«Il volontariato ci rende una grande famiglia»

Premiata con il riconoscimento annuale della Città di Fiume, la coordinatrice dei volontari nel settore culturale, Asja Brusić, racconta come la cultura possa creare comunità, abbattere i pregiudizi e coinvolgere sempre più giovani

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«Il volontariato ci rende una grande famiglia»
Asja Brusić

Ci sono persone che scelgono di dedicare ore, energie e competenze a qualcosa che non produce un guadagno economico. Eppure ricevono un compenso altrettanto prezioso: la soddisfazione di contribuire al bene comune, di creare legami, di lasciare un segno. Chi fa volontariato viene talvolta liquidato con superficialità come qualcuno che “ha tempo da perdere” o che “non ha niente di meglio da fare”. In realtà, spesso è vero il contrario. Sono persone che il tempo lo considerano un bene prezioso e proprio per questo decidono di investirlo in qualcosa che ritengono importante, rinunciando a una parte del proprio tempo libero per metterlo a disposizione degli altri.

Questo vale ancora di più quando il volontariato riguarda la cultura. Un ambito che forse non risponde a bisogni immediati come l’assistenza o l’emergenza, ma che nutre una comunità in modo altrettanto profondo: custodisce la memoria, promuove la conoscenza, crea occasioni di incontro e di crescita. Per fortuna esistono persone che credono nel valore di questo impegno e che, con il loro entusiasmo, riescono a coinvolgere chi hanno accanto. Un’energia silenziosa, ma contagiosa, capace di trasformare un’iniziativa personale in un patrimonio condiviso, dimostrando che il vero valore del tempo non si misura solo in ciò che produce, ma anche in ciò che lascia.

Un lavoro lontano dai riflettori
Tra queste persone c’è Asja Brusić, alla quale è stato conferito quest’anno il Premio annuale Città di Fiume. Un riconoscimento che non premia soltanto una lunga attività di volontariato, ma soprattutto una visione della cultura come servizio alla comunità, come strumento di dialogo, di partecipazione e di crescita collettiva. Le motivazioni del premio mettono in luce proprio questo percorso: il suo costante e generoso impegno nella promozione della cultura, la capacità di coinvolgere cittadini, associazioni e istituzioni e il prezioso contributo dato alla valorizzazione del patrimonio culturale e dell’identità di Fiume. Un lavoro spesso svolto lontano dai riflettori, ma che ha lasciato un’impronta concreta nella vita culturale della città.
È con questo spirito che l’abbiamo incontrata per un’intervista, non solo per parlare del premio ricevuto, ma per riflettere sul significato del volontariato culturale, su ciò che spinge una persona a donare il proprio tempo agli altri e su come la passione di uno possa diventare una ricchezza per un’intera comunità.
Tutto ebbe inizio così: “Mi sono avvicinata al volontariato senza alcuna esperienza – ha esordito Asja Brusić –. In realtà, ho sempre cercato di dare una mano agli altri, ma il mio primo vero coinvolgimento è stato con il progetto Fiume – Capitale europea della Cultura 2020, al quale ho partecipato come volontaria per un breve periodo. Ero presente all’inaugurazione del Museo di Arte moderna e contemporanea e alla mostra dedicata a Tom Gotovac. Poco dopo sono stata assunta dalla società “Rijeka 2020” come segretaria della direttrice. Pur essendo laureata in economia, osservavo con curiosità tutto ciò che accadeva intorno a me e il modo in cui lavoravano le persone coinvolte nel progetto. A un certo punto la coordinatrice del programma di volontariato della Casa croata di Cultura (HKD) di Sušak aveva deciso di lasciare l’incarico. Avevo pensato che fosse un’opportunità da cogliere: ho presentato la mia candidatura e, fortunatamente, sono stata scelta. Mi sono ritrovata così a ricoprire il ruolo di coordinatrice appena tre settimane prima dell’inaugurazione ufficiale di Fiume CEC 2020, senza alcuna esperienza specifica. Ho colmato quella mancanza con l’entusiasmo, la determinazione e tanta voglia di imparare, lavorando senza sosta, dalla mattina alla sera. Ciò che mi ha conquistata è stata l’energia che animava tutte quelle persone. Continuavo a chiedermi: ‘Dov’ero stata fino a quel momento? Com’era possibile che non mi fossi lasciata coinvolgere prima?’. C’era qualcosa di speciale in quell’ambiente, un’energia contagiosa e persone straordinarie, cittadini accomunati dal desiderio di fare qualcosa per la propria comunità”, ci ha spiegato.

La sindaca di Fiume, Iva Rinčić, Asja Brusić e il presidente del Consiglio cittadino di Fiume, Robert Kurelić, il giorno della premiazione

“È una domanda che poniamo spesso anche ai nostri volontari: perché scegliere di dedicare il proprio tempo a un’attività che non offre alcun ritorno economico? La risposta – ha osservato la coordinatrice – è in realtà piuttosto semplice. Molti sentono il bisogno di dare qualcosa in più rispetto a ciò che già dedicano alla famiglia, al lavoro o ai propri hobby. Qui hanno la possibilità di aiutare qualcuno o di contribuire a qualcosa in cui credono. Nel nostro caso c’è anche una motivazione ulteriore: sostenere la cultura. Quando si pensa al volontariato, si immaginano soprattutto attività rivolte alle persone più fragili, all’assistenza e al sostegno di chi è in difficoltà, ambiti che nella nostra società sono naturalmente molto riconosciuti. Chi sceglie il volontariato culturale, invece, entra a far parte di un mondo che spesso non conosce affatto. Può scoprire cosa c’è dietro l’organizzazione di un concerto, la realizzazione di uno spettacolo teatrale o l’allestimento di una mostra. In una società in cui è sempre più facile sentirsi soli e alienati, il volontariato diventa anche un’occasione per incontrare gli altri e uscire dalla routine quotidiana. Si ritrovano fianco a fianco persone che probabilmente non si sarebbero mai conosciute: giovani e anziani, professionisti e studenti, persone con percorsi di vita e livelli di istruzione molto diversi. Ciò che le unisce è un obiettivo comune. Con il tempo si crea una vera comunità, nella quale ci si sostiene anche nei momenti più difficili: un lutto, una separazione, un periodo complicato. Non è una frase fatta: possiamo davvero considerarci una grande famiglia”.

Persiste però un luogo comune: quello secondo cui i volontari sarebbero persone con troppo tempo libero. Come si può sfatare questo stereotipo?
“A differenza di quanto si possa pensare, i nostri volontari sono spesso persone con una vita molto intensa: hanno numerosi interessi, svolgono tante attività e, non di rado, fanno volontariato anche in altri ambiti. Eppure riescono comunque a ritagliarsi del tempo da dedicare anche a noi. Per me – ha sottolineato Asja Brusić –, questo è davvero straordinario. È proprio questa consapevolezza che ci spinge a promuovere il volontariato anche nelle scuole, dalle elementari alle medie superiori, cercando di avvicinare i giovani a questa esperienza. Credo che il lavoro stia dando i suoi frutti. Organizziamo progetti aperti all’intera comunità, coinvolgendo studenti, pensionati e persone che lavorano. Siamo riusciti a coinvolgere insegnanti, docenti e perfino aziende, all’interno delle quali si sono formati gruppi di dipendenti che partecipano con entusiasmo alle nostre iniziative. Arrivano persone con esperienze, competenze e sensibilità diverse e ciascuna mette a disposizione ciò che sa fare meglio”.

Si tende spesso a descrivere i giovani come disinteressati alla partecipazione e all’impegno per la comunità. Lei, che li incontra da vicino attraverso il volontariato, ha la stessa impressione oppure vede una realtà diversa?
“Il ruolo degli insegnanti è fondamentale. Sono loro ad avere la possibilità di avvicinare i giovani a determinati valori e di trasmettere l’importanza di contribuire alla vita della comunità. Naturalmente tutto dipende anche dalla sensibilità delle singole persone. In molti Paesi fare volontariato è qualcosa di naturale, quasi scontato. Da noi, invece, siamo ancora all’inizio di questo percorso. Ricordo una nostra volontaria rientrata dopo aver vissuto a lungo in Inghilterra: rimase sorpresa nello scoprire che qui fosse necessario organizzare corsi per spiegare che cosa sia il volontariato. Le sembrava incredibile doverne persino illustrare il valore. All’estero il contributo dei volontari è generalmente più riconosciuto e valorizzato, ma anche in Croazia qualcosa sta cambiando. Fiume, e di questo sono molto orgogliosa, è l’unica città del Paese ad avere sviluppato un programma di volontariato strutturato nell’ambito della cultura. Esiste un centro che coordina tutte le iniziative di supporto agli eventi e ai programmi culturali. Tutto è nato all’interno della Casa croata della Cultura, che durante il progetto Fiume CEC 2020 aveva il compito di coordinare i volontari. Visti i risultati raggiunti e i riconoscimenti ottenuti, si è deciso di dare continuità a quell’esperienza, trasformandola in un progetto stabile. Per concludere con qualche numero: nella prima metà di quest’anno abbiamo raggiunto quota novanta volontari e il gruppo continua a crescere. Il dato più incoraggiante è l’aumento costante della partecipazione dei giovani”.

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