La fossa nera di Sovjak resta ancora tale ancora per diverso tempo. Quello che da mesi appariva evidente osservando il cantiere, è stato ora confermato anche ufficialmente: il contratto per la bonifica di una delle più grandi emergenze ambientali della Croazia è stato risolto e i lavori sono stati sospesi, limitandosi alla sola messa in sicurezza dell’area.
La decisione riguarda la discarica di Sovjak, situata a Marinići, nel territorio del comune di Viškovo, alle spalle di Fiume. Un sito simbolo di un’eredità industriale pesante, che avrebbe dovuto essere finalmente risanata grazie a un progetto da oltre 50 milioni di euro, in gran parte finanziato con fondi europei.
Il contratto risolto e il cantiere fermo
A confermare lo stop, come scrive il Novi list, è stato il Fondo per la protezione dell’ambiente e l’efficienza energetica, che ha annunciato la risoluzione del contratto con il consorzio incaricato dei lavori, composto dalle società GK grupa, Ivicom Consulting ed Ekomo. Alla base della decisione, spiegano dal Fondo, ci sono gravi e prolungati ritardi nell’esecuzione del progetto, oltre a irregolarità che avrebbero compromesso la legalità e la corretta tempistica dell’intervento.
Il contratto era stato firmato nel dicembre 2021 e prevedeva la conclusione dei lavori entro l’agosto di quest’anno. Ma, nonostante ripetuti richiami e diffide formali, l’impresa non sarebbe mai riuscita a ristabilire una dinamica adeguata né a garantire le condizioni tecniche e organizzative necessarie per proseguire.
Secondo quanto emerso dalle verifiche della direzione lavori, fasi cruciali della bonifica non sono mai state completate e il volume complessivo degli interventi realizzati risulta di gran lunga inferiore a quanto previsto dal cronoprogramma.
Le ombre giudiziarie e l’indagine europea
A pesare sulla scelta del Fondo è stata anche l’indagine dell’Ufficio del pubblico ministero europeo (EPPO), che ha portato a un’incriminazione nei confronti del proprietario della GK grupa per presunte irregolarità nell’ottenimento delle referenze necessarie alla partecipazione alla gara. In uno dei procedimenti è già stata pronunciata una sentenza, un elemento che, secondo il Fondo, compromette ulteriormente un progetto sostenuto con risorse dell’Unione europea.
Resta tuttavia poco chiaro come un contratto gravato da indagini e accuse di questa portata abbia potuto rimanere in vigore così a lungo. Già nell’estate del 2024 l’EPPO aveva infatti presentato un atto d’accusa contro l’allora direttore e attuale comproprietario della GK grupa, l’imprenditore di Varaždin ed ex consigliere HDZ Robert Gotić, e contro Miroslav Šaravanje, per ipotesi di corruzione e traffico di influenze.
Il Comune di Viškovo: «Non siamo sorpresi»
Nel Comune di Viškovo la notizia non ha colto di sorpresa. La comunicazione ufficiale sulla risoluzione del contratto è arrivata martedì scorso, conferma la sindaca Sanja Udović, che parla di un epilogo prevedibile alla luce dello stato di fatto del cantiere, fermo o quasi da tempo.
Udović ricorda di aver segnalato già nella fase delle autorizzazioni come i lavori non stessero procedendo secondo la tempistica contrattuale, invitando il Fondo a intervenire con maggiore decisione. Un ruolo, sottolinea, che spettava pienamente all’ente in quanto investitore e responsabile di un progetto finanziato per l’85 per cento con fondi europei.
“Per noi la bonifica di Sovjak è una priorità assoluta – afferma la sindaca – e deve essere portata a termine”. L’auspicio dell’amministrazione comunale è che i lavori possano riprendere entro la fine dell’anno.
Nuova gara e ulteriori verifiche
Nel frattempo è in corso la conservazione del cantiere, una fase necessaria ma che comporta ulteriori costi. Proprio per questo, osserva Udović, sarebbe logico avviare il prima possibile una nuova procedura di gara e selezionare un appaltatore qualificato, evitando ulteriori ritardi.
Dal Fondo ribadiscono che la risoluzione del contratto non equivale a un abbandono del progetto. È già in preparazione una nuova gara pubblica per individuare un altro esecutore dei lavori, anche se non viene indicata una scadenza precisa. Contestualmente sono in corso le procedure amministrative per il passaggio formale del cantiere e sono previste ulteriori indagini tecnologiche per determinare con precisione la quantità di rifiuti ancora presenti nella fossa.
Un’eredità tossica da 150mila tonnellate
Nella fossa di Sovjak si stima siano accumulati circa 150mila metri cubi di rifiuti pericolosi. Dopo la Seconda guerra mondiale vi sono stati smaltiti fanghi acidi provenienti da una raffineria di petrolio, residui acetilenici dei cantieri navali, catrame di una cokeria, oli esausti e altri scarti industriali.
Il piano di bonifica prevedeva il trasferimento e l’incenerimento dei rifiuti in impianti specializzati in Austria, Ungheria e Germania, a seconda delle caratteristiche delle singole partite. Il materiale sarebbe stato rimosso fino allo strato di catrame solido, destinato a rimanere come barriera impermeabile sul fondo. Successivamente la fossa sarebbe stata riempita con materiale inerte naturale e sigillata con uno strato superiore dotato di sistema di drenaggio delle acque piovane.
Solo alla fine, sopra Sovjak, avrebbe dovuto prendere forma una nuova area verde, con la possibilità di ospitare habitat favorevoli per piante e animali. Un obiettivo che, almeno per ora, dovrà attendere.
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