Medici di base: «Tra cinque anni il caos»

A colloquio con il dott. connazionale Leonardo Bressan, presidente del Coordinamento dei medici di famiglia della Regione litoraneo-montana

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Medici di base: «Tra cinque anni il caos»
Il medico connazionale, dott. Leonardo Bressan. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

I problemi che hanno travolto i medici di famiglia in questi ultimi anni non accennano a diminuire, anzi vengono accentuati dalle modifiche proposte per la legge sull’assistenza sanitaria. Vanno ad aggiungersi all’ormai cronica carenza di medici di base in tutto il Paese e al fatto che una buona parte sta per raggiungere l’età del pensionamento e che, molto probabilmente, il mercato del lavoro non sarà in grado di assicurare le sostituzioni. Ne abbiamo parlato con il medico connazionale dott. Leonardo Bressan, presidente del Coordinamento dei medici di famiglia della Regione litoraneo-montana.

“Come coordinamento a livello nazionale abbiamo inviato una serie di emendamenti alle modifiche proposte, ma finora non abbiamo ricevuto una risposta. Ci sono state quattro riunioni del gruppo di lavoro, di cui facciamo parte, ma i nostri emendamenti vengono semplicemente sorvolati. Tanto che nei prossimi giorni decideremo se rimanere o meno a far parte del gruppo di lavoro che si sta rivelando una buffonata”, ha esordito.

Di che cosa si tratta?
“Innanzitutto della proposta assurda di mettere a disposizione i medici di famiglia per i turni al Pronto soccorso dopo l’orario di lavoro regolare. Voglio ricordare che i medici di famiglia nell’ambito del proprio orario di lavoro, ovvero in base al contratto stipulato con l’Istituto di assicurazione sanitaria, sono coinvolti nell’attività degli ambulatori Covid e pure nei turni specifici. Dunque, il lavoro nel Pronto soccorso dovrebbe essere su base volontaria. Il medico che intende farlo, pertanto, dovrebbe avere la possibilità di stipulare un contratto indipendente da quello di lavoro per i medici della Casa della salute, oppure del contratto con l’HZZO per i titolari degli ambulatori privati. L’assurdità di questa proposta sta nel fatto che, concretamente, un medico, dopo avere finito il suo turno in ambulatorio, dovrebbe prestare servizio al Pronto soccorso per turni di 12 ore, mettendo in pericolo la propria salute, ma soprattutto per la sicurezza dei pazienti. Il 30 p.c. dei medici in Croazia ha un’età superiore ai 60 anni, 170 hanno superato i 65, dunque possono lavorare ancora un paio d’anni. Nel Pronto soccorso l’età media dei medici è di 40 anni e non mi risulta che ci sia carenza di personale”.

Che cosa pensate di fare?
“Nel caso in cui i nostri emendamenti non venissero presi in considerazione, il primo giorno dell’entrata in vigore della legge con le modifiche, rescinderemo i contratti con l’Istituto di assicurazione sanitaria. Ci stiamo organizzando in Regione e l’80 per cento dei medici ha già firmato una decisione in questo senso. È una misura drastica, ma purtroppo credo che saremo costretti ad attuarla”.

Qual è la situazione con la carenza di medici di famiglia?
“La situazione è grave. Il problema è stato sollevato 8 anni fa, ma da allora nulla è cambiato. In Regione, nei prossimi 3-4 anni andrà in pensione il 34 per cento dei medici di famiglia e già adesso è chiaro che non ci saranno giovani forze per sostituirli. Ciò significa che il 40 p.c. della popolazione rimarrà senza assistenza sanitaria. A livello ministeriale non si sta facendo niente, a parte dei piani a breve scadenza (4-5 anni). I piani di questo tipo vanno preparati almeno con un decennio di anticipo. Uno studente che si iscrive oggi a medicina potrà lavorare in ambulatorio fra 10 anni. Attualmente in Regione ci sono 164 ambulatori e 158 medici. Ciò significa che diversi ambulatori sono rimasti senza il medico. In media un ambulatorio conta 1.740 pazienti. Tra 3-4 anni il Gorski kotar rimarrà senza ambulatori. Devo dire, però, che la Regione litoraneo-montana ha capito la gravità della situazione e che la collaborazione e il sostegno non mancano”.

Quale sarebbe la soluzione?
“Bisognerebbe permettere ai medici titolari degli ambulatori di potere trasmettere l’attività a un altro medico e di poterlo fare 4-5 anni prima del pensionamento. Quindi, si dovrebbe permettere al titolare dell’ambulatorio di assicurare al giovane collega la specializzazione, pagata ovviamente dall’HZZO. Terminata la specializzazione sarebbe in grado di rilevare senza alcun problema l’ambulatorio. Questo però non è permesso perché le specializzazioni devono venire effettuate soltanto tramite la Casa della salute. In questo momento non vedo la soluzione al problema. La Casa della salute finanzia l’80 p.c. delle specializzazioni. Comunque si tratta di medici che sono già impiegati. I medici che si specializzano a carico della Casa della salute hanno l’obbligo di prestare servizio negli ambulatori dell’istituzione per un periodo uguale a quello della specializzazione, ma non possono prendere in gestione un ambulatorio proprio”.

C’è interesse tra gli studenti per diventare medici di famiglia?
“Molto scarso. Per i giovani queste condizioni non sono attraenti. Lo sarebbero se ci fosse la possibilità di impiego negli ambulatori convenzionati o privati. Inoltre, lo stipendio è inferiore a quello del medico ospedaliero”.

Qual è la situazione per quanto riguarda la proposta di legge sulla sicurezza stradale che dovrebbe delegare ai medici di famiglia il compito di stabilire l’idoneità del paziente per il rilascio della patente?
“La proposta è stata ritirata per il momento. Si tratta comunque di una proposta assurda, a parte che soltanto lo 0,2 p.c. degli incidenti stradali vengono causati per motivi collegati alla salute”.

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