Il dott. Giorgio, maestro alla scuola della vita

Alla Facoltà di Medicina una celebrazione corale per i 90 anni di Juraj Sepčić: neurologo, ricercatore, umanista e figura di riferimento per generazioni di studenti e colleghi, la cui eredità continua a segnare la vita della città e dell’isola

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Il dott. Giorgio, maestro alla scuola della vita
Foto RONI BRMALJ

Un’aula gremita, un’atmosfera calorosa e una lunga sequenza di ricordi, testimonianze e manifestazioni di gratitudine: così alla Facoltà di Medicina di Fiume sono stati celebrati oggi, 4 dicembre, i primi novant’anni del professor Juraj Giorgio Sepčić, neurologo, psichiatra, accademico, docente universitario, divulgatore e figura di riferimento per generazioni di studenti e colleghi. Un uomo, come è stato detto più volte, “più avanti del proprio tempo”.

Ampiezza di interessi
L’incontro, organizzato nell’ambito delle manifestazioni per il 70º anniversario della Facoltà di Medicina, è stato sostenuto da un numero particolarmente ampio di enti – dall’Università di Fiume alla Città di Cherso, dal Museo di Cherso alla Società scientifica croata per la storia della cultura sanitaria – un fatto che il moderatore Marko Medved, professore ordinario presso la Cattedra di scienze sociali e umanistiche nella medicina, nonché presidente della Società scientifica croata per la storia della cultura sanitaria, ha voluto subito spiegare: “Perché tanti organizzatori? La risposta ce la dà l’ampiezza degli interessi del prof. Sepčić”, ha specificato aprendo la cerimonia.

La biografia di un pioniere
Nato a Cherso nel 1935, Sepčić compie i primi studi a Zagabria, ma al quarto anno si trasferisce a Fiume, dove era stata appena istituita la nuova Facoltà di Medicina. Qui si laurea nel 1960, ottiene il master nel 1973 e il dottorato nel 1979. Neurologo e psichiatra, è stato titolare della Cattedra di Neurologia (1988-1992 e 1996-2000), primario della Clinica neurologica (1996-2000), autore di una monografia, due dispense, 182 pubblicazioni, di cui 43 su riviste indicizzate, mentore di 15 dottorandi e vincitore di 30 premi professionali e 5 scientifici, tra cui l’Ordine Danica Hrvatska con l’effigie di Ruđer Bošković (2001), membro ordinario dell’Accademia medica croata dal 1993.
I suoi campi di ricerca hanno spaziato dalle malattie demielinizzanti – la più conosciuta tra le quali è senza dubbio la sclerosi multipla – alla neuroepidemiologia e alla neurogenetica.
Dopo il pensionamento, nel 2000, non ha mai smesso di essere attivo: tra conferenze, attività divulgative e ricerche sulla storia di Cherso, ha già pubblicato due libri e il terzo è in arrivo.

Mosaico di affetto e riconoscenza
Gli interventi che sono seguiti dopo l’introduzione di Marko Medved sono stati in pratica un ampio mosaico di testimonianze, ma anche di affetto e grande riconoscenza. Il primo a intervenire è stato l’attuale preside della Facoltà di Medicina, Goran Hauser, il quale ha voluto sottolineare in primo luogo il valore umano e professionale di Sepčić partendo da un ricordo personale: è stato infatti suo professore.
Hauser ha insistito sul fatto che il festeggiato non può essere descritto semplicemente come un bravo medico o come un apprezzato docente universitario: “Il prof. Sepčić è stato sempre molto di più. È stato un medico che ha scelto la professione anche per il suo carattere sociale, perché credeva che curare significasse prendersi cura non solo del malato, ma della comunità intera”.
Un approccio che Sepčić ha mantenuto lungo tutta la sua carriera, promuovendo la salute pubblica in modo attivo, sostenendo iniziative locali e instaurando un rapporto di fiducia profonda con i pazienti. “La sua attenzione per il tessuto umano della nostra regione – ha aggiunto Hauser – è stata un esempio costante per tutti noi”.

«Seguirlo è un privilegio»
Vladimira Vuletić, direttrice della Clinica di Neurologia del Centro clinico-ospedaliero di Fiume e attuale titolare della Cattedra di Neurologia, ha espresso un’emozione particolare nel prendere la parola. Ha detto di essere “orgogliosa di poter seguire le sue tracce”, sottolineando quanto il lavoro di Sepčić abbia segnato la neurologia fiumana e l’intera scuola medica cittadina. Non ha parlato solo di un predecessore illustre, ma di un punto di riferimento personale: “Per me Sepčić è stato molto più che un collega più anziano. È stato un amico. Un maestro che ha saputo ispirarmi fin dai primi anni della mia carriera e che ancora oggi rappresenta una bussola etica e professionale. La sua capacità di ascolto, la sua empatia, il suo impegno scientifico sono qualità che continuano a guidarci”.

«Rigoroso nello studio della storia»
L’intervento di Jelena Dunato, direttrice del Museo di Cherso, ha evidenziato un aspetto meno noto, ma fondamentale della figura di Sepčić: la sua passione per la storia e la genealogia dell’isola natale. “È stato un collaboratore prezioso – ha sottolineato – perché anche quando si dedicava a temi non direttamente legati alla medicina, portava con sé lo stesso rigore scientifico, la stessa metodologia accurata, la stessa esigenza di precisione che mostrava nei suoi studi clinici e neurologici”. Una passione che ha dato frutti concreti: due libri già pubblicati e un terzo in preparazione, dedicati alla storia e alle famiglie di Cherso. “Per noi – ha detto Dunato – è un collega nel senso più pieno del termine: qualcuno che contribuisce attivamente alla nostra missione culturale e che arricchisce la memoria storica della comunità”.

Umanista nel senso rinascimentale
Uno degli interventi più calorosi e personali è stato quello di mons. Franjo Velčić, anche lui nato a Cherso. “Conosco Giorgio dai tempi dell’università – ha ricordato – e posso dire che la sua dedizione alla medicina non si è mai interrotta, nemmeno dopo la pensione. Questo perché non è solo un medico, è un umanista nel senso rinascimentale del termine: uno studioso a tutto tondo, un uomo che coltiva il sapere in tutte le sue forme”. Velčić ha raccontato come gli abitanti di Cherso abbiano sempre nutrito una profonda fiducia in Sepčić: “Per loro è, semplicemente, il dottor Giorgio. Una figura familiare, rassicurante, qualcuno di cui ci si può fidare senza esitazione”. Ha concluso il suo intervento con un augurio tradizionale, pronunciato con evidente affetto: “Ad multos annos!”.

«Umanità nella medicina»
Molto toccante anche l’intervento di Ugo Toich, figlio del compianto Nivio Toich – è scomparso nel gennaio del 2009 all’età di 74 anni –, farmacista, primo sindaco di Cherso nella Croazia indipendente e figura centrale dell’italianità sull’isola, fondatore e presidente della Comunità degli Italiani di Cherso.
Rivolgendosi al festeggiato in italiano – “Carissimo dottor Giorgio” – ha ricordato il forte legame tra le due famiglie e il sostegno morale che Sepčić ha sempre dato alla comunità locale.
Toich ha voluto sottolineare che celebrare i suoi 90 anni significa celebrare un’esistenza intera: “Sepčić è stato sempre un faro, soprattutto in un’epoca in cui la medicina sta diventando quasi un servizio commerciale. Per lui, invece, il paziente è sempre stato soprattutto un uomo”.
Ha raccontato di come i consigli del dott. Giorgio, la sua empatia e il suo modo di rivolgersi alle persone abbiano lasciato un’impressione profonda in tutta la comunità: “La sua presenza a Cherso è preziosa, perché il suo approccio umano – ha detto – riesce perfino a scacciare le paure nelle persone”.

«La sua voce per il futuro»
Robert Doričić, responsabile della comunità Alumni MedRi, ha ricordato un aspetto unico dell’eredità di Sepčić: la sua capacità di parlare agli studenti. “È stato un’ispirazione costante. Nel corso degli anni – ha detto – siamo riusciti a registrare quasi due ore e mezza di incontri con gli studenti della Facoltà, momenti preziosi in cui raccontava la storia della medicina fiumana, aneddoti clinici, riflessioni sulla deontologia, consigli di vita”. Queste registrazioni, ha aggiunto, “sono una piccola eredità per le generazioni future, una memoria viva che testimonia non solo il suo sapere, ma il suo modo di vivere la medicina”.

«Prospettiva dinastica»
L’ultimo intervento prima del festeggiato è stato quello di Amir Muzur, ideatore dell’incontro, già titolare della Cattedra di Scienze sociali e umanistiche nella medicina, oggi docente presso il Dipartimento di Sanità pubblica presso la Facoltà di Scienze sanitarie. Con tono molto personale, ha posto una domanda: “Cosa può essere l’uomo senza un maestro, senza un esempio da seguire?”.
Per Muzur, Sepčić incarna proprio questa figura: un maestro capace di unire autorevolezza e gentilezza, rigore e umanità.
“Sepčić ha sempre dimostrato un profondo rispetto per quelli che lo hanno preceduto, ma anche per quelli che sarebbero venuti dopo, e cioè gli studenti”, ha detto, sottolineando una “prospettiva dinastica” della professione medica, in cui i saperi si tramandano, si rinnovano, si arricchiscono.
Ha ricordato una delle sue frasi più emblematiche: “Se vi ricordate il nome del paziente prima del giro visita, lo avete già guarito a metà”. “Questo approccio – ha concluso – è la migliore garanzia che le idee non moriranno mai”.

Gratitudine e identità
A chiudere l’incontro, come tradizione vuole, è stato il festeggiato. Juraj Giorgio Sepčić si è rivolto a tutti, uno per uno, ringraziando ognuno dei relatori e condividendo aneddoti personali legati a ciascuno.
Ha concluso con una frase che ha riassunto l’intero senso della giornata: “Non vivo solo per me, ma per la mia famiglia, per questa Facoltà, per la mia Cherso”.
Una dichiarazione che ha raccolto lunghi applausi e che riassume perfettamente la sua figura: medico, studioso, maestro, ma soprattutto uomo profondamente legato alla propria comunità.

«Sono sempre rimasto un medico. Il medico della comunità»
Abbiamo colto l’occasione, dopo l’evento, per fare una breve chiacchierata con Giorgio Sepčić. “Hanno parlato di me come ricercatore, come clinico – ha esordito –, ma nella mia mente io sono rimasto sempre un medico. Il tipico medico condotto, il medico di famiglia, il medico della comunità”.
Gli abbiamo ricordato che la sua specializzazione e la carriera universitaria lo hanno portato ben oltre quel ruolo. “Nonostante questo – ha proseguito – molti dei miei maestri mi dicevano: ‘Sepčić, si tolga dalla testa l’idea di essere soltanto un medico, deve fare il ricercatore’. Non è così. Io volevo essere medico, lo sono diventato e ho continuato per tutta la vita, ancora oggi, a fare il medico”.
Eppure, gli abbiamo fatto notare, ha guidato e indirizzato generazioni di ricercatori. “Certo – ha annuito –. Nel campo della ricerca sono stato molto impegnato nello studio delle patologie della mielina, la sostanza bianca del cervello. Insieme al compianto accademico Daniel Rukavina e all’accademico Stipan Jonjić abbiamo portato importanti novità, già molti anni fa. Negli ultimi decenni mi sono dedicato anche alla neurogenetica: dopo gli 80 anni mi ci sono tuffato e, con un gruppo di ricercatori di Lubiana guidati dal professor Peterlin, abbiamo individuato geni molto particolari che colpiscono proprio la mielina”.
“Sono stato anche uno dei fondatori dell’Associazione sclerosi multipla in Croazia – ha ricordato – e tra i promotori della Fondazione dell’Università di Fiume, che sostiene gli studenti: in Croazia siamo secondi per contributi erogati. Dicono che ho fatto molte cose, ma io me ne sono dimenticato…”, ha sorriso. “La mia vita è semplice: ho vissuto sempre di lavoro. I geni dei miei genitori e dei miei nonni sono i geni dei pescatori, gente semplicissima che con il lavoro ha costruito la felicità propria e della famiglia”.
Il ricordo va poi all’amico fraterno Nivio Toich. “Una perdita grande. La comunità italiana ha perso moltissimo con la sua morte, soprattutto per la continuità della venezianità nelle nostre isole: penso a Cherso, prima di tutto, e a Lussinpiccolo. Una grande perdita davvero. Ma devo dire che la Comunità degli Italiani di Cherso continua a vivere: abbiamo il professor Daniele Surdić che è molto attivo, e più volte ho partecipato a queste attività con conferenze in lingua italiana”.
Ha rivendicato con naturalezza la doppia appartenenza culturale: “Io sono croato, ma di cultura italiana. La nostra lingua – veneta, chersina, italiana – è parte della nostra identità. Deve rimanere viva sulle nostre isole”. Infine, un dettaglio che dice molto della sua vicinanza alla comunità italiana: “Seguo da sempre La Voce del popolo. La compro ogni giorno…”.

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