Krsto Zoričić: «I miei cent’anni? Sono volati»

Assieme al più anziano cittadino di Novi Vinodolski abbiamo ripercorso un secolo di storia

Krsto Zoričić. Foto: Goran Žiković

“I miei cent’anni? Sono volati”. Inizia così la nostra chiacchierata con Krsto Zoričić, il più anziano cittadino di Novi Vinodolski, nato il 6 novembre 1919. Ci sediamo al tavolo in soggiorno della sua casa in centro e ascoltiamo con attenzione. Ogni singola parola. Con gli occhi vispi e un sorriso sincero, ripercorre tutta la sua vita, un secolo, una storia che vale la pena raccontare.
“A Novi Vinodolski avevo terminato la Scuola civica, quindi mi sono trasferito a Zemun (Serbia, nda) dove mi sono iscritto all’Accademia commerciale. Zemun all’epoca contava circa 30mila abitanti ed era una città molto aperta. Ricordo che un terzo della popolazione era serba, per un terzo croata, mentre il resto apparteneva ad altre etnie. Ho concluso l’Accademia nel 1938 e poco dopo sono stato assunto presso la Banca agraria di Belgrado, grazie a un mio concittadino che lavorava nel Ministero dell’Agricoltura ed era membro del Consiglio d’amministrazione dell’istituto bancario”.
Prigioniero
Nel frattempo, i venti di guerra iniziano a spirare sempre più impetuosi.
“Quando la Jugoslavia entrò in guerra, fuggì a Zagabria. Qui condividevo l’appartamento con Ivan Mažuranić, un mio concittadino che studiava medicina. Durante la Battaglia di Stalingrado, mio fratello mi inviava delle lettere in cui diceva che i tedeschi avrebbero perso la guerra, spronandomi a lasciare Zagabria, sostenendo che prima o poi gli ustascia mi avrebbero eliminato. Le autorità scoprirono quelle lettere e così sono stato imprigionato per due mesi in un lager ustascia sulla Savska cesta. Mia madre e mio fratello vennero a cercarmi e riuscirono a tirarmi fuori con la complicità di un ufficiale ustascia originario di Novi. Quindi tornammo a casa”.
Qui Krsto decide di unirsi ai partigiani.
“Entrai a far parte della 13ª Divisione litoraneo-montana. Mentre eravamo di stanza a Brinje (entroterra di Segna, nda), ci fu comunicata la capitolazione dell’Italia. Allora siamo scesi a Segna per combattere contro la Divisione Murge (unità di fanteria del Regio Esercito, nda), che si arrese dopo una strenua battaglia. Quindi ci spostammo in nave fino a Karlobag dove affrontammo e sconfiggemmo gli ustascia, liberando così la città”.
Trieste e Milano
La guerra finalmente finisce e per Krsto si apre un nuovo capitolo della propria vita, che lo legherà strettamente all’Italia.
“All’inizio del 1946 venni assunto al Ministero del Commercio estero e assegnato al Dipartimento import-export. All’epoca Belgrado era una città in ginocchio, completamente distrutta, perciò tutti noi, per un paio d’ore al giorno, eravamo impegnati a ricostruirla. Una sorta di lavori forzati. Un giorno venni promosso a capo del Gabinetto del Ministero. Di lì a poco iniziarono a inviarci all’estero. Il mio primo viaggio fu a Trieste, dove allestimmo la prima fiera jugoslava in Europa. Tempo 48 ore e il nostro capodelegazione venne liquidato dagli americani perché all’ingresso del nostro padiglione aveva fatto disegnare una fabbrica e dei lavoratori che impugnavano la falce e il martello. Siamo stati immediatamente rispediti a casa. Era ancora il periodo del Territorio Libero di Trieste. Nel 1955 diventai segretario della Camera di commercio italo-jugoslava a Belgrado e poco dopo inviato a Milano dove lavoravo in rappresentanza di un’azienda jugoslava operante nel settore del commercio internazionale. Era il luogo in cui i commercianti jugoslavi incontravano quelli italiani per trattare vari affari, mentre io facevo da traduttore simultaneo tra le due parti. Inoltre, pubblicavamo anche un foglio bilingue, che usciva sia in Italia che in Jugoslavia, oltre a organizzare fiere in tutta Italia, da nord a sud”.
Una tragedia immane
Il racconto prosegue, ma a un certo punto la voce di Krsto si spezza e gli occhi si fanno lucidi. È l’estate del 1970 quando una tragedia immane travolge la famiglia Zoričić.
“Mia moglie e i miei due figli erano andati a Feričanci, non lontano da Đakovo, dato che mia moglie era originaria di quella zona. Boro, il figlio più grande, era arruolato nell’esercito e aveva con sé la replica di una pistola antica. Convinto di essere scarica, premette il grilletto e colpì il fratello minore, che venne trasportato d’urgenza all’ospedale di Osijek. Su richiesta dei medici, i familiari partirono il mattino seguente alla volta dell’ospedale perché Eugen (il figlio minore, nda) necessitava di trasfusioni di sangue. Durante il viaggio, nei pressi del paese di Bizovci, la loro macchina si schiantò contro un camion. Tutte e sette le persone che erano a bordo persero la vita, tra cui mia moglie Zora e Boro. In seguito all’incidente, lasciai definitivamente Milano e tornai a Novi“.
L’ultima fatica di Krsto è la stesura del lessico biografico di Novi Vinodolski. Quando glielo proposero, in un primo momento fu un po’ restio, poi nel 1998 si mise a scrivere. Ad oggi l’opera non è stata ancora pubblicata perché incompleta, ma sul sito della Città è disponibile una bozza di 1.078 pagine che i cittadini possono contribuire a completare inserendo dati e informazioni mancanti. Non sappiamo quando vedrà finalmente la luce, ma ci auguriamo quanto prima perché Krsto ci tiene molto, ma anche perché si tratta di un documento preziosissimo sulla storia degli ultimi 400 anni di Novi e del suo circondario.

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