L’«apparato digerente» della città (e dintorni)

Attività frenetica nel cantiere del futuro dpuratore in Delta, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2027

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L’«apparato digerente» della città (e dintorni)
L’intero impianto dovrebbe entrare in funzione tra circa due anni. Foto: RONI BRMALJ

Non tutti ricordano i tempi in cui su molte spiagge fiumane vigeva il divieto di balneazione, spesso ignorato, con i cartelli regolarmente rimossi dai bagnanti. Stiamo parlando degli Anni 80 e dei primi Anni 90, prima che fosse inaugurato il primo depuratore, quello funzionante oggi in Delta, progettato per l’equivalente di 540.000 abitanti. Fiume, come sappiamo, non ne ha mai avuti tanti, ma nel progettare l’impianto si tenne conto della presenza di diverse industrie che, nel giro di pochi anni, con le varie privatizzazioni, vennero soppresse.

Abbiamo dato un’occhiata al cantiere, accanto al vecchio depuratore, dove sorgerà un impianto di nuova generazione, che fa parte del progetto di miglioramento della rete di smaltimento delle acque reflue e di forniture idriche nell’ambito dell’Agglomerazione fiumana. Sarà il cuore di un sistema complesso che viene realizzato in buona parte con i mezzi erogati dall’Unione europea. Il depuratore viene realizzato dal consorzio cinese China Energy Engeneering, che si è aggiudicato l’appalto, accanto al depuratore esistente che provvede al primo livello di depurazione, quella meccanica. Il nuovo impianto è stato progettato per l’equivalente di 200.000 abitanti e un secondo livello di trattamento, quello biologico.

Le fasi del progetto
Il progetto è stato suddiviso in cinque fasi per accelerare i tempi di realizzazione. La prima fase comprende la costruzione della sede della direzione e gestione dell’impianto, seguita dalla realizzazione del ponte sulla Fiumara. Successivamente, si procederà con la preparazione del terreno attraverso la posa di circa 15 chilometri di piloni in materiali ghiaiosi, e con la messa in sicurezza della fossa mediante piloni in cemento armato. La fase successiva prevede la realizzazione del tratto di condotta verso lo scarico sottomarino, fino alla costruzione dell’impianto principale, che rappresenta il cuore dell’intervento.
Come ci ha detto il direttore della municipalizzata Acquedotto e canalizzazione (ViK), Andrej Marochini, alla guida dell’azienda che figura come investitrice del megaprogetto, le operazioni in Delta si svolgono secondo le tempistiche previste. A differenza dei lavori di ampliamento della rete fognaria e idrica, che creano inevitabili disagi per la circolazione stradale, i complessi lavori al depuratore si svolgono lontano dagli occhi dei cittadini. L’impianto dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2027.

Biogas per l’energia
Per i residenti nelle zone in prossimità del Delta l’impianto rappresenta un motivo di preoccupazione come possibile fonte di effetti indesiderati a livello di impatto ambientale. Come sostengono i membri del Comitato di quartiere Centar Sušak, i timori sono dovuti alla presenza del serbatoio per il biogas, prodotto nel corso del processo di trattamento dei fanghi e che verrà utilizzato come fonte energetica per alimentare l’impianto stesso.

Il processo della «digestione»
Nel panorama dei moderni impianti di trattamento delle acque reflue, il sistema BAF (Biofilm Activated Filter), adottato in Delta, si distingue come una tecnologia all’avanguardia, efficace per elevare la qualità dell’acqua prima del suo rilascio in mare. Questa soluzione combina le funzioni di un filtro tradizionale con un sistema biologico di trattamento, sfruttando un supporto poroso su cui si sviluppa un biofilm attivo di microrganismi benefici.
Il procedimento prevede che le acque reflue provenienti da abitazioni, reti fognarie, pozzi biologici o industrie, vengano fatte passare attraverso uno o più filtri BAF. All’interno di questi filtri, il supporto favorisce la crescita di un biofilm di batteri e altri microrganismi, i quali metabolizzano le sostanze inquinanti organiche presenti nell’acqua. Grazie a questo intervento biologico, le sostanze tossiche e la materia organica in eccesso vengono trasformate in composti meno nocivi o innocui, contribuendo a un depurazione più efficace e sostenibile.
Il processo inizia con un pretrattamento, ossia con la rimozione di solidi grossolani e detriti, seguito dalla filtrazione biologica in cui l’acqua passa attraverso il filtro BAF, dove il biofilm agisce come un “filtro vivente”. Si passa poi alla degradazione biologica in cui i microrganismi consumano le sostanze inquinanti, riducendo l’inquinamento organico. Il passo successivo prevede il controllo e smaltimento dell’acqua, ora più pulita, che può essere sottoposta a ulteriori trattamenti o essere rilasciata nell’ambiente. Nel caso dell’impianto in costruzione a Fiume, ci si ferma al secondo livello di trattamento. Il tutto si svolgerà in strutture chiuse e coperte con il processo di “digestione” controllato, senza odori sgradevoli all’esterno.

Niente trattamento chimico
Il terzo livello di trattamento delle acque reflue in un depuratore, ritenuto non necessario a Fiume, è chiamato “trattamento chimico e di disinfezione”. In questa fase, si aggiungono sostanze chimiche, come il cloro o altri disinfettanti, per eliminare eventuali batteri e virus ancora presenti. Questo passaggio rende l’acqua più sicura prima di essere scaricata nell’ambiente o riutilizzata, per esempio, nell’agricoltura.

Risorse irrinunciabili
Quando ci troviamo imbottigliati nel traffico a causa degli scavi ci chiediamo “perché proprio ora?” o “perché proprio qui?”, imprecando. La cura che prestiamo alla tutela delle acque ci viene ripagata. Il mare, anche in una città densamente popolata come la nostra, è pulito e le analisi batteriologiche indicano una qualità eccellente quasi dovunque. Una rete fognaria efficiente tutela anche le falde acquifere. Disponiamo, quindi, di acqua potabile in abbondanza e di alta qualità tutto l’anno.

La futura sede della direzione e gestione dell’impianto.
Foto: RONI BRMALJ

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