Il futuro ha energia da… vendere

Le Direttive europee hanno spalancato le porte alle fonti rinnovabili, la cui funzione è quella di produrre corrente elettrica, senza impatto ambientale. Quanto, nel nostro piccolo, siamo pronti per fruire di quest’opportunità? Sull’isola di Veglia ci sono già esempi da seguire

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Il futuro ha energia da… vendere

Nella lotta ai cambiamenti climatici, l’Unione europea è leader a livello mondiale, con una visione sostenibile del futuro. Con questo spirito cerca di trascinare tutti i Paesi membri verso la transizione energetica. Le Direttive europee hanno spalancato le porte alle fonti rinnovabili, la cui funzione è quella di produrre energia elettrica, senza impatto ambientale. La transizione non è un processo semplice, ma eventi come l’aggressione russa all’Ucraina, paradossalmente, possono accelerarla, darle una spinta decisiva. Non si può rinunciare da un giorno all’altro al consumo di petrolio o gas, ma c’è un buon motivo per prendere seriamente in considerazione questa possibilità in tempi ragionevolmente brevi. Nel nostro piccolo, abbiamo l’opportunità di farlo, da soli o, meglio ancora, creando delle comunità. Se per noi quello dei cambiamenti climatici non è un problema sufficientemente importante per investire nel rinnovabile, non possiamo ignorare i benefici economici.

Cosa possiamo fare con i nostri risparmi? Tenerli nel materasso è un modo poco igienico e non sicurissimo. Tenerli in banca è, o dovrebbe essere più sicuro, ma al momento rendono pochisismo. Anzi, tenere i soldi lì, senza vincoli, può addirittura vederli rosicchiare dalle varie spese bancarie, canoni, imposte… In questi giorni la Nova Hrvatska Banka, figlia dell’HPB (Banca postale croata), quella che all’indomani dell’inizio del conflitto in Ucraina ha rilevato le filiali della Sberbank russa in Croazia, offre qualcosa in più rispetto alle altre. Per i depositi vincolati 12 mesi offre fino all’1 per cento di interesse. In altre parole, se depositiamo 10.000 euro dopo un anno ne avremo guadagnato, nel migliore dei casi, 100. Oggi non è più attraente come lo è stato in passato il 3º livello di assicurazione pensionistica volontaria che si basa sul principio del risparmio individuale capitalizzato, con alcuni dei fondi più quotati che stanno fruttando poco o nulla, talvolta con segno negativo.

Risparmiare e poi guadagnare
Abbiamo avuto un’infarinatura sulle opportunità del fotovoltaico, della produzione di corrente elettrica “fatta in casa”, per l’autoconsumo e non solo. Torniamo a parlarne con Vjeran Piršić, noto attivista ambientalista, oggi un personaggio capace di sperimentare su sé stesso e sul proprio budget familiare, la transizione energetica. Le proprie esperienze le condivide da tempo con gli altri e per molti è un punto di riferimento. Abbiamo la fortuna di trovarcelo a meno di un’ora di macchina, a Njivice, sull’isola di Veglia. In questo caso ci facciamo mostrare e spiegare cosa c’è di speciale a casa sua.
Sul tetto ci sono dei pannelli fotovoltaici, sulla scrivania dell’ufficio al pianoterra, dove dirige la propria agenzia turistica, lo schermo del computer con schemi e diagrammi. Nel locale sottostante un sistema di accumulo con tre batterie. Siamo a casa di un “prosoumer”, di uno dei pazzi, come Piršić stesso si definisce, che crede alla democratizzazione dell’energia attraverso ciò che ci sta presentando: “A differenza di altri 150 impianti fotovoltaici sull’isola di Veglia, il mio è gestito dall’intelligenza di un software e di un sistema di batterie ad acqua salata ad alta efficienza, che si ricaricano 5.000 volte a differenza di quelle al litio che arrivano a 2.000”. Perché accumulare energia nelle batterie? Non è soltanto una questione di autosufficienza. “Tra le altre cose, le batterie mi consentono di mantenere costante la tensione, a differenza di quella della rete che scende anche a 180V con picchi di 240. “Inoltre – spiega Piršić –, posso disporre di energia elettrica quando agli altri capita di rimanere senza. Oggi che c’è sole ho caricato le batterie e stasera potrò consumare la mia corrente. Infine, quando arriverà il giorno quando saremo in tanti collegati a una rete in una centrale virtuale, potrò acquistare energia di notte a 10 euro e rivenderla di giorno a 300. Ho calcolato che tra cinque anni, quando avrò recuperato il denaro investito in questo impianto, avrò gratis riscaldamento, refrigeramento e il pieno per l’auto elettrica, ma anche una piccola pensione di 3-4mila kune mensili”.

Isola quarnerina all’avanguardia
“Sull’isola di Veglia – prosegue – ci si è organizzati prima degli altri e grazie alla creazione di una cooperativa energetica ci si è attrezzati con i pannelli solari ottenendo degli sconti non indifferenti per il materiale e a livello di progettazione, uguale o simile per tutti. Oltre al clima favorevole, quando parliamo di giornate di sole, c’è stato anche quello politico a favorire certi processi. “Nel 2009 sull’isola la politica ha deciso d’intraprendere il cammino verso la transizione energetica e nel 2012 si disponeva di uno studio realizzato in Germania a conferma che tutto ciò sarebbe stato possibile. È arrivata poi la decisione politica di arrivare al 2030 in cui l’isola dovrebbe essere completamente indipendente sul piano energetico e neutrale per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica. Abbiamo istituito la prima cooperativa in Croazia e nel 2019 fondato l’azienda Otok Krk Energija, che io dirigo. Non è stata soltanto una svolta tecnologica, economica, ecologica o energetica, bensì un salto di qualità e di civiltà nella comunità locale. Lo stesso vale per il modo con il quale, nel 2006, abbiamo affrontato la questione dello smaltimento dei rifiuti. Per arrivarci serve il contributo delle amministrazioni locali, del settore privato, del mondo accademico, della società civile e della Chiesa che dispone di vaste superfici. Prima della pandemia, in un’isola dell’Oceano indiano, noi quattro giunti da Veglia insegnavamo ai francesi come procedere. Io l’ho fatto anche a Barcellona, nel dicembre 2019”.

I passi da compiere
Vorremmo semplificare, dare delle indicazioni, per non sentirci tagliati fuori dalla comprensione di ciò che ci circonda. Ci siamo lasciati persuadere, ma cos’è che dobbiamo fare per imbarcarci in un’avventura di questo tipo? “Partiamo dall’auspicio che in Croazia possa svilupparsi una rete di cooperative energetiche a cui ognuno può rivolgersi. Noi apriamo le porte ogni secondo sabato, ma è disponibile un depliant in cui viene illustrato il percorso completo. Partiamo da un primo presupposto. Dobbiamo capire se ci conviene installare un nostro impianto fotovoltaico. È conveniente per chi consuma più di 5.000 kune di corrente elettrica all’anno. Occorre un calcolo preliminare che può essere pronto in meno di mezz’ora. Una volta accertata la convenienza, è necessario capire se vi sono le condizioni tecniche. Per la sistemazione dei pannelli è importante la posizione, cioè che il tetto non sia orientato verso Nord. Se ci troviamo in un nucleo storico protetto, ci possono essere limitazioni da parte della Sovrintendenza ai beni culturali. Non ci si deve trovare nell’ombra di un edificio o di alberi. È importante, quindi il tipo di allacciamento alla rete. Prima di acquistare l’attrezzatura, bisogna richiedere l’autorizzazione all’HEP, una cosa formale. In passato erano necessarie 66 autorizzazioni, oggi soltanto 3 documenti, cioè il certificato di proprietà per l’immobile, sulla legalità dell’immobile e il contratto con l’HEP”.

Trasferte gratis per i tifosi
Chiacchierando con Darko Jardas, direttore dell’agenzia regionale per l’energia REA Kvarner, abbiamo scoperto un esempio curioso in Germania sul tema delle comunità energetiche. I tifosi del Freiburg, squadra che oggi occupa la quarta posizione nella Bundesliga, hanno creato una comunità energetica investendo insieme e allestendo una centrale fotovoltaica sul tetto sopra le gradinate del loro stadio. Con i ricavi della vendita dell’energia elettrica prodotta, la tifoseria segue la squadra del cuore nelle sue trasferte, finanziata dal sole.
Anche il Rijeka è quarto in classifica e oggi, 7 maggio, i suoi tifosi, l’Armada, festeggiano il 35º compleanno sul molo Carolina. Chissà se dalle nostre parti qualcuno abbia mai pensato a una possibilità di questo tipo per comprarsi la torta di compleanno, i fuochi d’artificio e tutto il resto per festeggiare in grande gli anniversari.

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