«Il conflitto si sarebbe dovuto risolvere in… casa»

Dopo la destituzione di Mauro Graziani dall’incarico di presidente del Consiglio della minoranza nazionale italiana della Regione litoraneo-montana, il vicepresidente Mario Simonovich invita a superare le tensioni

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«Il conflitto si sarebbe dovuto risolvere in… casa»
Mario Simonovich. Foto Željko Jerneić

In seguito alla destituzione di Mauro Graziani dalla carica di presidente del Consiglio della minoranza nazionale italiana della Regione litoraneo-montana, avvenuta ieri, 17 giugno, nel corso della seduta straordinaria tenutasi negli spazi della Comunità degli Italiani di Fiume, abbiamo contattato il diretto interessato – non presentatosi alla stessa riunione – per una dichiarazione in merito all’accaduto. Graziani non ha voluto commentare, per il momento, nulla al riguardo, limitandosi a dire che “invierò un comunicato stampa”.

«Aspetti incresciosi»
Il futuro della presidenza del Consiglio sarà definito entro il prossimo mese. In base allo Statuto, in questa fase di transizione spetta al vicepresidente dell’organo – in questo caso Mario Simonovich, anch’egli assente alla seduta di mercoledì scorso – esercitare le funzioni di presidente; entro 30 giorni dovrà essere convocata una nuova riunione, nel corso della quale dovrebbe essere eletto il nuovo presidente. Oggi, 18 giugno, abbiamo contattato anche Simonovich, il quale ha commentato così l’attuale situazione: “Certamente vi sono degli aspetti incresciosi. Credo che effettivamente in questo periodo si sarebbe potuto fare di più, e non mi sottraggo alle mie responsabilità. Mi chiedo però se, come spesso succede in politica, accanto agli intendimenti sociali, avanzati e progressivi, non vi siano talvolta delle punte che dal piano collegiale scivolano su quello personale.
Sono veramente dispiaciuto che il conflitto abbia assunto toni così aspri e non meno dispiaciuto per il fatto che una questione che, secondo me, avrebbe dovuto essere risolta serenamente all’interno del Consiglio, sia stata portata all’attenzione degli organismi regionali dai quali il Consiglio dipende e che giustamente ne controllano l’attività. Direi che non è stato molto saggio allargare in questo modo il conflitto; dubito che chi lo ha fatto sia stato in buona fede”.
Abbiamo quindi chiesto a Simonovich se si aspettasse la destituzione di Graziani dalla carica di presidente come esito della seduta. “Non c’è dubbio che una parte dei consiglieri avesse già manifestato in precedenza il proprio malcontento nei confronti dell’operato della dirigenza, nella quale includo anche me stesso assieme al presidente Graziani, e che progressivamente si sia sviluppata una conflittualità sempre più acuta. La destituzione, quindi, non era da escludere e non mi ha sorpreso”, ha affermato il vicepresidente, aggiungendo che “esistono anche conflitti e valutazioni personali che spesso vengono mascherati da motivazioni sociali e politiche più ampie”.

Questione aperta sulla presidenza
Alla domanda sulla sua disponibilità ad assumere l’incarico di presidente del Consiglio, Simonovich ha risposto negativamente. “Ho una certa età, ho i miei impegni, sono prontissimo a dare una mano, ma non voglio fare il presidente”, ha risposto. “Ritengo che, per onestà, in occasione della seduta nella quale dovrà essere nominato il nuovo presidente e che, secondo Statuto, sarò io a presiedere, si dovrà valutare anche la mia posizione di vicepresidente”, ha aggiunto.
Di propria iniziativa, Simonovich ha voluto commentare anche la decisione del nostro quotidiano di pubblicare la lettera anonima pervenuta in redazione e apparsa nel numero del 10 giugno scorso. “Ho letto con grande sorpresa che su ‘La Voce del popolo’ sia comparsa quella lettera che il quotidiano stesso definisce ‘anonima’. Da ex giornalista, la prima considerazione che ho fatto leggendola è che non si capisce bene se l’autore o gli autori siano o meno membri del Consiglio e, già di per sé, la cosa apre un ventaglio di riflessioni più ampio di quanto si potrebbe pensare. In secondo luogo, ritengo che la pubblicazione di una lettera anonima vada affrontata con molta cautela; io ho fatto quarant’anni di giornalismo e non ho mai pubblicato una lettera anonima. Inoltre, non penso che quella lettera fosse poi così anonima; in tal caso, si dovrebbe scrivere ‘lettera firmata’, così che ciascuno si assuma le proprie responsabilità: gli autori e il giornale. Non credo che la pubblicazione sia stata fatta con dolo, piuttosto la considero una leggerezza. Non metto in dubbio la buona fede de ‘La Voce del popolo’ e sono convinto delle buone intenzioni del giornale nel tentativo di contribuire alla soluzione della questione”.
In conclusione, Simonovich – oggi in pensione, già giornalista, redattore e caporedattore delle nostre testate, il quotidiano e la rivista “Panorama” – ha voluto lanciare un messaggio improntato all’azione e al superamento delle tensioni: “Direi che adesso è il momento di rimboccarci tutti le maniche e vedere che cosa si può fare, cominciando dal valutare quanto abbiano fatto, dal momento dell’insediamento del Consiglio, tutte le singole persone coinvolte, dalla prima all’ultima componente”.

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