Marko Filipović: «Fiume vuole restare tollerante e aperta»

Il candidato sindaco Marko Filipović si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti al primo turno delle elezioni e si avvia serenamente verso il ballotaggio

Il sindaco di Fiume, Marko Filipović Foto: Roni Brmalj

La parola “cambiamento” è quella più usata, o abusata, in questa campagna elettorale, ma non soltanto a Fiume, bensì in tutto il Paese. Queste amministrative potrebbero rimescolare le carte in molte regioni, città e comuni, con il sopravvento di nuove forze politiche non convenzionali che escono dagli schemi tradizionali degli equilibri da tempo consolidati. Ci sono nuove piattaforme come Možemo, a un passo da assumere la guida della capitale e innumerevoli liste indipendenti che hanno creato scompiglio sulla scena politica.

 

Esattamente sei anni fa avevamo incontrato Marko Filipović, erede designato di Vojko Obersnel, in carica da oltre vent’anni, candidato sindaco dell’SDP. Dopo un mandato da consigliere nell’Assemblea regionale e due come vicesindaco, ha accettato la sfida. Dallo scorso dicembre a oggi sono cambiate tante cose e prima tra tutte l’antagonista. Storicamente, l’avversario dell’SDP è stato soltanto uno, l’HDZ che, però, non ha mai impensierito seriamente le strutture al potere. Il sindaco uscente Vojko Obersnel, pur costretto al ballottaggio, ne è sempre uscito vincitore. Dall’intervista con Filipović fatta a metà dicembre a oggi cos’è cambiato? L’HDZ né prima né alla vigilia del primo turno elettorale non sembrava dare troppi pensieri a Filipović. Sulle schede elettorali che i fiumani si sono ritrovati ai seggi elettorali c’era una lista e un nome nuovo, quello di Davor Štimac. Non siamo qui per parlare di lui, anche perché è riuscito a dire parecchio di sé in questi 5 mesi scarsi, raggiungendo il turno di ballottaggio. Sei mesi fa avevamo chiesto a Filipović se si preoccupasse di più per la crescita delle forze di destra o della concorrenza nello stesso contesto, diciamo ideologico, dell’SDP.

Soddisfazione per l’esito nel primo turno

“Personalmente, posso dire di essere soddisfatto del mio risultato nel primo turno, assieme a i miei sostituti Sandra Krpan e Goran Palčevski e per il numero di rappresentanti nel Consiglio cittadino, con i partner di coalizione. Parliamo di una grande fiducia da parte dei cittadini di Fiume che ci hanno dato il loro voto, circa ogni terzo”.

Ci riferiamo a ogni terzo di quelli usciti alle urne?

“Sì, è vero, ma siamo felici per il fatto che la socialdemocrazia continui ad abitare a Fiume e che continuerà ad abitarvi. Le nostre politiche attuate finora e quelle che stiamo definito per li futuro, sono state riconosciute. Il nostro programma è composto da tre segmenti. Per prima cosa l’intento è di rilanciare l’economia, migliorare le vie di comunicazione e apportare dei miglioramenti della vita nella comunità a partire dall’istruzione, cultura e sanità, sempre nell’ambito delle prerogative che vengono attribuite alle amministrazioni locali. Nella nostra lista sono stati inseriti 16 candidati e 15 candidate che nel corso della campagna hanno svolto un ottimo lavoro. Ringrazierei anche i volontari”.

Campagna senza colpi bassi?

La comunicazione, quando ci riferiamo alla politica, non è sempre all’insegna della buona educazione e del buon gusto. Dagli stessi vertici dello Stato non arrivano dei buoni esempi. Abbiamo seguito i dibattiti televisivi, i confronti tra i candidati nelle principali città, concludendo che i candidati sindaci per Fiume, nessuno escluso, non sono mai andati “oltre”. Non è stato necessario sistemare i bambini a letto per metterli al riparo da espressioni e comportamenti… sconvenienti.

“Ho seguito anch’io i confronti televisivi dei sindaci per le altre città e posso constatare con soddisfazione che il titolo di Capitale europea della Cultura non ci è stato assegnato per caso. Non ci sono stati colpi sotto la cintola e spero si possa continuare così fino alla fine della campagna. In tale contesto vorrei ribadire a tutti gli avversari i complimenti per il sostegno ottenuto da parte dei cittadini, dai candidati sindaci ai membri del futuro Consiglio cittadino. Spero che potremo lavorare tutti insieme per il bene della città”.

Maggioranza per governare

Ieri è stata formalizzato l’accordo di collaborazione con il PGS e con uno dei suoi fondatori e leader storici, il candidato sindaco Nikola Ivaniš che non ha ottenuto il sostegno necessario per accedere al secondo turno. Dopo alcuni giorni di trattative si è giunti a un accordo prevedibile e al sostegno formale di Ivaniš, piuttosto scontato. Comunque, ci vorrà il voto di qualche altro consigliere eletto per poter disporre di una maggioranza con cui governare serenamente.

Come ci si arriverà?

“All’indomani del primo turno avevo risposto a questa domanda. Sono consapevole del fatto che chiunque dovesse diventare sindaco dovrà avere sostegno da parte del Consiglio cittadino per realizzare progetti e per approvare il Bilancio. Avevo detto chiaramente che tutte le forze politiche da quelle di centro a quelle di sinistra sono dei potenziali partner. Ovviamente, qui c’è il PGS con cui abbiamo collaborato negli ultimi quattro anni, ma sono convinto che si possa trovare un accordo con la piattaforma Možemo. Anche a Zagabria, oltretutto, è stato annunciato che l’SDP potrebbe collaborare con questa formazione politica per assicurare una maggioranza. Se parliamo di visione del mondo, siamo piuttosto vicini e nei loro programmi posso notare molte cose che noi proponiamo nei nostri. Anche l’Azione dei giovani, inoltre, ha fatto capire in che direzione stia andando. Con loro ci sarebbe la maggioranza, ma non dipende soltanto da noi. Credo che, alla fine, ci sarà una maggioranza stabile”.

Visione del mondo…

Alle elezioni amministrative e non soltanto alle ultime in ordine di tempo, l’affluenza è modesta anche se molti problemi della nostra vita quotidiana dipendono molto più dalle decisioni del sindaco che da quelle del premier o, meno ancora, del presidente della Repubblica. Trasporti pubblici, traffico cittadino, nettezza urbana, asili, scuole e tanti altri segmenti della vita quotidiana sono regolati, bene o male, dalle amministrazioni locali. In questa campagna, a Fiume, tutti, da sinistra a destra, hanno sottolineato il problema dello spopolamento, della mancanza di posti negli asili, della necessità di assicurare più strutture per gli anziani. Alla fine, però, si è arrivati a discutere di ideologie, o più precisamente, di concezione del mondo.

È proprio necessario?

“Ci occupiamo di politica. La concezione stessa del mondo, in politica, è una questione importante. Credo che sia importante che l’elettore sappia in che modo il futuro sindaco stia ragionando su certi temi. Io l’ho detto in modo molto chiaro – risponde Filipović –, a differenza di altri candidati, in particolare quello che ha raggiunto il secondo turno. Noi sosteniamo i valori socialdemocratici. È legittimo sostenere tutti gli altri valori. Uno può essere conservatore, libertariano o liberale. Per questo motivo noi andiamo alle elezioni. Fiume è stata ed è tutt’ora sopra la media nazionale per quanto riguarda i programmi sociali, sanità ed educazione civica nelle scuole. Sono questi i valori con i quali vogliamo che Fiume rimanga una città aperta e tollerante. Vorremmo che possa essere così in tutta la Croazia e che non si arrivi a dover condividere la visione del mondo e dei valori con Paesi come la Polonia o l’Ungheria. Preferiremmo essere più vicini ai valori dominanti in Svezia, Danimarca oppure Olanda. Noi non abbiamo dubbi se aggregarci alla ‘Marcia per la libertà’ o alla ‘Marcia per la vita’. Abbiamo sempre seguito quella per la libertà e continueremo a farlo”.

Chi è l’avversario?

Sei mesi fa, prima che entrasse in scena l’ex direttore del Centro clinico-ospedaliero Davor Štimac, eravamo convinti che il principale concorrente di Filipović sarebbe strato il candidato dell’HDZ. Questo partito, tra l’altro, non aveva nemmeno indicato il nome di chi lo avrebbe rappresentato nella corsa per succedere a Obersnel. L’HDZ ha indugiato e ha presentato, forse tardivamente, il nome di Josip Ostrogović. Questi ha insidiato, ma soltanto nei sondaggi, la seconda posizione di Štimac. Nel ballottaggio sarebbe più semplice confrontarsi con uno dell’HDZ, partito che a Fiume è sempre stato molto distante da ogni ipotesi di salire al potere?

“Tutt’ora – ribatte Filipović –, Štimac non ci ha detto nulla sulle questioni a cui ho accennato, quelle sulla concezione del mondo e dei valori. Per quanto ho capito, inoltre, anche Gari Cappelli ha detto di appoggiare Štimac che potrebbe essere il cavallo di Troia dell’HDZ per conquistare il potere a FIume”.

Minoranze, c’è chi parla e chi…

A prescindere da chi sarà sindaco e da chi avrà la maggioranza, nel Consiglio cittadino saranno rappresentate le minoranze, senza dovere ricorrere alle elezioni aggiuntive per il seggio garantito. “Tutti i candidati hanno parlato di una Fiume tollerante, aperta, impegnata a tutelare i diritti delle minoranze. Quando vai ad analizzare i risultati delle elezioni scopri che soltanto nella nostra lista ci sono appartenenti alla comunità serba, montenegrina e italiana. La cosa più importante è che attraverso la lista sono stati eletti il rappresentante della comunità serba e una rappresentante di quella italiana, Nadja Poropat. Anche Davor Štimac ne ha inserito nella sua lista, ma non nelle prime posizioni, per cui non sono stati eletti”.

Ivaniš finto avversario?

La campagna, per quanto riguarda gli aspiranti sindaci, è stata pacata, senza offese e parole pesanti. Filipović ha mantenuto sempre la calma, educato e meno sarcastico di Ivaniš che ha sottolineato più di chiunque altro quelli che sarebbero potuti essere o che saranno i punti deboli di Štimac, candidato che si è rivelato come il più “pericoloso”. Questa è la nostra percezione che crediamo almeno in parte condivisa da chi ha seguito i confronti televisivi.

“Il PGS nella sua lunga storia ha seguito vari percorsi, partecipando da solo o in coalizione con noi. Credo che sia legittima l’ambizione di Nikola Ivaniš di candidarsi peri l posto di sindaco. Credo che in campagna elettorale abbia giocato la sua parte da leone, nonostante i suoi sessant’anni. È stato molto determinato e, a mio parere, molto corretto. Gli elettori hanno detto ciò che hanno detto e ci avviamo serenamente al secondo turno”.

Città-Regione, vasi comunicanti

Che i rapporti personali tra il sindaco uscente Obersnel e il presidente della Regione Komadina non siano stati dei migliori negli ultimi anni appare chiaro a tutti. Anche Komadina va al ballottaggio e anche nell’Assemblea regionale ci sarà del lavoro da fare per mettere insieme la maggioranza. Il gioco delle alleanze riguarderà sia il Consiglio cittadino che l’Assemblea regionale. Filipović e Komadina, nei giorni che hanno preceduto il primo turno elettorale hanno cominciato a presentarsi insieme, dal vivo e sui manifesti.

“Sì, le due cose sono collegate tra loro. Zlatko Komadina ha una grande esperienza alle spalle sulla scena politica e sono convinto che anche nei prossimi quattro anni, dopo aver battuto un’altra volta un candidato dell’HDZ, saprà continuare a guidare la Regione. Per quanto riguarda il rapporto con la nostra Città, egli ha inserito nel programma una serie di progetti da realizzare insieme, dalla palestra della scuola di medicina al completamento dei lavori nel complesso dell’ex Benčić in funzione della cultura, fino al Campus universitario e ad altri progetti. La Regione. Riavvicinamento? Komadina ha condotto la sua campagna visitando tutte le Città e Comuni della Regione e non ha potuto essere fisicamente accanto a me. Una volta a Fiume, ci siamo presentati insieme, tutto qui”.

La collaborazione futura tra Città e Regione comprenderà in misura maggiore anche i centri limitrofi, le altre amministrazioni locali inserite nel progetto dell’agglomerato fiumano, opere infrastrutturali finanziate in buona parte dai fondi dell’Unione europea. Se ne occuperanno i vincitori al ballottaggio, a Fiume e nella Regione.

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