A volte i pensieri arrivano da soli, altre volte sono aiutati da qualcosa che incontriamo lungo la strada. Un dettaglio, un’immagine, un piccolo avviso quotidiano che diventa un impulso, capace di accendere la lampadina nella nostra testa e farci porre qualche domanda. È accaduto pochi giorni fa, camminando per Vežica inferiore, poco oltre la chiesa, in quel piccolo luogo dove in estate si svolge la “Riječka Zvečka”. È un piccolo parco, e come ogni parco di Fiume ha una sua fonte d’acqua. Non osiamo dire che sia una fontana, più un rubinetto, vecchio in pietra, da cui l’acqua scorre senza interruzione.
Era una mattina di inizio settembre, qualche giorno fa prima delle piogge torrenziali. Con l’aria ancora calda nonostante l’autunno alle porte, fermarsi un attimo a riposare non era solo naturale, ma quasi necessario. Un sorso di quell’acqua, che noi fiumani consideriamo la più buona del mondo, ci ha ricordato quanto siamo fortunati ad averla così pura, fresca, vicina. Eppure, subito dopo, ci siamo fermati a osservare quel flusso continuo: quell’acqua preziosa che scorre senza fermarsi mai, che si perde nella canalizzazione e non torna più indietro.

Il petrolio bianco
L’acqua: il “petrolio bianco” come viene chiamata in tante parti del mondo. Una ricchezza fondamentale per la vita, nostra e di tutte le altre creature. E allo stesso tempo un bene fragile, spesso in pericolo. Non tutte le società hanno la consapevolezza di custodirla. In alcune aree del pianeta la sua preservazione è sistematica, organizzato, frutto di scelte collettive. In altre, invece, se non è già stata compromessa dall’inquinamento o dall’industrializzazione selvaggia, è lasciata al caso, affidata al destino.
Vivendo in Croazia, dove spesso il senso di responsabilità rimane solo teoria e il responsabile di un problema non viene mai chiaramente indicato, ci sentiamo fortunati ad avere una risorsa così pura e a portata di mano. Non in tutta la Croazia la situazione è la stessa, e proprio per questo percepiamo la nostra condizione come un privilegio. Ma, insieme a questa fortuna, c’è anche la sensazione che l’acqua sia un bene sempre minacciato: presente oggi, ma fragile, insidiato da pericoli che potrebbero comprometterlo.

Flusso ininterrotto
C’è poi un’insidia ancora più grande, che non viene dall’esterno ma da noi stessi: l’avidità. Quando questa si radica nelle logiche di potere, diventa incontrollabile. È ciò che accade in molte parti del mondo con la privatizzazione: l’acqua, bene essenziale e universale, trasformata in merce. Un diritto che si trasforma in profitto, con l’accesso che da universale diventa diseguale. Una logica che non tutela la collettività ma il guadagno di pochi, e che lascia ai margini chi non può permettersi di pagare.
Tornando però a Fiume, davanti a quel rubinetto di pietra, ci siamo chiesti: è davvero necessario che l’acqua scorra così, senza sosta? Le nostre famiglie ci hanno insegnato a chiudere il rubinetto quando non serve e sappiamo bene che in altre parti del mondo l’acqua scarseggia. Un’abitudine, quella di risparmiare, che ci portiamo dentro come un automatismo. E allora perché accettare che a pochi passi da noi, da decenni, l’acqua si perda in questo modo?
Non è la prima volta che vediamo situazioni simili. Ci siamo ricordati, dopo qualche riflessione, che lo stesso avviene all’ingresso del parco di Mlaka e al Parco della Liberazione in Delta, dove l’acqua continua a scorrere anche quando nessuno la usa. Certo, ci sono state interruzioni dovute a riparazioni o, più raramente, alle estati di siccità generale. Ma la regola rimane: un flusso ininterrotto, giorno e notte, inverno ed estate.

Rispetto delle risorse
E allora la domanda è inevitabile: è normale tutto questo? Ce lo siamo chiesti noi, ma voi ve lo siete mai chiesti? È davvero indispensabile che l’acqua sgorghi senza sosta, finendo nella canalizzazione e scomparendo? Quanta di quell’acqua, una volta dispersa, è davvero perduta per sempre?
Forse è giunto il momento di cambiare qualcosa. Nel mondo si parla sempre più di risparmio, di sostenibilità, di rispetto delle risorse. Possibile che a Fiume, città che porta nel suo motto “indeficienter”, l’inesauribile, non si possa introdurre un po’ di misura? Non sarebbe il caso di intervenire, con un piccolo accorgimento tecnico (come un pulsante, una valvola, un sistema di regolazione) per adattare queste fontane, o meglio questi rubinetti, ai tempi in cui viviamo?
Non si tratta di snaturare la tradizione, né di togliere al cittadino il piacere di un sorso d’acqua fresca. Si tratta piuttosto di adeguare ciò che abbiamo a una coscienza nuova, a un’epoca in cui l’acqua non può più essere considerata illimitata. Fiume si è sempre distinta per ingegno e per capacità di affrontare le sfide del suo tempo. Non è forse questa un’occasione per dimostrarlo ancora una volta? E nel parco sotto la SEI Gelsi abbiamo trovato lo stesso tipo di fontana (o rubinetto) adeguato proprio nel modo in cui abbiamo immaginato. Allora si può fare! e se si può fare, facciamolo!

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
Regolatori di flusso
Abbiamo chiesto alla Città di Fiume la loro opinione, e abbiamo atteso una risposta, che ora è arrivata. Dalla Città ci hanno infatti spiegato: “Le due fontane, le cosiddette vaschette, rientrano tra le fontane stagionali, il che significa che sono in funzione solo per una parte dell’anno, nel periodo dal 15 maggio al 15 ottobre. Al termine della stagione le fontane vengono svuotate e restano fuori uso fino all’inizio della stagione successiva. Tutte le fontane di questo tipo sono dotate di ugelli con un flusso d’acqua costante, ma più debole. L’intenzione, nel prossimo periodo, è di sostituire questi sistemi a flusso continuo con rubinetti dotati di regolatore di flusso, che si attivano a pressione e che sarebbero in funzione per tutto l’anno”. Fino ad allora, però, le fontane di Vežica, Mlaka e Delta continueranno a parlare, con il loro scorrere incessante. A noi resta il compito di ascoltarle e di chiederci se, davvero, l’acqua debba scorrere così, senza mai fermarsi.

Foto: RONI BRMALJ
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