La fiumanità deve avere «casa» anche qui

La delegazione dell’AFIM ha fatto tradizionalmente tappa al Dipartimento di Italianistica prima del rientro in Italia

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La fiumanità deve avere «casa» anche qui

Prima del rientro a casa, i rappresentanti dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo (AFIM) hanno fatto tappa ieri mattina al Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Fiume, un appuntamento ormai immancabile nel calendario della settimana dedicata a San Vito. Corinna Gerbaz Giuliano, a capo del Dipartimento, ha fatto gli onori di casa assieme a Gianna Mazzieri-Sanković, offrendo a Franco Papetti, presidente dell’AFIM, l’opportunità di illustrare agli studenti presenti in aula le attività legate alla conservazione e alla valorizzazione della lingua e della cultura fiumana, in una parola, della fiumanità.


“Questo è ormai un incontro tradizionale – ha precisato Gerbaz Giuliano –, ma quest’anno assume un significato particolare, nella cornice rappresentata dal riconoscimento del dialetto fiumano quale patrimonio culturale immateriale della Repubblica di Croazia. Si tratta di un grande riconoscimento, confermato anche alla Comunità degli Italiani di Fiume, in occasione della presentazione del volume sul dialetto fiumano, il terzo della serie prodotta dal nostro Dipartimento. Il pubblico ha saputo riconoscere la validità del lavoro scientifico che vi sta dietro”.

Iniziative congiunte

Prima di lasciare la parola a Papetti, la responsabile Gerbaz Giuliano ha annunciato le iniziative congiunte con l’AFIM e con il Centro di Studi Fiumani: “Sono partner che offrono anche ai giovani ricercatori la possibilità di attingere a informazioni e materiali, in vista della realizzazione del quarto volume della serie delle nostre pubblicazioni sul dialetto fiumano”.

Papetti ha quindi spiegato cos’è l’Associazione che lo vece a capo, e quale sia il suo ruolo: “Praticamente rappresentiamo i fiumani sparsi in tutto il mondo. Qui c’è una famiglia arrivata da Melbourne, dall’Australia, ci sono americani… Siamo dappertutto. Il nostro giornale, ‘La Voce di Fiume’, è il più diffuso tra quelli dell’esodo e viene distribuito in duemila copie. Siamo un’associazione con più di 1.500 iscritti. Molti di loro, negli anni, continuano a sostenerci con bonifici. Una signora di Melbourne, recentemente, ha chiesto al figlio che, alla sua morte, venissero destinati all’associazione 10.000 euro. Il figlio ha esaudito il suo desiderio. Ci sono state anche due ‘signorine’ ultranovantenni che hanno lasciato in eredità un piccolo appezzamento nel cimitero monumentale di Cosala, con undici tombe su una superficie di venti metri quadrati. Siamo diventati titolari di queste tombe”.

Successivamente, Papetti ha illustrato quello che ritiene l’aspetto più importante da trasmettere agli studenti: “Ci stiamo preparando per un ritorno culturale e intellettuale nella nostra città. Lo abbiamo voluto sottolineare anche alla sindaca Iva Rinčić, che si è dimostrata molto attenta nei nostri confronti, meravigliandosi per tutte le attività che portiamo avanti. L’abbiamo ringraziata anche per avere bloccato quella terribile speculazione a Cantrida (la costruzione dei grattacieli nell’ambito della ricostruzione dello stadio, nda). Siamo fortemente interessati al modo in cui viene gestita la città”.

Il concetto di fiumanità

Si è parlato anche della guida dedicata alla visita del cimitero di Cosala, presentata la sera prima a Palazzo Modello, sottolineando il ruolo di Ingrid Sever nella sua stesura e facendo riferimento a un luogo che custodisce le testimonianze di un patrimonio storico, artistico e architettonico, ma anche di inclusività, multiculturalità e tolleranza.

L’incontro – a cui hanno partecipato anche il vicepresidente e il segretario dell’AFIM, rispettivamente Andor Brakus e Adriano Scabardi – è stato, inoltre, l’occasione per Rosanna Turcinovich Giuricin, direttrice della rivista “La Voce di Fiume”, di invitare gli studenti a proporre le loro riflessioni sui temi richiamati dal concetto di fiumanità. “C’è una cosa che, più di ogni altra, ci rappresenta: la bora. Arriva forte e poi sparisce. Arriva un refolo, spazza via tutto e crea nuove situazioni e nuove speranze. Ho avuto la sensazione, in questi giorni, che siamo stati investiti da questo refolo. Speriamo che duri”, ha auspicato.

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