Non è una voce di corridoio, né una polemica astratta. È un fatto che chiunque può vedere: un camion parcheggiato, fermo da anni, inutilizzato. Un mezzo acquistato con denaro pubblico che avrebbe dovuto migliorare il servizio di raccolta dei rifiuti e che invece è diventato il simbolo silenzioso di una decisione mai spiegata fino in fondo.
Si tratta di un camion IVECO per la raccolta differenziata, acquistato nel 2017 dalla municipalizzata “Čistoća”, per un valore complessivo di 2.198.500 kune. L’investimento è stato finanziato interamente con fondi pubblici: circa 873.000 kune provenienti dal Fondo per la tutela ambientale e l’efficienza energetica e la parte restante dalle risorse della stessa “Čistoća”, ovvero dai cittadini. Un mezzo conforme allo standard ambientale Euro 6, alimentato a gas metano compresso (CNG), concepito per lo svuotamento laterale dei contenitori.
Un mezzo inadatto
Il problema non è soltanto che il camion non venga utilizzato. Il nodo centrale sta nella sua stessa concezione tecnica: un veicolo imponente, ma dotato di un’apertura di carico ridotta e sproporzionata rispetto alle reali esigenze operative. Una configurazione che, secondo chi lavora sul campo, non si adatta alla densità dei contenitori, alle quantità di rifiuti prodotte né alle modalità concrete di raccolta praticate quotidianamente in città. Le modifiche necessarie per renderlo realmente funzionale non sono mai state eseguite e il mezzo non è mai entrato stabilmente nel sistema di lavoro. La decisione è stata presa, i fondi sono stati spesi, ma la responsabilità si è dissolta nel silenzio.
A sollevare pubblicamente la questione è Ćenan Beljulji, dipendente della “Čistoća” e fiduciario sindacale, il quale afferma di aver richiesto formalmente spiegazioni scritte sulla scelta del mezzo, sulle sue caratteristiche tecniche e sulla reale utilità dell’acquisto. Una richiesta rimasta senza risposta.
Silenzio e costi
Nel frattempo, i costi continuano a correre: assicurazione, registrazione, manutenzione minima, stoccaggio. Considerando il valore del veicolo – circa 290mila euro – e il normale ciclo di ammortamento dei mezzi municipali, una stima prudente parla di circa 15mila euro l’anno di spese. In sei anni, si arriva a circa 90mila euro di denaro pubblico senza alcun ritorno operativo, mentre i lavoratori operano spesso in condizioni di carenza di mezzi realmente efficienti.
Il «camion del futuro»
A rendere ancora più stridente la vicenda è il modo in cui lo stesso mezzo venne presentato all’opinione pubblica al momento dell’acquisto. All’epoca – era il 28 maggio 2018 –, “La Voce del popolo” raccontava l’arrivo del camion Iveco come un passo decisivo verso la modernizzazione e la sostenibilità del servizio di raccolta dei rifiuti. La consegna avvenne in forma ufficiale, in piazza della 111ª Brigata, e il mezzo venne descritto come una novità assoluta per il mercato croato: un autocarro ibrido Euro 6, alimentato a gas metano compresso, destinato alla raccolta differenziata, con emissioni ridotte sia in termini di inquinamento atmosferico sia acustico.
“Siamo i primi in Croazia ad averlo introdotto”, aveva sottolineato in quell’occasione l’allora direttrice della “Čistoća”, Jasna Kukuljan, spiegando che l’obiettivo era aumentare l’efficacia del servizio e stimolare ulteriormente la sensibilità ambientale dei cittadini. Il camion veniva presentato come uno strumento capace di garantire un servizio di qualità e di orientare l’azienda verso modelli a bassissimo impatto ambientale.
Il costo dell’investimento – circa 2,2 milioni di kune, con un contributo del 40% del Fondo per la tutela ambientale – veniva giustificato anche dalle caratteristiche tecniche: due vasche portarifiuti per un volume complessivo di 30 metri cubi, in grado di raccogliere contemporaneamente due diverse frazioni di rifiuti, con minori costi di carburante e manutenzione. Un mezzo che, secondo le dichiarazioni ufficiali, avrebbe contribuito in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi europei sul riciclo.
Rilette oggi, quelle parole restituiscono un contrasto difficile da ignorare. Il veicolo che avrebbe dovuto rappresentare un’eccellenza tecnologica e ambientale è rimasto ai margini del servizio operativo, trasformandosi da fiore all’occhiello in emblema di una gestione discutibile delle risorse pubbliche.
Dubbi sulle responsabilità
L’acquisto era avvenuto nel quadro della normativa sulla gara pubblica – puntualizza Ćenan Beljulji –, che impone criteri di legalità, efficienza, economicità e finalità dell’investimento. Se un mezzo acquistato non risponde alle esigenze reali del servizio, la domanda diventa inevitabile: le specifiche tecniche erano adeguate? La valutazione dei bisogni è stata fatta con competenza? Oppure la procedura è stata condotta in modo formale, senza una reale verifica della funzionalità sul campo?
La legge non contempla l’acquisto di attrezzature destinate a restare inutilizzate per anni. In entrambi i casi, il danno per l’interesse pubblico è evidente. La dirigenza aveva l’obbligo di agire con la diligenza del buon amministratore, mentre il Consiglio di sorveglianza della società avrebbe dovuto esercitare un controllo attivo. Un mezzo che rimane inutilizzato per anni, generando costi continui, difficilmente può passare inosservato.
Una richiesta di chiarezza
Di fronte a una situazione in cui il denaro pubblico è stato speso, il bene non è utilizzato e il danno è misurabile e prolungato, Beljulji ritiene legittimo chiedersi se vi siano anche profili di responsabilità penale, legati a una possibile gestione negligente o abuso di posizione. Stabilirlo, sottolinea, non è compito dei lavoratori, ma delle istituzioni competenti.
Per questo motivo viene rivolto un appello al Procura di Stato della Repubblica di Croazia, all’Ufficio statale per la revisione e allo stesso Fondo per la protezione dell’ambiente, affinché il caso venga esaminato con urgenza, siano accertate le responsabilità e garantita la massima trasparenza. Perché, finché quel camion resterà fermo, resterà aperta anche una domanda semplice e inevitabile: chi ha deciso, chi ha taciuto e chi ha pensato che tutto sarebbe stato dimenticato. Fiume merita risposte.
Finché quel veicolo resterà fermo, continuerà a porre la stessa domanda alla Città: chi ha deciso, chi ha taciuto e chi ha pensato che tutto sarebbe stato dimenticato. I cittadini di Fiume – conclude Ćenan Beljulji – meritano spiegazioni.
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