Grande onore per gli alunni delle terze classi della Scuola media superiore italiana di Fiume che, per la prima volta, hanno partecipato al progetto “Treno della Memoria”, promosso dall’Associazione Terra del Fuoco Trentino, impegnata da anni in progetti di educazione alla memoria e ricordo, alla cittadinanza attiva e all’impegno civico e personale. Terra del Fuoco Trentino nasce da un gruppo di educatori e partecipanti al Treno della Memoria del 2014 che collabora all’organizzazione del progetto “Treno della Memoria”, promosso dall’omonima Associazione Nazionale, per coinvolgere i giovani in un percorso di storia e memoria che li accompagni a visitare i luoghi di sterminio di massa della Seconda guerra mondiale e dei regimi totalitari: il Memoriale Sovietico di Berlino, il ghetto di Cracovia, ma soprattutto il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Attraverso testimonianze dirette e attività educative, il progetto propone loro una partecipazione attiva alla vita della nostra società. La comitiva, composta da una quarantina di allievi, è stata così l’apripista di una collaborazione che sicuramente crescerà nel tempo.
Come introduzione al progetto erano previsti due incontri rivolti agli alunni partecipanti con i relatori dell’Associazione Terra del Fuoco, con l’obiettivo di approfondire il fenomeno della deportazione inserendolo nel contesto della Seconda guerra mondiale e in quello dei territori di provenienza dei partecipanti. In seguito, la scolaresca, a fine febbraio, ha intrapreso un viaggio di otto giorni – precisamente dal 18 al 25 del mese – per toccare con mano quella che fu definita la più grande tragedia umana e un orrore immenso del XX secolo: l’uccisione di oltre sei milioni di ebrei e di centinaia di migliaia di prigionieri politici, rom, slavi, omosessuali e oppositori del regime nazista.
Abbiamo interpellato i partecipanti, tra alunni e docenti, per farci raccontare questo intenso viaggio. Ad accoglierci è stato il preside della SMSI, Michele Scalembra.
Merito ai docenti
“Questa è la prima collaborazione e partecipazione attiva con l’associazione Terra del Fuoco Trentino al progetto ‘Il Treno della Memoria’, che consiste in tre fasi: la prima è l’incontro a scuola con i relatori dell’associazione; la seconda è il viaggio vero e proprio; la terza è la relazione finale, durante la quale i relatori torneranno a maggio per confrontarsi con i ragazzi e conoscere come hanno vissuto questa esperienza educativa e umana di estrema importanza per ciascuno di loro. Noi, come scuola, abbiamo dato l’opportunità di vivere un’esperienza come questa, che certamente li ha impressionati e che lascerà una traccia indelebile nelle loro menti. Tutto il progetto è stato gestito ottimamente, preparando anche i ragazzi a ciò che avrebbero incontrato. Un merito va ai nostri docenti Linda Gaić e Dario Ban, al collaboratore Tomislav Pauletig e ai docenti accompagnatori Mila Mariani Šubat, Mateja Martinčić Mavrinac e alla stessa Gaić, che hanno avuto l’idea e proposto di partecipare al progetto. Inoltre, il sostegno finanziario per il viaggio è stato garantito dall’Unione Italiana e dalla Regione litoraneo-montana, nostro fondatore, che hanno compreso l’importanza del progetto, apprezzato da tutti: ragazzi, docenti e famiglie. Spero che il progetto abbia un futuro duraturo”, ha rilevato il preside.
Per la docente Linda Gaić questa è stata la seconda visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, mentre per la professoressa Mila Mariani Šubat è stata la prima esperienza di questo tipo. Sono state loro, assieme agli altri docenti e ai relatori, a interagire con gli alunni e a istruirli su ciò che li attendeva. “Diversi anni fa – ha illustrato la prof.ssa Gaić – è nata l’idea di organizzare un viaggio di questo tipo e ci siamo messi in contatto con un’agenzia che organizza questo specifico programma per i liceali delle scuole italiane. Essendo la nostra una scuola italiana, seppure non situata su territorio italiano, ci hanno accolto con grande piacere. Da parte nostra, abbiamo cercato di non ‘bombardarli’ con troppe informazioni; praticamente tutti loro, eccetto un alunno, non hanno visto il film ‘La lista di Schindler’, ma abbiamo in programma di farlo a breve. Per esempio, visitando la sua fabbrica, gli alunni sono venuti a conoscenza anche del lato meno noto di questo personaggio, che impiegava gratuitamente la forza lavoro proveniente dal ghetto di Cracovia. Dunque, possono arrivare a formarsi una loro opinione e a giungere a delle conclusioni. Essendo già stata trent’anni fa in quei luoghi, la sensazione è sempre la stessa, ma qualcosa è cambiato. La commercializzazione di Birkenau è ormai visibile a tutti, e questo rattrista molto. Sono luoghi in cui il rispetto per le vittime dovrebbe essere il primo valore morale”.
Avendo accompagnato gli alunni in questo viaggio istruttivo, anche la docente Mila Mariani Šubat ha vissuto un forte impatto emotivo. “Ciò che mi ha colpito più di tutto è stato il coinvolgimento dei ragazzi, che hanno dimostrato grande maturità, ‘assorbendo’ tutte le informazioni fornite dalle guide”.
Primo impatto difficile
Lea Baissero, alunna della III classe dell’indirizzo turistico, ha raccontato questo viaggio, iniziato già a scuola, dove i docenti hanno preparato gli allievi su ciò su cui si sarebbe basato l’intero percorso educativo. “All’inizio avevo un’idea vaga; qualcosa lo sapevo dai libri di storia, dalle lezioni in classe, dai nonni, ma non mi aspettavo di vedere dal vivo i luoghi dove sono avvenute queste tragedie. Il primo impatto è stato al Memoriale Sovietico di Berlino, con un’attività che ci ha introdotto all’argomento. Arrivati a Cracovia abbiamo dapprima visitato la fabbrica di Schindler, di cui non conoscevo la storia né avevo visto il film sulla sua vita in quel periodo. Le guide ci hanno spiegato chi era e che cosa faceva. La fabbrica è ora un museo ed è stato molto interessante visitare la mostra sul periodo antecedente la guerra e durante la guerra, quando al suo interno lavoravano i prigionieri ebrei del ghetto di Cracovia, che oggi non esiste più se non in parte, con un muro che richiama le lapidi dei cimiteri ebraici, e alcune case rimaste com’erano una volta. Una bravissima guida locale ci ha spiegato nel dettaglio la funzione del ghetto, le selezioni, le liquidazioni. Un’esperienza utile prima di andare a fare visita al campo di concentramento femminile di Ravensbrück e poi a quello di sterminio di massa di Auschwitz-Birkenau e al museo. Il primo impatto è stato difficile, perché nella mia mente si è formata la consapevolezza che stavo camminando nei luoghi dove, nemmeno ottant’anni fa, milioni di persone hanno trovato la morte nel modo più atroce, vittime della disumanità di coloro che le avevano incarcerate e uccise con ferocia. Il mio pensiero è andato alla paura che tutte queste persone hanno dovuto provare, una paura per me inimmaginabile”.
“Per me è stato un onore poter partecipare a questo viaggio – ci ha detto Eni Cvjetković, allieva della terza classe dell’indirizzo generale –, ma è stato anche molto pesante dal punto di vista emotivo. Sono fatti importanti della storia che non tutti hanno l’opportunità di approfondire. Al ginnasio generale abbiamo un programma molto ampio delle materie, che mi aiuterà a capire meglio e a collegare i fatti storici quando arriverà il momento di studiarli. L’impatto con questi luoghi è stato forte. Mentre ci venivano spiegate le vicissitudini accadute in quei posti, mi chiedevo spesso chi fossero queste persone che non hanno avuto la possibilità di vivere una vita normale, ma sono state imprigionate, maltrattate, sterminate pur essendo innocenti. Il campo di sterminio è grandissimo e mi ha fatto impressione perché eravamo nel luogo in cui si è svolta una parte della storia. Mi dispiace solo di non aver avuto l’opportunità di vedere il film su Oskar Schindler; forse alcuni aspetti di questa parte buia della storia mi sarebbero stati più chiari”.
Atrocità
Lara Humski, alunna della terza classe dell’indirizzo matematico-scientifico, non ha avuto dubbi nell’esprimere la propria soddisfazione per l’uscita educativa. “Questo viaggio mi ha dato tanto. Volevo imparare di più sulla storia che studiamo nei libri, soprattutto sul periodo della Seconda guerra mondiale. Conoscere dal vivo quei luoghi in cui si sono consumate queste atrocità, che fino ad ora conoscevamo solo dai manuali scolastici, ha avuto un forte impatto emotivo. Nel ghetto di Cracovia la guida ci ha spiegato il motivo per cui ci sono tantissime sedie posizionate e rivolte verso le case. Esse simboleggiano le persone del ghetto. Solo una sedia era rivolta verso l’uscita, simbolo di chi era riuscito a salvarsi”.
“Gli educatori e i nostri docenti ci hanno preparati prima di questa uscita – ha rilevato invece Iskra Ivančić, della terza classe dell’indirizzo linguistico – ma non ci aspettavamo un’esperienza così intensa dal punto di vista emotivo. Una storia molto triste e dolorosa, che deve però essere raccontata ripetutamente. In quei luoghi di sterminio, anche dopo ottant’anni, si possono quasi palpare gli orrori che vi sono avvenuti. I racconti delle guide hanno solo intensificato il senso di disagio che ognuno di noi sentiva. È molto difficile immaginare che qualcuno, in modo così terribile, abbia messo fine non a una, ma a milioni di vite umane, colpevoli solo di essere ‘diverse’. A Berlino abbiamo visitato il Memoriale Sovietico, una struttura imponente, ma legata a un regime che ha portato anch’esso sofferenze, soprattutto nell’era postbellica. In questo viaggio abbiamo toccato i punti più bui della storia dell’umanità e per questo bisogna parlarne, conoscere apertamente la storia e analizzarla per non ripetere gli errori e gli orrori del passato”, ha concluso.
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