Era tutt’altro che perfetta, ma per molti giovani di Fiume rappresentava il primo vero contatto con la libertà. Un “postaccio”, forse. Ma era il loro postaccio. Si chiamava Točka. E tutti la ricordano con questo nome. Non era un tempio del glamour, né un locale esclusivo. Era un club del fine settimana, ma sarebbe difficile definirlo una vera e propria discoteca.
Situata in via Zvonimir, nel rione di Mlaka, a un centinaio di metri dal distributore di benzina della zona, era in realtà qualcosa di più semplice o, forse, di più grezzo: una sorta di magazzino, uno spazio adattato a diventare un club. Con le sue pareti spoglie, l’odore persistente di umidità, birre versate e fumo di sigarette, sembrava quasi sfidare i canoni del divertimento patinato. Era l’odore della Točka, e in fondo, l’odore di una stagione della vita.
Ma per chi ci andava, non c’era posto migliore. Oppure sì, forse c’era, e la si amava e detestava allo stesso tempo, ma ci si andava comunque spesso, se non sempre. La si odiava perché raramente ti regalava qualcosa di inaspettato. Era come se il copione si ripetesse di settimana in settimana, e così per anni: l’emblema di una vita molto più calma e di un tempo che scorreva più lentamente.
Era un punto di ritrovo, il rifugio del weekend, un posto dove divertirsi, sentirsi vivi e soprattutto, sentirsi giovani. Il cuore pulsante della Točka batteva durante tutta la notte, quando sulla sua iconic a scalinata si radunavano decine di ragazzi, per una pausa o una chiacchierata, invece di stare dentro a ballare.
Molti si fermavano appunto lungo la ringhiera dell’appena menzionata scalinata che ti portava giù, fino all’ingresso, e chissà quanti si saranno chiesti se mai fosse accaduto che qualcuno, dopo aver bevuto troppo, fosse finito di schiena giù sulla strada sottostante, dove, tra l’altro, anche di notte sfrecciavano le macchine.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
Chiuso d’estate
Spesso la serata iniziava già nel vicino parco di Mlaka, specialmente nei mesi primaverili o all’inizio dell’autunno, quando l’aria era più tiepida: lì si condivideva il classico “bottiglione” tra chiacchiere, risate e qualche suono di chitarra. Un momento di attesa e socialità che, per certi versi, era parte stessa della serata.
Durante l’estate, la Točka chiudeva, e l’energia dei suoi frequentatori si spostava sulle spiagge di Fiume e Abbazia, oppure in zone completamente fuori città, dove si cercava spesso di replicare all’aperto quell’atmosfera di condivisione. Era, per i ragazzi di quella generazione – tra cui anche il sottoscritto – il periodo delle grandi compagnie.
A settembre, con l’inizio dell’anno scolastico, la Točka riapriva i battenti, e tutti tornavano, desiderosi di rivedere i soliti volti noti, magari familiari solo di vista, di riascoltare quella musica che donava un senso di casa, di riprendere la routine dettata dagli impegni scolastici…
La Točka, secondo le fonti ufficiali, poteva ospitare fino a 1.300 persone, un numero che però raramente veniva raggiunto.
Nonostante l’aspetto spartano, era un luogo cardine della scena musicale giovanile. Nei suoi spazi si tenevano anche concerti dal vivo, e molte band emergenti vi fecero le loro prime esibizioni davanti a un pubblico vero. Sul suo palco sono passati nomi come Let 3, Urban & 4, Neno Belan, solo per citarne alcuni.
Per molti giovani, la Točka è stata la prima vera scuola di musica dal vivo, ma anche di vita notturna.
Pagare le classiche 20 kune (che oggi equivalgono a circa 2,5 euro) con una consumazione inclusa sembrava allora la normalità, oggi è un ricordo tenero e un po’ amaro. È lì che alcuni di noi hanno bevuto la loro prima birra. Ma il tempo, si sa, non si ferma.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
Da riapertura a riapertura
Negli anni Duemila, il club ha cercato di rinnovarsi passando in gestione a vari proprietari, ognuno con le proprie idee e visioni. Nella metà del primo decennio degli anni 2000 si andava così di riapertura in riapertura, ma forse l’energia degli anni d’oro si era già affievolita.
La metamorfosi definitiva avvenne con un cambio di gestione che fece finire il leggendario nome Točka nel dimenticatoio. Gli spazi vennero ribattezzati prima Alter Ego, poi Mangos, per finire, come dice anche la scritta superstite di quel tempo, sotto la denominazione Penthouse.
Il locale fu completamente ristrutturato: pavimenti in legno, colonne zebrate, illuminazione calda, ventilazione migliorata. La musica cambiò direzione: dal rock si passò al folk commerciale e musica leggera, con ospiti come Dara Bubamara, Severina e Dino Merlin. Le notti selvagge di un tempo lasciarono il posto a eventi più “fancy”, con un pubblico elegante e automobili di lusso parcheggiate nei dintorni.
La città, come sempre, assorbì il cambiamento. Alcuni accolsero la novità, altri la rifiutarono. Molti si spostarono verso altri club come Palach, Stereo (oggi Pogon kulture), Arca, Booka, che offrivano esperienze diverse, ma non meno autentiche. In ogni caso, la Točka come la si conosceva, non esisteva più. Eppure, il suo ricordo rimane vivido. Perché, nonostante le mille mancanze, era il posto dove tutto sembrava possibile e così dannatamente semplice. Un luogo imperfetto per un’età perfetta. E, purtroppo, irripetibile. Ed è proprio per questo che rimane indimenticabile.
Oggi, questi spazi, che un tempo erano tra i principali punti di ritrovo dei giovani di Fiume, versano in uno stato di totale degrado. Per di più in una zona che non dovrebbe affatto essere trascurata: parliamo infatti di un punto strategico, diremmo centrale, del capoluogo quarnerino.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
Un bene da riqualificare
Affacciata su via Zvonimir, e non una strada qualsiasi, l’arteria principale che dal versante ovest porta verso il centro città, il sito si presenta come una distesa di macerie e rifiuti, sempre più vicina a diventare un problema igienico e ambientale. Fino a qualche tempo fa, fungeva anche da rifugio abituale di qualche senzatetto, fino a quando il suo uscio è stato coperto di mattoni, e pertanto, chiuso. Anche se ufficialmente in stato di abbandono, camminando tra i resti e le rovine si intuisce chiaramente che quegli spazi sono stati utilizzati da qualcuno. E non è difficile immaginare né da quali persone, nè in che condizioni siano stati lasciati.
Abbiamo contattato innanzitutto la municipalità, dalla quale ci è stato detto che gli spazi dell’ex Točka non sono di proprietà della Città. Siamo quindi andati a consultare il registro catastale, facilmente accessibile online, e abbiamo visto che la Città è effettivamente proprietaria di tre particelle catastali, che, a giudicare dalle immagini satellitari, dovrebbero trovarsi proprio dietro all’ex club. La Točka, o meglio ciò che ne rimane, risulterebbe invece parte di una particella molto più grande (ben 78.666 m²) che si estende dalla zona dello stadio di Cantrida verso ovest fino all’altezza della fine del Parco di Mlaka a est, seguendo la strada fino a un’area indicata come “Javno Dobro – Putevi i Vode (Bene Pubblico – Strade e Acque)”.
Sotto la voce “Comune catastale” compare la denominazione Zamet, il che non risulta del tutto chiaro, ma sembra trattarsi dei residui delle vecchie registrazioni catastali risalenti all’epoca jugoslava: su molte particelle appare ancora il vecchio nome della via, Boris Kidrič, al posto dell’attuale via Zvonimir. Indagheremo…
Ma una cosa è certa: quegli spazi risultano formalmente parte del bene pubblico. E proprio per questo, ha ancora più senso che vengano riqualificati, risanati e restituiti alla cittadinanza come zone meno pericolose e brutte da vedere di quelle che ci ritroviamo adesso.
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