Martin Ujčić (a destra) assieme ai suoi parenti italiani

Non è mancato qualche appunto. Sull’ortografia e sui caratteri delle diciture utilizzati, giudicati troppo piccoli. Poco male. Ciò che conta è che alla fine il progetto del ripristino degli odonimi storici sia diventato realtà, con il posizionamento delle prime quattro insegne in Cittavecchia. Inutile sottolineare l’importanza dell’iniziativa per la nostra Comunità nazionale. Di contro però, com’era ampiamente prevedibile, non tutti hanno visto con favore l’iniziativa e il dibattito si è spostato sui social dove continua a dividere gli internauti. Per alcuni le insegne hanno riparato un torto storico, per altri si tratta semplicemente di un aspetto di valorizzazione turistica, per qualcuno invece uno schiaffo in faccia al popolo di maggioranza, altri ancora tirano in ballo l’irredentismo e i fantasmi del fascismo (benché buona parte dei toponimi risalga al Settecento e Ottocento). E visto che solitamente la rete riflette il pensiero “offline”, abbiamo voluto tastare il polso della situazione intercettando alcuni concittadini, chiedendo il loro parere sul progetto delle insegne storiche. Decidiamo così di “appostarci” in piazza Kobler (pardon, piazza delle Erbe!), proprio in prossimità delle tabelle, a caccia delle nostre “vittime”.

Melting pot

Krešimir Bosanac

Il primo a condividere con noi il proprio pensiero è Krešimir Bosanac. “Se sono favorevole? Certo che lo sono. Anzi, vi dirò di più: fosse per me, estenderei il progetto anche fuori dalla Cittavecchia. Fiume è sempre stata una città aperta, una sorta di melting pot di culture. A qualcuno magari farà storcere il naso, però qui l’italiano si è sempre parlato”.
Lo ringraziamo e ci imbattiamo subito in un gruppo di persone che sentiamo confabulare proprio in italiano. Ma siete italiani?, chiediamo. “Loro sono i miei parenti dall’Italia, li sto ospitando per qualche giorno”, ci risponde Martin Ujčić, al quale chiediamo una battuta sulle tabelle. “Siamo ovviamente favorevolissimi. A mio avviso si tratta di un’iniziativa molto bella e, considerando la storia della città, non possiamo ignorare la presenza della lingua italiana”.
Vabbè, questi sono di parte, pensiamo. Noi però vogliamo sentire anche quelli eventualmente contrari. Avviciniamo una giovane coppia. Nulla da… fare, anche loro favorevoli.

Nika Ninković ed Enrico Čiković

“Assolutamente – rispondono in coro Nika Ninković ed Enrico Čiković –. Vedere scritte plurilingui in giro per la città ti dà una sensazione di essere immerso in una realtà cosmopolita. Senza contare che l’anno prossimo ci fregeremo del titolo di Capitale europea della Cultura, quindi quale occasione migliore per puntare sull’aspetto della multiculturalità?”

Impronta indelebile

Anche Dolores Orlandini apprezza l’iniziativa. “Mi piace l’idea. Penso sia molto originale ripercorrere la storia attraverso i toponimi che cambiavano nel tempo. E poi se si tratta di toponimi storici, è giusto mettere in risalto quest’aspetto storico”.
Sulla stessa lunghezza d’onda pure Armando Jovaković. “Dal momento che Fiume è una città cosmopolita, in cui la cultura italiana ha lasciato un’impronta indelebile, mi sembra giusto omaggiarla così. A prescindere dall’italiano, è importante coltivare l’aspetto multiculturale della città”.
Anche Mirsada Alija ha voluto sottolineare il discorso legato alla storia. “Conosciamo tutti la tormentata storia di Fiume e sappiamo dell’importanza che la lingua italiana aveva assunto in passato e che assume tuttora. Moltissimi in città lo parlano anche oggi e in un certo senso è naturale vedere ciò riflettersi anche sulle tabelle”.

Dolores Orlandini

Storia, non ideologia

L’ultima nostra “vittima” è stata Snježana Pantoš, anche lei, manco a dirlo, favorevole. “E perché mai dovrei essere contraria? Qui stiamo parlando di storia, mica di ideologie. E poi il titolo di Capitale europea della Cultura è un’ottima occasione per mettere in risalto il nostra ricco e complesso passato”.
Ciò che ci ha sorpresi è il fatto di non esserci imbattuti in nessuno che abbia espresso la propria contrarietà. Naturalmente abbiamo sentito solamente un campione molto ristretto di persone e anche il fatto di finire sul giornale potrebbe aver influito. Ma è altrettanto vero che pure i numerosi passanti i quali hanno invece preferito non posare davanti ai nostri obiettivi, si sono detti favorevoli e solamente due o tre hanno affermato di non avere alcuna opinione a riguardo. E forse è proprio questa la dimostrazione più tangibile della bontà del progetto e di come effettivamente Fiume sia diversa dalle altre realtà. Aperta, cosmopolita, senza pregiudizi e rispettosa verso la propria storia.

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