INTERVISTA. Michele Velenderić: «Una realtà che immaginavo, ma non conoscevo»

A colloquio con il connazionale e apprezzato ingegnere meccanico, che vive e opera in Germania. Ex alunno delle scuole della CNI, da lunghi anni è attivo nel mondo del volontariato relativo alle energie rinnovabili. Oggi lo fa in Africa

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INTERVISTA. Michele Velenderić: «Una realtà che immaginavo, ma non conoscevo»
Foto: RONI BRMALJ

Oggi, più che in altre ere, non abbiamo bisogno di parole da ascoltare, ma di esempi da seguire: il connazionale Michele Velenderić, senza dubbio, è uno di questi. Con il suo sogno nell’anima e nella tasca, chiamato Energie rinnovabili, dopo gli studi presso le scuole della CNI (SEI Gelsi e SMSI) è andato a inseguirlo prima nelle tedesche Monaco di Baviera e Kassel, e successivamente in Africa, dove lo sta realizzando con grande successo. Crederci ne è valsa decisamente la pena, ci racconta, come pure i tanti sacrifici, gli ostacoli, i dubbi, l’incommensurabile impegno, le tante, ma mai troppe, energie spese. Lo abbiamo incontrato a Fiume, dove ha fatto una breve capatina, per parlare dei suoi svariati percorsi e dell’avventura africana, ormai diventata una solida reatà, tradotta in volontariato e lavoro.

“I miei interessi nei confronti delle energie rinnovabili partono dal desiderio di salvaguardare l’ambiente che ci circonda. Penso che le stesse siano il presente e il futuro del mondo e dell’umanità. In tal senso, ho studiato Ingegneria meccanica all’Università Tecnica di Monaco di Baviera e successivamente ho conseguito un Master in Energie rinnovabili ed efficienza energetica a Kassel. Durante gli studi ho iniziato a lavorare nel campo dell’informatica: facevo programmi per ditte, manutenzione, installazioni, ecc. A un certo punto, ho aperto una ditta tutta mia e ho acquisito diversi clienti. Uno di essi mi ha offerto un lavoro presso la loro filiale di Praga così, terminati gli studi, ho lavorato lì. L’idea era di trasferirmi e rimanerci. Per un periodo ho fatto la spola tra Monaco e Praga e andava bene così ma, con l’arrivo della crisi finanziaria, mi è passata un po’ la voglia di stabilirmici. Stavo bene in Germania e non me la sentivo più di ricominciare tutto daccapo. Comunque, ho continuato a lavorare presso quell’azienda per quattro anni. Conclusi i progetti riguardanti Praga e relativi soltanto al mondo dell’informatica che, effettivamente, non avevo scelto, ero in dilemma su cosa fare. Mi mancava il senso. Disponevo di molti contatti, ma avevano a che fare con l’informatica e cominciare di punto in bianco con la dimensione delle energie rinnovabili rappresentava un’incognita. Quindi, per potere entrare in quel mondo, nel 2010, quando ancora non si offrivano tanti studi sulla tematica, ho fatto il Master, di cui ho già accennato con la tesi di laurea sul tema La previsione della produzione attuale di turbine eoliche di un qualsiasi territorio della Germania”.

Per l’epoca, ma anche per i tempi d’oggi, un tema interessante e molto attuale.
“Assolutamente. All’epoca, in Germania, c’erano 30-35mila grandi turbine eoliche e, nello specifico, le più vecchie, non restituiscono i dati in tempo reale, ovvero gli stessi arrivano appena tre settimane dopo. Quelle di nuova generazione, invece, lo fanno, facilitate altresì dall’uso dei cellulari o delle cartine. Spesso accade, inoltre, che molte di esse siano connesse a un punto, per cui si riceve soltanto quello che 20, 30, 40, 50 turbine immettono nella rete congiuntamente, non le informazioni separate. E allora si possono scegliere due vie, o si applicano degli strumenti di misurazione su ognuna (il che comporta dei costi elevatissimi) o si sviluppano sistemi informatici che calcolino minimizzando l’errore. Ho lavorato, dunque, su questo tema, per il quale c’era già l’algoritmo, da sviluppare ulteriormente. L’ho fatto e mi è piaciuto tanto. Avevo trovato la mia strada. A seguire, nel 2014, sono stato impiegato in una ditta che si occupava di energia solare ma, dopo sei mesi, ho deciso di mettermi in proprio anche nell’ambito delle energie rinnovabili e ho aperto la società Green Power Brains la, quale, da fine marzo di quest’anno, è diventata la Green Power Brains Limited, con sede nel Ghana. In quell’anno ho avuto il primo contatto con il volontariato, nell’ambito di un’associazione dell’organizzazone Ingegneria Senza Frontiere (ISF)”.

Una scelta coraggiosa. È stato difficile?
“Non è stato facile. Mi ci è voluto abbastanza tempo per entrare nel mondo delle energie rinnovabili. Di solito, un percorso in tal senso richiede inizialmente di lavorare nello stesso, con ditte già avviate e, a un certo punto, quando l’esperienza accumulata lo permette, mettersi in proprio. Avvalendomi degli introiti della prima azienda, che non ho mai spento, ho fatto il contrario. Nella prima lavoravo per mangiare, nella seconda per nutrire l’anima. A dire la verità, all’inizio non avevo molto tempo per potere sviluppare quest’ultima al meglio ma, dal 2016 in poi, ha iniziato a funzionare molto bene e, in quel tempo, ho fatto il mio primo viaggio in Africa. Come spesso accade con le cose più belle, lo stesso è arrivato del tutto per caso. Un mio amico mi aveva contattato per cooperare con un suo cliente proveniente dal Benin, nell’Africa occidentale, il quale desiderava effettuare dei progetti con l’Università austriaca di Scienze Applicate del Vorarlberg (FH Vorarlberg) di Dornbirn, con la quale collaboro. Ho accettato e da lì è partito tutto. Ci sono andato in qualità di tutore e accompagnatore di gruppi studenteschi, unendo svariati Atenei europei e africani. Nel 2018, in seguito a preparazioni molto serie, ho effettuato il primo viaggio relativo al volontariato. Da allora, fino a pochi mesi fa, quando siamo andati in Uganda, non ho smesso di viaggiare. In Africa ho incontrato una realtà che immaginavo, ma non conoscevo. Quello che, sin da subito, mi ha colpito, è il calore umano che si respira e riceve, come pure la grande gentilezza e accoglienza. Mi hanno letteralmente conquistato, tantoché oggi fruisco del permesso di soggiorno ghanese”.

In che cosa consiste il volontariato di cui racconti?
“Oggidì operiamo non più in seno alla succitata organizzazione, ma in qualità di gruppo privato, che mira a formare gli insegnanti in merito all’energia solare (sistemi di pompaggio idrico a energia solare) e a quella eolica. Al momento siamo in 6 persone con diverse esperienze, che lavorano nell’ambito dell’ingegneria meccanica, di quella elettrica, della fisica e del design industriale. Per realizzare ciò che ci siamo prefissati, generalmente in collaborazione con dei partner locali, che sono molto spesso i salesiani di Don Bosco, circa un anno prima, ci incontriamo e prepariamo i corsi. Conoscendo ciò di cui vi è bisogno in quei luoghi, loro propongono un tema e noi lo elaboriamo. I primi incontri li abbiamo effettuati nel nord dell’Etiopia, che oggi, purtroppo, sta vivendo una bruttissima guerra. Mi è stato anche proposto di fare un progetto a Mogadiscio, in Somalia, ma ho dovuto rifiutare in quanto troppo pericoloso. Così abbiamo optato per luoghi più sicuri e tranquilli, quali il Ghana, il Benin, Dobo nel Congo, la Costa d’Avorio e, ultimamente, l’Uganda. La cosa bella è capire che molte persone, dopo avere seguito i nostri corsi, continuano a trasmettere, in un modo o nell’altro, le conoscenze acquisite e fanno crescere il Paese”.

Credi sia possibile vivere in modo ecosostenibile?
“Difficilmente l’uomo cambierà il modo in cui vive, guiderà, riscalderà o viaggerà di meno. È bello viaggiare e, tutti quelli che hanno possibilità di farlo, lo fanno. D’altro canto, vi è una grande parte della popolazione mondiale che non se lo può permettere però, se raggiunge il nostro livello, lo farà. Se si vive in una maniera sostenibile è stupendo poter raggiungere e conoscere altri Paesi, visitare altri luoghi. Ecco perché la mia attenzione è rivolta verso tale dimensione. A mio avviso, tecnicamente è possibile sposare un’ottica di vita e sviluppo sostenibili. Ci vuole la volontà di farlo e bisogna cambiare radicalmente il modo di approcciarsi alla vita e all’ambiente. Purtroppo, vi sono molti interessi, da parte di grandi industrie che, per ovvi motivi, non vogliono farlo. Mi rendo conto, però, che cambiare dall’oggi al domani, dal punto di vista finanziario e sociale, sarebbe ineseguibile”.

In che modo ciò può essere realizzabile?
“Oggidì si possono compensare le emissioni climalteranti di anidride carbonica e di gas serra a zero. A livello globale è fondamentale ridurle. A livello specifico, invece, è necessario garantire l’accesso all’energia pulita, a prezzo accessibile, affidabile e sostenibile per tutti, che è anche uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile OSS (Sustainable Development Goals, SDG). È indispensabile farlo da noi, come pure negli altri Paesi, dove gran parte della popolazione, in tal senso, ha i maggiori deficit e ne hanno bisogno per potere condurre una vita normale”.

Come fanno?
“Vivono bene anche senza accedervi ma, se si vogliono creare posti di lavoro o una produzione, è necessaria l’energia, senza la quale non si va da nessuna parte. La domanda, a tal punto, è se si installa un generatore diesel o un sistema solare? Anche perché, se si effettua la prima scelta, la stessa durerà per vent’anni. Quindi, bisogna agire adesso per prendere le decisioni giuste, che poi rimangono nel tempo. Un altro problema molto sentito in Africa è quello dei rifiuti. In pochissime città africane viene effettuato un trattamento organizzato degli stessi il quale, tra l’altro, è molto caro. Perciò li bruciano o li buttano nel mare o nei fiumiciattoli. Ogni sera si possono vedere dei roghi che noi, non essendo abituati a cose del genere, ci farebbero chiameremmo i pompieri. Per non parlare del fumo che gli stessi producono. A tal riguardo una mia studentessa ha fatto una tesi di laurea, nella quale ha analizzato le modalità di sviluppo di sistemi per bruciare i rifiuti in scala molto ridotta e, in questo senso, abbiamo avuto anche delle proposte”.

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