Leo Nenadich: la CI siamo tutti noi!

«L'importante è uscire dai vecchi schemi della passività e dare nuova linfa vitale a questa nostra bellissima e unica comunità nazionale»

Leo Nenadich / Foto: Željko Jerneić

Che cosa vuol dire essere italiano a Fiume nel nuovo Millennio e qual è il nostro atteggiamento nei confronti di questa fiumanità? La viviamo come una ricchezza da preservare e trasmettere alle nuove generazioni in quanto parte della nostra identità, oppure è una semplice caratteristica alla quale non prestare particolare attenzione?
I tempi cambiano e anche noi dobbiamo cambiare se vogliamo mantenerci vitali e attivi, ma per poter cambiare è essenziale dare spazio e voce a quelli che arriveranno dopo di noi. Sì, avete letto bene: dobbiamo fare uno o due passi indietro e dare carta bianca ai giovani, per permettere loro di esprimersi e di remare verso lidi nuovi che fanno al caso loro.
Leo Nenadich, a 22 anni sta cercando di arricchire con la sua energia e le sue idee il programma della Comunità degli Italiani di Fiume, soprattutto per quanto riguarda le attività indirizzate ai giovani. Ci ha spiegato come attirare i giovani in Comunità e cosa fare, secondo lui, per salvare il dialetto fiumano.

A quando risale il primo contatto con la CI di Fiume?

“Mio papà, Maurizio Nenadich, era attivo in Comunità e per molti anni ha giocato nella squadra di calcio. È sempre stato appassionato di sport e mi ha portato in Comunità sin da quando ero bambino per assistere agli eventi sportivi. Anche mia mamma è fiumana, Vanda Lučić Nenadich, e in casa si è sempre parlato il dialetto. I balli mascherati per bambini sono stati uno dei miei primi ricordi e una delle prime occasioni di partecipazione attiva a un evento in CI. A partire dai sette anni ho iniziato a frequentare il coro dei Minicantanti, all’epoca diretto solo dal Maestro Sanjin Sanković, e l’ho fatto per molti anni, fino alla fine della scuola elementare. Sono attivo in Comunità da circa cinque anni, ovvero da quando ho iniziato a recitare con il gruppo ‘Cucal in camiseta’, la filodrammatica della CI e cerco di trasmettere anche agli altri quest’atteggiamento positivo verso la nostra Comunità e gli eventi e le serate che vi si svolgono.

Perché il “Cucal in camiseta” è stato un momento di svolta?

“Il ‘Cucal’ è stata un’occasione per avvicinarmi ulteriormente al mondo della CNI. Praticamente sono uno dei primi membri; l’hanno fondato Roberta Grdaković e Martina Sanković Ivančić, insieme a Dorian Mataija, Martina Baričević, tutti di Fiume e Ivan Pavlov di Umago. Siamo il primo gruppo ad aver avviato l’iniziativa nel 2014, ma successivamente anche altre persone hanno chiesto di aderire. A differenza della Filodrammatica giovani guidata dalla professoressa Gianna Mazzieri Sanković (composta da ragazzi della SMSI), il ‘Cucal’ è composto da studenti universitari, neolaureati o comunque ragazzi che recitano per passione e nel tempo libero. Ormai da qualche anno Matilda Vassalli, in quarta liceo, e recentemente Patrik Poljak, che sono entrambi molto attivi e bravi, hanno scoperto la passione per il teatro e si sono inseriti nel gruppo. Martina Sanković Ivančić non fa più parte della filodrammatica, ma in compenso Elisa Bellesi, che ha finito il Liceo l’anno scorso e ora studia a Trieste, ne è diventata membro. A livello programmatico la differenza tra la Filodrammatica giovani e il ‘Cucal’ è che noi abbiamo una politica che potrei definire di autogestione, nel senso che nessuno dirige il gruppo o agisce a livello decisionale. Lo facciamo tutti di comune accordo, sia nel processo di creazione dello spettacolo che di preparazione di altro tipo. I testi li scrive Ivan Pavlov, tutti danno le idee, Roberta si occupa dei costumi, Dorian della scenografica e poi insieme facciamo un po’ tutto. Recitiamo tutti.
Io mi occupo dell’organizzazione degli spettacoli, che sono circa 2 o 3 all’anno a Fiume, mentre il resto viene presentato in altre località. Ci tengo a precisare che i nostri testi sono tutti originali e non mettiamo mai in scena cose scritte da altri.
Abbiamo una nostra pagina Facebook, gestita da tutti, anche se ultimamente è diventata un compito prevalentemente mio. Si chiama ‘El cucal in camiseta’ ed è aperta a tutti gli interessati. Pubblichiamo notizie e foto sia su Facebook che Twitter e Instagram e cerchiamo di avvicinarci ai giovani in questo modo. Vogliamo fare cose che potrebbero attirare i giovani, sia in Comunità che nel nostro gruppo o a teatro. La stessa cosa è successa con Patrik Poljak che si è cimentato nel campo della recita teatrale per la prima volta con noi e gli è talmente piaciuto che vi è rimasto.
Noi pensiamo che sia importante mettere in scena contenuti che potrebbero essere interessanti per un pubblico più giovane, anche perché ciò che piace ai giovani viene apprezzato pure dagli spettatori più attempati, che bene o male si riconoscono. Abbiamo un pubblico fedele che ci segue e si diverte ai nostri spettacoli, ma cerchiamo comunque di presentare sempre materiale inedito per non ricadere nella routine del già visto.
Organizziamo spesso serate insieme alla Filodrammatica giovani perché per noi è importante questa collaborazione, ma anche con le filodrammatiche delle altre CI, come ad esempio il circolo ‘Zavata’ di Torre, con cui siamo in ottimi rapporti. Recentemente abbiamo partecipato a Torre alla Rassegna delle filodrammatiche, ma a causa di vari impegni soltanto Dorian ci ha rappresentato a Buie al Festival dell’Istroveneto”.

In che lingua si recita al “Cucal”?

“Il ‘Cucal’ è nato anche per fare capire ai giovani l’importanza del dialetto. Insistiamo su questo. I nostri testi li scriviamo sempre e solo in dialetto. Cerchiamo di andare incontro a Matilda ed Elisa che non sanno il dialetto perché sono italiane e le loro parti vengono tradotte in italiano standard, ma i testi originali sono sempre dialettali, come anche gli spettacoli. Devo dire, però, che Matilda, che è di Napoli, sta iniziando ad afferrare qualche parola di dialetto e ciò mi fa molto piacere. Il nostro fiumano deve essere una lingua viva e parlata perché secondo me nel momento in cui verrà abbandonato a favore dell’italiano o del croato, la nostra comunità si spegnerà definitivamente”.

Per quanto riguarda il Carnevale?

“Sì, anche qui si punta sui giovani. Sono nel gruppo dei carnevalisti da 3 o 4 anni. Organizziamo serate e balli mascherati in Comunità. Penso sia un’attività importante per tutti quelli che amano le maschere e credo che si debbano valorizzare soprattutto le serate dedicate ai bambini, perché un grande numero di persone incontra il mondo della CNI proprio in questo modo. Tantissimi cittadini, anche di nazionalità croata, apprezzano le serate mascherate in Circolo ed è una tradizione interessante e riconosciuta. Dobbiamo far venire i bimbi in Comunità anche perché, lo dice la parola stessa, comunità è l’unione di tutti noi, dal più piccolo al più grande”.

Cosa ne pensi della nuova dirigenza?

“Melita Sciucca ha puntato tanto sui giovani e ci ha dato lo spazio e le risorse necessari a sviluppare le nostre idee e i nostri progetti. Stiamo facendo del nostro meglio per avere visibilità sulle reti sociali, inviamo ai nostri membri settimanalmente una mail con il programma degli eventi in CI. Tutti gli interessati possono scriverci all’indirizzo [email protected]
La comunicazione è cambiata, soprattutto tra i giovani e anche noi dobbiamo adeguarci perché ormai i manifesti all’entrata di Palazzo Modello non bastano più. Dobbiamo rivolgerci a tutti, indipendentemente dall’età o dalla residenza, perché tanti fiumani ci seguono con piacere anche dall’Italia o da Paesi più lontani, persino dall’Australia. Ci seguono anche italiani che non sono originari di queste terre, ma ci hanno messo il ‘like’ per sostenerci e seguirci. In questo senso si sono fatti e si stanno facendo dei passi da gigante e i risultati si notano, la gente vede, commenta e si tiene informata”.

Meno di un mese fa alla CI si è tenuto l’incontro a tema “May the 4th”. Di che cosa si tratta?

“È un incontro ispirato ai film di Star Wars. Ho fatto un esperimento per vedere se la gente della minoranza ha interessi di questo tipo, ovvero se il tema delle guerre stellari può essere interessante per i ragazzi. La Comunità ha fornito lo spazio, e ci hanno fatto visita ospiti da Rovigno, Zagabria e Osijek. Una cosa che mi ha fatto immensamente piacere è che anche gli ospiti dal resto della Croazia hanno potuto vedere e visitare la nostra Comunità. Gli amici da Osijek sono rimasti a bocca aperta quando sono entrati nel Salone di Palazzo Modello, a differenza di molti nostri membri che a forza di guardarlo spesso ignorano la sua bellezza e maestosità. Non dobbiamo dare per scontata questa bellissima sede e spesso dobbiamo guardarla con gli occhi di quelli che la vedono per la prima volta per ricordarci del suo splendore. Quest’anno abbiamo organizzato una sorta di evento sperimentale per vedere quanto interesse esiste per le guerre stellari, ma ci siamo riproposti di fare le cose più in grande l’anno prossimo. Abbiamo capito che in Comunità si possono fare anche queste cose. Vogliamo far vedere a tutti che non siamo una comunità chiusa e fine a sé stessa, ma che siamo vivi e attivi. Per questo motivo saluto anche l’iniziativa di organizzare il karaoke e le serate a tema, tipo anni ’70, ’80, ’90, sia per i giovani che per i meno giovani.
La CI è un ambiente per tutti, ma resta in mano ai giovani e per questo è essenziale farli venire e partecipare. Se non attiviamo i giovani oggi, non verranno nemmeno domani e se domani non avremo membri attivi e pieni di iniziativa, come si prospetta il nostro futuro? Dobbiamo essere aperti per tutti i nostri membri e non solo per pochi eletti. Mi sembra assurdo che fiumani della maggioranza non sappiano della nostra esistenza o non siano mai stati nel Salone di Palazzo Modello”.

Che cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione per quanto riguarda le nuove generazioni?

“Ciò di cui si è sempre discusso, ovvero parlare con i bambini in dialetto! Molte persone pensano, erroneamente, che sia meglio parlare loro in lingua standard perché il dialetto sarebbe una lingua di serie B da cui è difficile passare all’italiano ‘vero’. Non esiste errore maggiore. Un bimbo che parla il dialetto, una volta iscritto all’asilo o a scuola imparerà l’italiano in men che non si dica e parlo per esperienza personale. I miei genitori hanno sempre parlato in fiumano con me, sin dalla nascita e quando ho imparato a leggere, i fumetti della Disney, i famosi Topolini, mi hanno aiutato ad ampliare il mio vocabolario e ad acquisire l’italiano. È stato un processo piacevole e indolore. Sinceramente non riesco a capire perché alcuni connazionali pensino di agevolare i bimbi parlando loro in italiano standard, facendogli perdere in questo modo una parte essenziale della nostra identità: il dialetto! Se noi non ci impegniamo a trasmettere questo dialetto importante, autoctono e originale ai nostri figli, chi lo farà? L’italiano è importante ma il fiumano è unico ed è legato alla nostra storia e alla nostra cultura in modo indissolubile”.

Perché tante persone vogliono iscrivere i bimbi nelle nostre scuole?

“Per lo stesso motivo per cui mia mamma ha fatto le scuole croate. All’epoca molti fiumani iscrivevano i bimbi nelle scuole della maggioranza per far imparare loro la lingua. Da qualche decennio la situazione si è ribaltata e le scuole italiane sono diventate una versione gratuita delle scuole private di lingue straniere. Personalmente mi sono trovato benissimo nelle nostre scuole, non solo per la lingua, ma per le gite, i libri gratuiti, gli incontri e tutte le opportunità che nelle altre scuole non ci sono”.

Come si prospetta secondo te, il futuro della CNI?

“Sono sempre stato tendenzialmente ottimista, ma devo ammettere che esistono dei segnali d’allarme che mi preoccupano. La situazione così com’è adesso è insostenibile e qualcosa dovrà cambiare, anche se non saprei dire che cosa. Se non staremo al passo coi tempi ci spegneremo. Dobbiamo colmare al più preso questa lacuna, questo stacco dalla realtà. D’altro canto, però, la CI ha delle persone validissime che s’impegnano e danno il massimo per portare avanti la vita sociale della nostra minoranza”.

Quale credi sia la chiave del successo?

“Sicuramente sarà necessaria una presa di coscienza. Dobbiamo imparare ad apprezzare e valorizzare ciò che abbiamo, perché se non lo facciamo non avremo interesse a impegnarci per mantenerlo e non lo faranno nemmeno gli altri. C’è bisogno di più collaborazione in generale. È sempre più facile lasciare agli altri l’onere dell’organizzazione di qualsiasi incontro, ma la responsabilità è individuale e c’è bisogno di più attivisti. Abbiamo interessi vari, ma in CI c’è posto per tutti. Se pensiamo che il lavoro verrà svolto da Tizio, Caio o Sempronio, alla fine nessuno farà niente. Invito, dunque, tutti i nostri connazionali a seguirci, a partecipare agli eventi che organizziamo, a portare i bambini in Circolo e a parlare con loro in fiumano. Se avete delle idee, delle proposte o un programma da realizzare, siamo sempre aperti alle novità. L’importante è uscire dai vecchi schemi della passività e dare nuova linfa vitale a questa nostra bellissima e unica comunità nazionale”.

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