Hotel «Deák»: storia affascinante

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Hotel «Deák»: storia affascinante
Lo stabile ospita oggi la Casa dei sindacati “Franjo Belulović”

Nel 1887 il quotidiano fiumano La Varietà riportava che “L’Hotel Deák, con un bellissimo giardino per l’estate, ha una sala magnifica per concerti e per balli, parecchie stanze a buon prezzo e buona cucina”. E scriveva bene. Alla fine del XIX secolo, l’albergo (odierna Casa dei sindacati “Franjo Belulović” in via Krešimir) è stata una delle strutture ricettive che maggiormente hanno influenzato la vita sociale cittadina. La sua storia, però, si differenzia da quelle degli altri, per il fatto che il nome – Deák – non corrispondeva a quello del suo titolare. Si trattava, invece, di un’affettuosa dedica dei fiumani al politico ungherese Ferenc Deák (1803-1876), al quale venne intestata anche l’attuale via Krešimir, nota in un periodo come Corsia Deák, in cui sorge il palazzo dell’ex Zuccherificio (oggi sede del Museo civico), che svolse un ruolo fondamentale nella stesura del Compromesso austro-ungarico (1867) e croato-ungarico (1868). Il diplomatico era conosciuto per la sua propensione all’effettuazione di compromessi, per cui anche nella sunnominata alleanza si era molto prodigato per far avere alla Croazia maggiori concessioni. Ha estratto Fiume dall’Intesa croato-ungarica ed è stato il diretto responsabile del Provvisorio ungherese durato fino al 1918, cosicché i fiumani gli riconoscevano il merito dell’attuazione di un’eccellente base politica, grazie alla quale il capoluogo quarnerino aveva vissuto a quei tempi una notevole crescita economica.

L’intuito di Bukounig

In seguito all’abbattimento del modesto edificio Pongratz, ubicato in Corsia Deák, nelle vicinanze della linea ferroviaria, l’albergo “Deák” visse una crescita graduale. Inizialmente, nel 1877, l’imprenditore Andrea Bukounig fece edificare una piccola palazzina e aprì il “Caffè Bukownig” (in seguito Bukounig), rivelatosi subito un successo clamoroso tra il nuovo pubblico fiumano giunto in città, molto esigente e con la puzza sotto il naso. Nei suoi spazi si organizzavano feste familiari carnascelesche e spassose serate di ballo per i sottufficiali di guarnigione, come quella famosa del 1882 nel corso della quale, nella sala del ristorante, accompagnati dall’elegante musica dell’orchestra, si misero a ballare addirittura 102 coppie.

Oggetto del desiderio

Dalle fonti d’archivio risulta che nel 1881 proprietario dell’edificio fosse un certo Marijan Kalić e che a quei tempi lo stabile avesse soltanto un piano, dalla facciata molto semplice e il tetto abbastanza alto. Le decorazioni della Sala delle cerimonie erano merito del noto pittore fiumano Giovanni Fumi il cui nome, a quell’epoca, era una garanzia. Nel 1891 l’albergo passò nelle mani di due donne, Ermina Blasich e Anna Lengyel e, dietro un ambizioso progetto del fiumano Isidoro Vauchnig (la cui architettura è rappresentata anche dai due padiglioni del Mercato cittadino, da lui eretto nel 1880 per conto della Banca di Fiume), fu innalzato il secondo piano e il palazzo divenne ben più vistoso. A seguire, dieci anni dopo, la sopraelevazione per opera di Franjo Matiassi (già autore di Palazzo Adria) il quale, nell’allestimento della Prima mostra industriale (1899) aveva esposto gli abbozzi per la costruzione delle ville “Emerich” e “Frankfurter”, una serie di disegni di facciate in acquerello dagli stili molto diversi e l’edificazione dell’albergo “Deák”. All’epoca ne era titolare Federico Heim (1889-1907) e, successivamente, vengono nominati quali proprietari Riccardo Sander (1908-1910) e Julius Ederer Burger (1912-1915), già responsabile del Grand Hotel Bonavia.

L’albergo “Deák” in una foto d’epoca

I film

L’albergo “Deák” ospitava non di rado spettacoli teatrali non pretenziosi, feste e balli, come pure pellicole cinematografiche. Infatti, dopo che il 29 gennaio 1897, in una delle sale di Casa Gorup, accanto al “Caffè Orient” (di fronte ai Mercati cittadini), vennero proiettati due film, i cinema itineranti iniziarono a venire sempre più spesso a Fiume a deliziare il curioso pubblico nei saloni dei ristoranti, negli alberghi e nei teatri e, nello specifico, a Teatro Fenice e negli hotel “Deák” e “Sušak”. Uno fra i tanti fu il Phono-Cinèma-Thèatre, arrivato a Fiume il 19 giugno del 1902, ospite di entrambi i succitati alberghi, che in precedenza era stato a Trieste (dal 12 al 19 aprile di quell’anno), a Venezia, a Padova e a Verona.

I ribattezzamenti… politici

Nel 1908 l’albergo, divenuto ormai popolare luogo di incontro dei fiumani, venne un’altra volta rinnovato e vi fu introdotta la corrente elettrica, aggiunte altre due sale ristorante, un terrazzo e un parco. Quali “specialità della casa” si offrivano una miriade di gustose ricette ungheresi e viennesi. Ribattezzato, dopo l’armistizio, in hotel “Wilson” (in onore del Presidente americano) diventato “Orlando” in seguito alle dichiarazioni americane che negavano l’affiliazione di Fiume all’Italia e “D’Annunzio” nell’era della sovranità italiana, dopo il 1918 cambiò nome per l’ennesima volta in “Excelsior”. Con l’arrivo del governo popolare, il tanto amato e frequentato albergo “Deák” venne riqualificato in Casa dei sindacati “Franjo Belulović”. E lo è tuttora.

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