nel tempo la sua riflettanza ai raggi ultravioletti per adattarsi meglio agli impollinatori locali. “Non esiste alcun romanticismo nella relazione tra fiore e insetto” è stato sottolineato da Surina. “Si tratta di un vero e proprio contratto biologico: il fiore offre nettare o polline, e l’insetto garantisce la riproduzione della pianta”. È un linguaggio diverso dal nostro, eppure un linguaggio fatto di reciprocità, di scambi, di equilibrio.

Gli universi percettivi
La discussione si è spinta oltre la biologia, toccando anche le conseguenze dell’inquinamento luminoso. L’illuminazione artificiale notturna sta modificando gli ecosistemi: alcune specie, come ragni e falene, ne traggono vantaggio, altre vengono penalizzate. È un ulteriore esempio di come i “mondi paralleli” di piante, insetti e uomini si incontrino, si sovrappongano e talvolta entrino in conflitto. Una lampadina accesa di notte in una strada urbana non è più soltanto un gesto umano: è un evento che ridisegna la vita silenziosa di altri esseri, alterando i loro ritmi e il loro spazio vitale.
L’idea centrale emersa dall’incontro è chiara: non viviamo in un unico mondo, ma in una molteplicità di universi percettivi. La nostra vista ci illude di possedere una conoscenza completa, ma in realtà ci muoviamo all’interno di una prospettiva parziale, frutto delle capacità e dei limiti dei nostri sensi. Questa consapevolezza, lungi dal relativismo superficiale, invita a un atteggiamento più umile verso la realtà: sapere di non sapere tutto, riconoscere che esistono dimensioni che ci sfuggono, accettare che la verità non sia un monolite ma un coro. È, in fondo, lo stesso insegnamento che attraversa secoli di filosofia: ciò che appare non esaurisce mai ciò che è.

La mostra sui pannelli giganti in Corso.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display