Ogni 25 novembre il calendario ci ricorda, con ostinazione quasi pedagogica, che la violenza sulle donne non è un capitolo chiuso della storia, ma una sua pagina ancora sgualcita. La Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita in ricordo delle sorelle Mirabal – tre donne che nel 1960 pagarono con la vita la propria ribellione a Rafael Trujillo – dovrebbe bastare, da sola, a ricordarci che il coraggio femminile non nasce oggi e che la brutalità, purtroppo, non è mai andata… in pensione. Eppure continuiamo a parlarne, segno evidente che il problema non accenna a ritirarsi. A Fiume, il Centro informativo per la prevenzione della criminalità della Questura litoraneo-montana, ha ospitato ieri un laboratorio organizzato congiuntamente dalla Questura, appunto, dal Centro “Tić”, dal Centro per la famiglia – Servizio regionale litoraneo–montano e dal Primo ginnasio croato di Fiume, attraverso una workshop intitolato “Relazioni giovanili: amore con carattere”. Un nome rassicurante, quasi scolastico. Ma i contenuti, come spesso accade, raccontano una storia meno bella.
Nana Gulić, collaboratrice esperta per i programmi di prevenzione presso il Centro “Tić” di Fiume, incalzata da una nostra domanda, ha spiegato che, quando si parla di violenza, il pensiero corre subito a quella fisica, ma non è affatto l’unica forma. La violenza può assumere sfaccettature molto diverse, e – come ha aggiunto Gulić – è sempre più frequente quella online. “L’ambiente digitale – ha aggiunto –, dà alle relazioni giovanili una nuova dimensione, spesso difficile da cogliere per i genitori. Loro sanno bene che cosa fosse considerato violenza quando erano ragazzi, ma oggi conoscono molto meno la violenza online e i problemi che comporta questo settore”.
Le ricerche dimostrano che un alunno su tre delle ottave classi delle elementari invia proprie foto intime per ricatto o pressione. “Sono temi di cui i giovani parlano pochissimo – ha proseguito –, ma che vivono con grande difficoltà. La comunicazione con la famiglia o con professionisti del campo è sempre di grande aiuto, ma spesso viene ostacolata dalla vergogna o dall’imbarazzo. E non solo per i ragazzi, ma anche per i loro genitori”.
Amore con carattere
Il workshop, al quale ha partecipato una delle seconde classi del Primo ginnasio croato di Fiume, si intitolava “Amore con carattere” e mirava a descrivere i comportamenti efficaci nelle relazioni sane rispetto a quelli che non lo sono. Gli allievi, divisi in gruppi, hanno partecipato molto attivamente al laboratorio, mentre Nana Gulić, l’agente di polizia Ingrid Mavrić e Klaudia Segnan Bilović, psicologa del Centro per la famiglia, hanno moderato l’incontro dedicato ai comportamenti negativi nelle relazioni, sia in presenza sia online. “Oggi saranno loro, con un nostro monitoraggio, a discuterne. Spesso i giovani non riconoscono una situazione di violenza finché non è troppo tardi. Mandano foto intime al partner di allora, e poi, in seguito a una rottura o per vendetta o per altri motivi inaccettabili, quelle foto vengono inoltrate ad altre persone. È un reato, ma i giovani non lo sanno. Ecco perché il nostro incontro con le autorità è così importante: i ragazzi possono ricevere un inquadramento giuridico su come la legge tuteli i loro diritti. Non sapendo che si tratta di un reato, scelgono il silenzio e tendono a chiudersi in sé stessi”.
Gulić ha confermato che, secondo i dati, un giovane su tre subisce violenza, e uno su quattro ammette di avervi partecipato. “Non è per niente prematuro parlarne già con i giovanissimi – ha aggiunto –, perché è un processo quasi automatico: crescendo, il bullismo tende a trasformarsi in violenza sessuale. In settima e ottava classe il problema è già di natura sessuale. La violenza online, tra i più giovani, si manifesta soprattutto con derisione, esclusione dai gruppi e comportamenti affini”. “Nonostante tutto – ha proseguito Gulić –, e questo è incoraggiante, le nuove generazioni non sono peggiori delle precedenti. È solo che oggi prestiamo più attenzione al fenomeno, si fanno più ricerche, e i genitori sono più coinvolti di un tempo. Internet, inoltre, mette tutto sotto la lente d’ingrandimento”. Ciò che consola è che molti ragazzi partecipano ai programmi di prevenzione e parlano apertamente di questi problemi. “Etichettarli come peggiori o meno sensibili non è appropriato”, ha concluso.
Dati statistici
Presente all’evento di ieri anche Ingrid Mavrić che, come l’anno scorso, in questa stessa ricorrenza ci aveva accolti fornendoci alcuni dati statistici. Le statistiche mostrano un calo sia dei reati sia delle infrazioni collegati alla violenza sulle donne e alla violenza domestica. Confrontando i primi dieci mesi del 2024 con i primi dieci mesi del 2025, si registra una diminuzione del 9,2% dei reati di violenza domestica previsti dal Codice penale, e del 13,2% delle infrazioni previste dalla legge per la protezione contro la violenza domestica. “L’anno scorso – ha ricordato – si parlava di una diminuzione complessiva, ma poiché era cambiata la legge, diversi comportamenti venivano riclassificati come reati, perciò calavano le infrazioni, ma aumentavano i reati. Quest’anno, invece, sono calati entrambi. Solo se questa tendenza si confermerà anche nei prossimi anni, potremo dire che la situazione sta davvero migliorando”. “Forse, però, il quadro non è completamente realistico, perché resta ampia la cosiddetta cifra oscura, cioè il numero delle donne vittime di violenza che non denunciano, per i motivi più vari”. Alla nostra domanda sulla violenza contro gli uomini, Mavrić ha risposto che qui la cifra oscura è probabilmente ancora più alta: “Sinceramente, quale uomo denuncerebbe? Nel contesto culturale in cui viviamo, sappiamo bene come verrebbe etichettato e come l’opinione pubblica lo guarderebbe”. Ma non è escluso, ha aggiunto, che nei prossimi anni si parlerà anche di questa sfumatura. “La violenza è violenza, in tutte le sue forme. Non conosce giustificazioni né motivazioni, e purtroppo nemmeno sesso”.
Secondo le statistiche, circa l’80% delle vittime denunciate sono donne, contro il 20% di uomini (si parla di casi denunciati). La funzionaria di polizia, sempre disponibile alle nostre domande, ha spiegato che l’incontro con gli studenti del Ginnasio è fondamentale perché “i giovani devono imparare: la miglior prevenzione è lavorare con i ragazzi. È importante che imparino a gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza, e che conoscano anche l’aspetto legale della loro tutela”. Una ventina di alunni, senza alcuna preparazione precedente, hanno ricevuto compiti da risolvere.
La voce degli studenti
Leni Matić ci ha detto che sa che la violenza esiste soprattutto sotto forma di bullismo, e che nel suo ambiente riconosce spesso alcune forme di prevaricazione, ma che lui e i suoi amici cercano sempre di calmare gli animi e aiutare le persone in difficoltà. Non ha riscontrato violenza nelle relazioni. Mihael Mrkušić ha riconosciuto forme di cyberbullismo e prese in giro di alcuni studenti di altre nazionalità. Anche lui non ha vissuto violenza nelle relazioni e, quando sente parlare di violenza, pensa prima di tutto a quella fisica. Nora Gušćić ha detto di essere grata di non aver mai subito violenza, ma sa che esiste, “anche se non troppo spesso”. Per lei, è violenza anche parlare alle spalle. A proposito della violenza sulle donne, ha ricordato un episodio recente avvenuto in Corso: un ragazzo ha aggredito la sua ragazza, una studentessa delle superiori, e soltanto una donna è intervenuta in suo aiuto, mentre la stessa vittima ha reagito in modo molto lieve. L’alunna Jelena Polovina ci ha riferito che a scuola si parla molto di violenza e che lei la immagina come una forma di controllo che limita la libertà di movimento. Non è mai stata vittima di violenza, ci ha detto. Agli studenti, durante il workshop, è stato consegnato un foglio di carta con diverse situazioni e spiegazioni, che hanno poi discusso in gruppo.
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