«La salute mentale va preservata»

A colloquio con la psicologa Tijana Debelić, che invita alla pazienza

La psicologa Tijana Debelić

Stare chiusi in casa in isolamento per un lungo periodo, evitando contatti sociali, senza vedere i propri cari, gli amici o semplicemente i colleghi di lavoro, può provocare forti disagi a livello psichico. In particolar modo nei più piccoli, i quali difficilmente riescono a capire la serietà del problema e il motivo per il quale non possono andare all’asilo o a scuola. Ci sono, però, modi per… sopravvivere a questo periodo senza riscontrare problemi di sorta. Lo assicura la psicologa Tijana Debelić della “Psi Qonsult”. “Ci sono tantissime ricerche effettuate da vari scienziati nel corso della storia riguardo a come eventi del genere influiscano sulla psiche umana. Se facciamo un salto nel passato, vediamo che ci sono state innumerevoli pandemie, che hanno richiesto di conseguenza determinati periodi di quarantena, ben peggiori di quella attuale. Oggi, infatti, le cose sono facilitate dal fatto che l’uomo, grazie alla tecnologia, può disporre di una vasta rete di informazioni e di cure adeguate offerte dai progressi della medicina. Siamo in un certo qual modo in vantaggio rispetto al passato. La problematica, però, è sempre la stessa: combattiamo con forti emozioni, un senso di confusione e di rabbia, che a lungo andare, possono portare a disturbi da stress post-traumatico (PTSD, post-traumatic stress disorder), ovvero l’insieme delle forti sofferenze psicologiche che conseguono a un evento traumatico, catastrofico o violento. Questa difficoltà inizia però soltanto in caso di periodi prolungati di quarantena, che per qualcuno possono diventare davvero insostenibili”.
Che cosa possiamo fare per ovviare a questi disagi?
“Innanzitutto dobbiamo evitare di fare… indigestione di notizie, in particolar modo di fake news, che abbondano sulle reti sociali. Optiamo magari per le notizie ufficiali sull’andamento dei contagi da coronavirus, forniteci quotidianamente dal Comando della Protezione civile. Basta sentire una o due volte al giorno queste informazioni, ma poi concentriamoci su altro. Bisogna evitare di stare incollati davanti allo schermo leggendo tutto quello che ci viene servito. In questo periodo delicato, abbiamo bisogno di notizie rassicuranti anziché sensazionalismi. Se il nostro sistema nervoso viene oberato in continuazione da scene catastrofiche, il corpo inizia a esasperarsi. Dobbiamo cercare di mantenere una routine, per quanto possibile. Soprattutto perché non sappiamo quanto tutto questo durerà. Un modo per alleggerirci questa forzata chiusura in casa è fare cose che ci rendono appagati. Ad esempio, se ci sono persone anziane nel vicinato, possiamo aiutarle facendogli la spesa. È un modo per dare prova della nostra umanità, che influisce positivamente sulla psiche. Se lavoriamo da remoto, tentiamo di non rimanere tutto il giorno in pigiama. Vestiamoci, laviamoci, facciamo merenda, come se dovessimo andare al lavoro. Non dobbiamo in nessun caso trascurare noi stessi. Continuiamo a fare progetti: il mondo non si fermerà. Ci saranno ferite da rimarginare, però al momento possiamo magari trascorrere il tempo studiando online, facendo dei corsi che avevamo in programma da tempo, aiutando chi ne ha bisogno. Non dobbiamo dimenticare inoltre l’attività fisica. Se viviamo in una casa con cortile, possiamo fare esercizi all’aria aperta. Altrimenti ci sono tantissimi allenamenti online, che possiamo seguire stando in casa. Sono innumerevoli le cose da fare”.
I bambini sono i più colpiti da questa situazione, in quanto costretti a stare chiusi in casa.
“Anche con loro dobbiamo mantenere quanti più momenti di svago. Individuare spazi isolati in natura dove poter uscire per mezz’ora e lasciarli giocare. Per loro è importante non sentirsi oberati dal problema. Facciamogli capire che è un periodo provvisorio, che finirà presto”.
Le paure però, sono presenti sia negli adulti che nei bambini e ragazzi.
“Dobbiamo cercare di affrontarle. Siamo esseri umani, colmi di emozioni. Possiamo ad esempio buttare su carta le nostre paure e quindi analizzarle, per riprendere il controllo di noi stessi. Non dobbiamo far finta che non ci siano, ma vedere se siano razionali o meno. Ci sono cose sulle quali possiamo influire e altre che sono fuori dal nostro controllo. Possiamo seguire le direttive, fare la spesa per una settimana senza uscire ogni giorno, possiamo leggere o guardare la tv più di quanto facciamo di solito. Possiamo anche chiedere aiuto, se necessario. Gli psicologi si danno da fare tantissimo in questo periodo, mettendo a disposizione recapiti gratuiti. È un supporto che sta funzionando, perché ci sono tante persone confuse e spaesate, che non si rendono nemmeno conto delle difficoltà che stanno vivendo. Penso che il boom di problemi insorgerà non appena finirà tutto questo, quando ci renderemo finalmente conto di ciò che questa pandemia ha provocato. Per questo bisogna reagire in tempo e prevenire le cose. Siamo abituati a una vita per così dire agiata, che in un certo senso è andata persa da un giorno all’altro. Dobbiamo imparare ad ‘accontentarci’ dei prodotti che in questo periodo troviamo nei negozi, ci è impossibile viaggiare e tantomeno visitare i locali. Presto, però, ne usciremo. E saremo più forti e consapevoli delle incertezze della vita”.

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