La Città di Abbazia propone una modifica degli attuali confini del demanio marittimo

a proposta del sindaco Fernando Kirigin è volta a ridefinire i confini di Slatina, Pančera, il porto e Tomaševac

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La Città di Abbazia propone una modifica degli attuali confini del demanio marittimo
La linea di demarcazione in zona Slatina, che divide a metà la passeggiata tra demanio marittimo e bene pubblico

La Città di Abbazia ha avviato ufficialmente il percorso per modificare i confini del demanio marittimo in quattro aree chiave della sua costa: Pančera, Slatina, il porto e Tomaševac. Si tratta di un piano strategico che punta a risolvere in modo definitivo una serie di problemi giuridici e gestionali che si trascinano da quasi trent’anni, ostacolando i progetti di manutenzione, messa in sicurezza e riqualificazione di questi importanti spazi cittadini. Durante un incontro con i giornalisti in zona Slatina, il sindaco Fernando Kirigin ha spiegato che la recente consultazione pubblica sulla proposta è stata accompagnata da numerosi equivoci e informazioni errate diffuse dai media e sui social. Per questo motivo, l’amministrazione ha ritenuto fondamentale fare chiarezza sugli obiettivi reali del piano, il cui iter istituzionale prevede ora l’esame da parte della Commissione regionale, mentre la decisione finale spetterà al Ministero competente.

«Storiche incongruenze»
Come ha spiegato il primo cittadino, la revisione dei confini serve soprattutto a correggere alcune storiche incongruenze ereditate dal passato. Il caso più evidente è quello della passeggiata di Slatina che, pur trovandosi in alcuni tratti sopraelevata e distante dalla spiaggia, oggi è letteralmente divisa a metà dalle attuali linee di demarcazione: una parte rientra nel demanio marittimo, l’altra è classificata come bene pubblico. Questa frammentazione amministrativa rende difficile ottenere i permessi edilizi necessari per un unico grande progetto di riqualificazione e complica notevolmente la gestione quotidiana. Per evidenziare l’assurdità della situazione, Kirigin ha citato un esempio emblematico: se qualcuno installasse senza autorizzazione un banchetto o un piccolo chiosco sulla passeggiata, le guardie municipali non potrebbero intervenire qualora l’infrazione avvenisse nella porzione appartenente al demanio marittimo. Per rimuoverlo, bisognerebbe, infatti, attendere l’intervento dell’autorità competente per il demanio marittimo. Chi percorre l’area di Slatina si ritrova così, di fatto, sotto due diverse giurisdizioni, con competenze di controllo differenti.
Osservando lo stato attuale delle spiagge di Slatina e Pančera, appare evidente come questi vecchi nodi giuridici abbiano creato una situazione non all’altezza di una destinazione turistica prestigiosa come Abbazia. Nonostante alla Città venga chiesto continuamente di intervenire per la cura e la sicurezza di questi siti, le sue reali possibilità d’azione, come dichiarato ancora da Kirigin, sono oggi pressoché nulle a causa dei vincoli di legge. L’obiettivo è quindi quello di modificare i confini affinché la parte di demanio marittimo, che oggi si estende in modo illogico verso l’entroterra, diventi bene pubblico, gestito direttamente e in piena autonomia dall’amministrazione cittadina.

Fernando Kirigin

Ridefinizioni
Dal punto di vista pratico, per cittadini e turisti non cambierà nulla: entrambe le tipologie di aree sono pubbliche, liberamente accessibili e non possono essere privatizzate. La differenza è esclusivamente amministrativa, poiché il demanio marittimo è gestito dalla Regione o dal Ministero competente e quindi dallo Stato, mentre il bene pubblico è amministrato direttamente dalla Città. Questa modifica darà finalmente all’amministrazione cittadina gli strumenti necessari per riqualificare una delle zone più centrali dell’abitato, smentendo categoricamente le tesi dell’opposizione su una presunta sottrazione del celebre Lungomare Francesco Giuseppe o su future privatizzazioni degli spazi pubblici.
Un aspetto altrettanto rilevante riguarda la tutela della costa dalle speculazioni commerciali e dai paradossi dell’attuale normativa. Se un’area rimane classificata come demanio marittimo, i bandi per l’assegnazione delle concessioni vengono gestiti direttamente dallo Stato o dalla Regione. In questo scenario, la Città non ha nemmeno il diritto di partecipare direttamente alla gara. Può farlo una società commerciale di proprietà dell’amministrazione locale, ma la legge non le riconosce alcuna corsia preferenziale: la concessione viene assegnata semplicemente a chi presenta l’offerta economica più vantaggiosa. Questo meccanismo, ha spiegato ancora il sindaco abbaziano, crea un notevole svantaggio per il settore pubblico, poiché, trattandosi di un’azienda municipalizzata, l’offerta deve essere definita e approvata dal Consiglio cittadino in modo del tutto trasparente. Un investitore privato può quindi conoscere in anticipo la cifra che la Città intende offrire e rilanciare anche di pochi euro per aggiudicarsi la concessione. Questo paradosso, frutto di un complesso labirinto burocratico, rischia di sottrarre il controllo del territorio alla comunità. Il passaggio a bene pubblico cittadino elimina questo rischio alla radice, garantendo che pianificazione, manutenzione e gestione rimangano saldamente nelle mani dei cittadini e dei loro rappresentanti eletti.

Forti critiche
La posizione della municipalità non rappresenta affatto una novità: la Città sosteneva una soluzione pressoché identica già ventisei anni fa. Kirigin si è soffermato in particolare sulle forti critiche espresse in questi giorni da Axel Luttenberger, ex primo cittadino di Abbazia, che proprio di recente è stato presentato dall’opposizione, sui media e sui social, come un esperto indipendente contrario al progetto. Il sindaco ha ricordato che, paradossalmente, in passato lo stesso Luttenberger aveva combattuto la medesima battaglia dell’attuale amministrazione cittadina. Dai verbali ufficiali del Consiglio cittadino – in particolare quelli relativi alla 151ª seduta del 3 aprile 2000 – emerge, infatti, che l’allora sindaco aveva firmato un documento ufficiale nel quale accusava l’Ufficio regionale per mare di agire contro gli interessi della Città chiedendo la massima estensione del demanio marittimo. All’epoca Luttenberger sosteneva con forza che un eccessivo ampliamento del demanio avrebbe creato enormi difficoltà nella gestione e nella manutenzione del Lungomare, privando l’amministrazione cittadina di una parte della propria autonomia. I confini attuali, di cui oggi si propone la modifica con argomentazioni molto simili a quelle di allora, furono comunque stabiliti nonostante l’opposizione dell’amministrazione cittadina dell’epoca.
Tutti i dettagli e i contenuti di questa importante riforma, è stato detto infine, saranno illustrati dettagliatamente nel corso della prossima seduta del Consiglio cittadino, in programma il 30 luglio. L’amministrazione cittadina ha proposto, infatti, un’apposita integrazione all’ordine del giorno per presentare formalmente ai consiglieri le relazioni complete e le mappe dettagliate del progetto.

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