“Mi go dà, adesso xe el vostro momento de dar”, sono queste le parole con cui Stelvio Nacinovich aveva salutato Gloria Tijan qualche tempo fa. Una frase ricca di significato, che lasciava intuire una vita intera fatta di partecipazione alla vita comunitaria, ma anche la volontà che tutto vada avanti.
Alla commemorazione di Stelvio Nacinovich svoltasi ieri alla CI di Palazzo Modello, hanno partecipato familiari e amici, ma anche coloro che hanno collaborato direttamente con lui nell’ambito della SAC “Fratellanza”, prime fra tutti Silvana Zorich e Gloria Tijan, le quali hanno condiviso con i presenti nel Salone delle Feste alcuni ricordi, per un ultimo saluto che renda omaggio alla persona che tanto ha significato per questo sodalizio. “È un uomo che ha fatto molto, ho tantissimi ricordi di lui. Oggi vorrei parlare in modo particolare di quando ha vinto il premio Rudi Palisca, come miglior attivista, nel 1991. Il premio era stato istituito dalla presidenza di Aldo Bressan nel 1988, aveva un suo Statuto e una commissione incaricata di individuare gli attivisti che avevano fatto di più per la ‘Fratellanza’ in quell’anno. Era un premio veramente importante”, ha raccontato Zorich.
“Sono riuscita a trovare i documenti originali dell’epoca, con le motivazioni e tutto, dove si legge come Stelvio, nato nel ‘38, sia stato attivo nel Coro sin dagli anni ‘50. Per diversi mandati ha ricoperto la funzione di presidente del Coro, per la quale era stato riconosciuto anche a livello dello SKUD, dove era entrato a far parte della presidenza. Era stimato e benvoluto dai membri del Complesso corale per la sua serietà e attaccamento ai colori sociali”, ha spiegato Zorich.
“Io sono arrivata a fare la presidente della ‘Fratellanza’ a inizio anni ‘90, dopo Silvana Vlahov. Mi era stato detto che essendo abituata a lavorare con i bambini, sarebbe stato facile. Non era vero. Ai bambini quando esagerano puoi dire ‘basta’, con gli anziani questa cosa non la puoi fare – ha raccontato Tijan –. Stelvio mi ha aiutato molto in vari frangenti. Il primo aiuto è arrivato quasi subito, nell’ottobre stesso, quando dovevo procurare 70 costumi per tutti quelli, fra Coro e Mandolinistica, che si sarebbero esibiti al concerto di dicembre. Dopo che in seno alla ‘Fratellanza’ mi avevano fatto vedere una carta dove c’era scritto che l’UI approvava i costi, sono riuscita a trovare le stoffe e una sarta disposta a realizzare il lavoro in così poco tempo e in una riunione successiva ho presentato il tutto e Stelvio. Mi aveva detto: ‘Mula, ma ti eri in Unione?’. Non c’ero stata, non sapevo di doverci andare, avevo la carta che confermava tutto… ‘Va su va, che ogi xe giovedì e i capi xe qua’. Quando sono salita, ho capito tutto. Tremul mi aveva spiegato che la procedura prevedeva che a pagare fosse la CI e che poi l’UI avrebbe rimborsato in base al rendiconto. Non sapevo che fare. Mi era stato detto che in via straordinaria, se fossi riuscita a raccogliere tutte le fatture entro il giorno dopo, i mezzi sarebbero stati versati sul conto della CI. Terminata la riunione, sono scesa giù e lì, ad attendermi, c’era ancora Stelvio. Quando gli avevo raccontato come era andata, mi aveva detto semplicemente ‘Brava mula, avanti così’. Per anni alle Assemblee guardavo sempre lui, seduto in ultima fila, per vedere se gli scappava un sorrisetto, che voleva dire che era andato tutto bene, oppure no. Nel secondo caso, dopo la riunione gli chiedevo cosa si sarebbe dovuto fare di diverso, e lui mi rispondeva ‘Parlerò mi con lori, no state preocupar’.
Anche per Zorich, Stelvio Nacinovich era una specie di consigliere. “Lo chiamavo al telefono per chiedergli cosa avrebbe fatto lui in alcune situazioni. Spesso eravamo d’accordo, altre volte no, ma era sempre un bel confronto. Era una persona che veramente voleva aiutare”, ha riferito.
Sia Zorich che Tijan lo hanno descritto come una persona che veniva rispettata da tutti, anche perché “nol gaveva problemi a mandarte in mona, ma sempre in privato. Ogni tanto el se la ciapava per qualcossa, ma solo perché el ghe tegniva assai”, hanno raccontato. “Me dispiase solo non gaverghe deto abastanza volte grazie”, ha concluso Gloria Tijan.
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