Nel quadro delle celebrazioni per il 70º anniversario della Facoltà di Medicina di Fiume, si è svolto ieri un convegno internazionale organizzato sotto l’alto patrocinio dell’Ambasciata d’Ungheria a Zagabria, dal titolo eloquente ovvero “I grandi dell’antisepsi: Ignaz Semmelweis e Antonio Grossich”. A moderare i lavori è stato Amir Muzur, professore ordinario della Facoltà ospitante, il quale ha ricordato come Semmelweis sia stato un cittadino del mondo, ma anche Grossich non fu da meno: un pioniere dell’apertura mentale e scientifica che ha sempre contraddistinto la città di Fiume.
E in effetti, l’accostamento dei due nomi non è casuale. Come ha spiegato Muzur, “Grossich completò idealmente l’opera di Semmelweis: se il medico ungherese intuì il valore salvifico del lavarsi le mani, Grossich ne estese i principi alla sterilizzazione degli strumenti chirurgici, portando a compimento la rivoluzione dell’antisepsi iniziata da Lister”.
Al convegno hanno preso parte figure di primo piano della scienza e della diplomazia, tra cui il professor Béla Merkel, rettore dell’Università Semmelweis di Budapest, il professor László Rosivall, già rettore della stessa Facoltà, l’ambasciatore d’Ungheria a Zagabria, Csaba Demcsák, la professoressa Éva Feketéné Szabó, prorettrice per la strategia, la responsabile del settore Marketing e comunicazione, Dóra Szepesi, la direttrice dell’Istituto Liszt – Centro Culturale Ungherese di Zagabria, Anna Mladenovics e l’addetta al settore Cultura in seno all’Ambasciata d’Ungheria a Zagabria, Beáta Siklósi.
Nel suo intervento, l’ambasciatore Demcsák ha ricordato come parlare di Semmelweis significhi parlare non solo di un grande scienziato, ma di un uomo la cui eredità oltrepassa i confini nazionali a beneficio dell’intera umanità. Il preside della Facoltà di Medicina, prof. Goran Hauser, si è detto onorato di potere accogliere gli ospiti ungheresi, sottolineando il legame storico, politico e culturale che unisce Budapest e Fiume. Un legame, ha aggiunto Muzur, che resiste al tempo e continua a generare frutti di collaborazione e di amicizia.
Il rettore Merkely, nel suo intervento, ha ricordato le proprie origini croate e citato Leonardo da Vinci: “Gli ostacoli sono fatti per essere superati”, parole che, ha detto, riassumono lo spirito con cui Semmelweis affrontò le resistenze del suo tempo.
Genio incompreso
A parlare in modo esaustivo di Ignaz Semmelweis, è stato soprattutto l’ex rettore dell’Università Semmelweis, László Rosivall, il quale ha ripercorso il percorso di vita e professionale di uno dei più influenti scienziati ungheresi di tutti i tempi. È scaturito, così, che Ignaz Semmelweis nacque a Buda il 1º luglio 1818, in un’epoca che non conosceva i batteri, ma sapeva molto bene che cosa fosse la morte silenziosa delle madri. Quando arrivò all’ospedale di Vienna nel 1846, giovane medico ostetrico, si trovò davanti a un mistero: in una delle due cliniche le donne motivano molto più che nell’altra. Semmelweis indagò, osservò, confrontò. La morte di un amico, ferito da un bisturi usato per un’autopsia, gli offrì la soluzione del problema: la febbre puerperale nasceva dalle mani dei medici. Non dall’aria cattiva, non dai miasmi, ma dal contatto diretto con i corpi infetti. Impose, allora, il lavaggio delle mani con una soluzione di cloro e i decessi diminuirono di colpo. Fu una scoperta enorme, ma troppo semplice per essere accettata. I colleghi lo derisero, lo isolarono, lo accusarono di follia. Semmelweis morì nel 1865, all’eta di 47 anni, in un manicomio, dimenticato da tutti. Solo più tardi la scienza gli diede ragione.

Oggi è ricordato come “il salvatore delle madri”, ma in vita non riuscì a salvarsi dalla ferocia dell’incomprensione. Rosivall, nel suo intervento, ha ammesso di rimanere sempre annichilito di fronte alla cocciutaggine umana, a quella resistenza ostinata con cui spesso si rifiuta la verità, anche quando è davanti agli occhi di tutti.
Al termine del suo discorso, ha espresso la speranza che il busto di Ignaz Semmelweis, il cui scoprimento si è svolto ieri, a Convegno terminato, nel parco della Facoltà ospitante, “resti come un messaggio della scienza contro l’ignoranza per le generazioni future” e che “questo e gli altri busti e statue dedicate a grandi ricercatori e scienziati nel mondo, diano vita a un movimento di condivisione tra nazioni, per educare i giovani e costruire insieme un futuro migliore”.
Dopo Rosivall, Muzur ha parlato di Antonio Grossich, medico fiumano di formazione viennese, che realizzò il suo più grande traguardo introducendo un innovativo metodo di disinfezione preoperatoria: utilizzò una tintura di iodio applicata direttamente sulla pelle rasata del paziente, senza successivo risciacquo con alcol o etere, in quella che egli stesso definì “pennellazione iodica”. Una procedura tanto semplice quanto rivoluzionaria, che rese gli interventi chirurgici molto più sicuri. Grossich presentò i risultati delle sue ricerche al Congresso internazionale di Budapest, dove – unico tra i relatori – prese la parola in italiano, mentre gli altri si esprimevano in francese o in tedesco. Il metodo fu accolto con entusiasmo, prima ad Amburgo, poi l’anno successivo a Parigi, dove il nome di Grossich cominciò a circolare nei maggiori ambienti scientifici europei. Il neurochirurgo berlinese Fedor Krause lo propose persino per il Premio Nobel per la Medicina.
Nel 1912 il Governo italiano gli conferì il titolo di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, in riconoscimento del suo contributo alla salute dei soldati: fu lui, infatti, a introdurre nel corredo standard militare una benda sterile e una boccetta di tintura di iodio, salvando così innumerevoli vite nei campi di battaglia. Nel 1919, Fiume gli rese omaggio con l’emissione di un francobollo recante la sua effigie. Non meno rilevante fu la sua attività politica: deputato, sindaco e presidente del Consiglio Nazionale Italiano di Fiume, Grossich ebbe un ruolo determinante nei travagliati anni postbellici. Fece parte della delegazione fiumana alla Conferenza di pace di Parigi e partecipò alla ricezione del presidente statunitense Woodrow Wilson, al quale scrisse sulla cosiddetta “questione fiumana”, sostenendo con passione l’annessione della città all’Italia.
Un busto come regalo
Come scritto sopra, al termine del convegno, nel “Viale delle personalità illustri” del giardino della Facoltà di Medicina, è stato scoperto il busto di Ignaz Semmelweis, donato all’istituto universitario ospitante dal rettore dell’Università Semmelweis di Budapest, Béla Merkely. Il busto si aggiunge a quelli di Andrija Štampar (uno dei fondatori della Facoltà di Medicina di Fiume) e del polacco Jan Nielubowicz (pioniere del trapianto renale), e attende ora di essere affiancato da quelli di Vinko Frančišković, autore del primo trapianto di rene nell’ex Jugoslavia nel 1971, e di Silvije Novak, primo preside della Facoltà di Medicina del capoluogo quarnerino.
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