Fiume, città di confine, di incontro tra culture e popoli diversi, dove le appartenenze e le identità non hanno confini rigidi ma piuttosto fluidi e plasmati di volta in volta dai suoi abitanti, dove l’accoglienza è la parola d’ordine e il diverso sinonimo di arricchimento. Per la sua tradizione di apertura e ospitalità, Fiume è la cornice perfetta per discutere di migrazioni, un fenomeno che ha da sempre interessato la città, plasmandola, ma che ha anche un’importante dimensione globale, oggi tema più caldo che mai. Proprio ieri al Palazzo municipale si è tenuta la conferenza internazionale “Migrazioni, identità e confini”, alla quale hanno partecipato numerosi eminenti esperti del settore provenienti da vari Paesi. La conferenza è stata organizzata dall’Associazione Stato Libero di Fiume e dalla Fondazione Coppieters, con il sostegno della Società di Studi Fiumani di Roma, della Regione litoraneo-montana e della Comunità degli Italiani di Fiume. Il convegno è stata l’occasione per analizzare il fenomeno delle migrazioni in Europa da una prospettiva storica, geopolitica e contemporanea, riunendo storici, analisti politici e rappresentanti della società civile. L’evento ha inoltre offerto una piattaforma di dibattito multidisciplinare su uno dei più importanti temi rilevanti al giorno d’oggi a livello globale: le migrazioni, le loro cause e conseguenze e le relative sfide in termini di integrazione e coesione sociale.
Un posto d’eccellenza

La conferenza è stata aperta e moderata dall’autrice Laura Marchig. ”Questa conferenza è diventato un appuntamento rilevante a livello internazionale, ad oggi più importante che mai a causa dei flussi migratori che interessano sempre di più anche la Croazia – ha dichiarato Marchig -. Fiume è sempre stata una città di confine, un posto di incontri tra identità, talvolta anche in modo doloroso; è un posto dove le culture si mescolano, i confini cambiano e le identità sono complesse. Ospitare qua questa conferenza significa unire il passato con il futuro ed incoraggiare il dibattito sulle migrazioni, processo sociale, storico ed umano. Quando si affronta questa tematica, è importante tenere a mente il compito di rispettare la vita e l’autodeterminazione degli attori di questo fenomeno, ad oggi spesso violato in varie parti del mondo. Le questioni dell’identità e dei confini sono sempre più legate all’umanità e alla solidarietà. Fiume è un posto d’eccellenza per discutere di ciò”, ha concluso.
Incontro di lingue e culture

In apertura sono intervenuti anche Danko Švorinić dell’Associazione Stato Libero di Fiume; Antonia Luciani, presidente della Fondazione Coppieters; Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani; ed Enea Dessardo, presidente della Comunità degli Italiani di Fiume. “Fiume è una città che ha cambiato confini statali più volte, che è stata creata attraverso l’incontro di lingue e culture diverse. È importante parlare delle migrazioni, non soltanto tenendo di conto le questioni amministrative collegate al fenomeno ma anche in termini storici e umani”, ha affermato Švorinić. “La conferenza di oggi rappresenta un’occasione per avere una panoramica su una grande questione del nostro tempo, quella delle migrazioni, troppo spesso utilizzata per alimentari divisioni dai gruppi di estrema destra”, ha dichiarato Luciani, spiegando che “l’Europa non esisterebbe senza migrazioni; le persone si muovono da sempre in cerca di nuove opportunità e le migrazioni innescano inevitabilmente cambiamenti sociali”. “Le migrazioni spesso colpiscono i soggetti più vulnerabili, e perciò dobbiamo affrontare il tema attraverso le lenti dell’inclusione e della giustizia. Le migrazioni sono un motore di innovazione e di ricchezza culturale, una potenziale risorsa di prosperità, che rende la nostra società più dinamica”, ha aggiunto.
Nazione culturale

Stelli ha invece ricordato come la tradizione secolare della città di Fiume possa essere racchiusa nel concetto di nazione culturale. “Una concezione del genere ha consentito alla nostra città per secoli una convivenza plurilinguistica e pluriculturale, molto importante oggi nella nuova Europa delle differenze che dobbiamo costruire – ha affermato -. La nostra società dal 1990 ha promosso un progetto di ritorno culturale nella nostra città, di recupero della storia taciuta e spesso censurata che ha portato a notevoli risultati, tra cui a questo convengo”. Infine Dessardo ha ricordato che “come cittadini di Fiume siamo consapevoli che le nostre tradizioni, i nostri valori e la nostra identità sono frutto della nostra storia, fatta di migrazioni, di persone che nel Novecento hanno dovuto abbandonare la loro città per stabilirsi altrove”. “Fiume è la prova vivente che le migrazioni non sono soltanto spostamenti di persone ma di valori e identità e che, se gestite bene, possono avere un valore incommensurabile”, ha concluso il rappresentante della minoranza nazionale italiana nel Consiglio cittadino.
Dopo gli interventi di apertura sono quindi intervenuti i relatori. Il programma ha previsto tredici relazioni che hanno interessato diversi ambiti di ricerca: dalla storia e la demografia alla politica, dalla sociologia all’arte. Tra i relatori Damir Grubiša (Migrazioni nel XXI secolo: una sfida per l’Europa postcoloniale), Milan Rakovac (Emigranti, immigranti, migranti), Eszter Tamasko (Tra le righe: identità croato-racca nelle lettere degli emigrati in America da Dušnok), Tado Jurić (Due volti delle migrazioni in Croazia: rifugiati ucraini e nuovi flussi migratori), Siniša Tatalović (Indicatori demografici delle minoranze nazionali in Croazia: il caso della comunità serba), Marino Micich (Un popolo in esilio: le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati 1943-1949), Giovanni Stelli (La Società di Studi Fiumani dal 1923 alla rifondazione a Roma dopo l’esodo), Ljubinka Toševa Karpowicz (L’evoluzione del dossier palestinese nei rapporti di Minority Rights International dal 1998 a oggi), Ivan Jeličić (Appunti sull’emigrazione postbellica dalla Liburnia e da Fiume), Róbert Gönczi (Migrazioni strumentalizzate: il corridoio aereo Bengasi-Minsk e le minacce ibride all’Unione europea), Agnieszka Rudkowska (I fattori storici che influenzano gli atteggiamenti verso i migranti in Polonia), Ahmed Burić (Migranti: chi è dentro e chi è fuori dal filo spinato?), John Peter Kraljić (Esperienze migratorie negli Stati Uniti durante la guerra d’indipendenza croata 1991–1995).
Bisogno di libertà e sopravvivenza

Abbiamo chiesto a Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume di Roma, cosa può insegnare la vicenda degli esuli giuliano-dalmati al giorno d’oggi, in un periodo storico (ancora) caratterizzato dal fenomeno delle migrazioni forzate in varie parti del mondo. “Quello che possiamo apprendere è, innanzitutto, cercare di capire le motivazioni che spingono i migranti e i profughi, molti dei quali scappano da guerre e da regimi dittatoriali, a spostarsi; è necessario comprendere il loro bisogno di libertà e sopravvivenza – spiega Micich -. Noi esuli giuliano-dalmati abbiamo chiesto sempre questo in Italia a chi non comprendeva e non accettava il nostro arrivo. Successivamente, è importante cercare di rispettare le forme di associazionismo che si creano. Le associazioni sono il cuore dell’umanità: i profughi giuliano-dalmati possono insegnare che, grazie ai comitati e alle associazioni, che hanno iniziato a formare già negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, hanno potuto portare avanti dei progetti di ricostruzione civile, materiale ed etica”, afferma.
A fine giornata si è tenuta la performance poetica-letteraria-musicale “Confine”, con la partecipazione di Milan Rakovac, Ahmed Burić e Laura Marchig. La performance ha completato simbolicamente la tematica della conferenza attraverso una riflessione in forma artistica su confini, identità e destini umani.
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