Hospice Cosulich. Lo sfogo di suor Daniela

La struttura in Belvedere, fondata dall’Arcivescovado di Fiume, oggi compie 8 anni, nel corso dei quali ha assicurato assistenza a 1.837 malati terminali. Ora, però, rischierebbe la chiusura. Ne abbiamo parlato con la direttrice

È davvero incerto il destino della struttura in Belvedere?

Anche quando l’arrivo al capolinea della vita è un evento inesorabile, c’è qualcuno che vi ci può accompagnare, con cure e parole di conforto, consentendo di raggiungerlo in maniera più dignitosa e serena. È ciò che avviene, da otto anni esatti, in seno all’hospice Maria Crocifissa Cosulich, fondato dall’Arcidiocesi di Fiume come prima struttura di questo tipo in Croazia, istituita con l’obiettivo di offrire cure palliative a malati terminali e sostegno, morale e umano, ad essi e ai loro familiari. C’è anche una Legge che assicurerebbe ai cittadini, malati terminali, di disporre di queste cure, ma nella prassi quotidiana la realtà è ben diversa, con i malati e i familiari abbandonati a sé stessi, lasciati a gestire situazioni che può comprendere soltanto chi le ha vissute in prima persona. Il sistema sanitario, che da un anno a questa parte è messo a dura prova dall’emergenza sanitaria, non è sempre pronto a occuparsi dei malati per i quali non c’è più speranza.

Un futuro incerto?
Prima che l’hospice in Belvedere venisse istituito, la Regione litoraneo-montana non disponeva di alcuna struttura, né di un solo posto letto, per malati di questo tipo. Per affrontare sfide del genere ci vogliono tanta sensibilità, empatia, ma anche senso pratico, prerogative che ha dimostrato di avere suor Daniela Orbanić, direttrice della struttura. In occasione dell’anniversario di fondazione, suor Daniela ha diffuso un comunicato stampa che alcuni portali hanno riportato, ma non integralmente: “Non è stato riportato un passo molto importante ed è quello relativo al rischio di chiusura dell’hospice per volere del nuovo arcivescovo mons. Mate Uzinić, coadiutore di mons. Ivan Devčić. È stato lui stesso a dirmelo quand’è venuto qui. Gli ho fatto i miei complimenti dicendogli che ciò non avverrà. Semmai, potrà venire trasferito altrove, con la Regione o la Città quali fondatrici. L’Arcivescovado, tra l’altro, non ci finanzia con una kuna”.

“Occorre precisare, inoltre, che dal 17 dicembre scorso il nostro arcivescovo Devčić non può più prendere delle decisioni – ha proseguito suor Daniela –. A mons. Uzinić ho risposto che ce ne saremmo andati tutti, portando con sé i letti e tutto il materiale e che ci saremmo rivolti alla Città o alla Regione”. Alla nostra interlocutrice abbiamo chiesto qual è, secondo lei, il motivo dell’ipotetica chiusura. “Il mio presunto non voler sottostare a certe cose. Evidentemente una donna non può avere voce in capitolo, soprattutto una donna di Chiesa, alla quale non è permesso proferire parola. Dopo 26 anni certe cose non mi vanno più giù. A qualcuno la verità risulta scomoda”.

Suor Daniela Orbanić

Un luogo di pace e dignità
Nel comunicato firmato da Orbanić si legge: “Questo servizio è assolutamente gratuito e disponibile a tutti a prescindere da età, sesso e credo religioso. Dall’inizio del 2020 sono in vigore le misure epidemiologiche per cui le visite non sono consentite oppure devono avere con durata prestabilita. Nel 2020 l’hospice è diventato la locomotiva nello sviluppo del servizio di cura palliativa in Croazia. Il 95 per cento dei pazienti sono malati oncologici in fase terminale. Dal 2013 ad oggi vi si sono spente complessivamente 1.837 persone malate. Nei primi due anni veniva occupato l’80 p.c. dei posti disponibili, oggi siamo al 100 p.c. Esiste una lista d’attesa e si dà la precedenza ai senzatetto e ai difensori. La struttura dispone di 14 letti attrezzati e ha 22 dipendenti. Ci sono anche i profili esterni, oncologi e psichiatri del Centro clinico-ospedaliero di Fiume, necroscopi e religiosi d’ogni confessione. In un caldo ambiente familiare il malato può vivere dignitosamente fino alla fine. L’assistenza è costante fino all’ultimo attimo. Si allevia il dolore, si comunica e si offre supporto ai familiari nel loro dolore”.

 

Lavori in corso
Al piano superiore dell’hospice sono attualmente in corso dei lavori di ristrutturazione in quanto la costruzione dell’edificio risale al 1900. In base al referto sulla statica e tutela dei beni culturali, si tratterebbe di una struttura a rischio a bassa resistenza a eventuali eventi sismici. Il piano superiore è libero e quindi ci sarebbero anche le condizioni per ampliare la struttura. Il bisogno è crescente e l’Arcivescovado fiumano, recita il comunicato, è il primo in Croazia a voler contribuire alla cultura della cura rivolta alle persone morenti.

 

In quanto a un eventuale hospice II?
“Si occuperebbe soprattutto dei difensori croati e delle loro famiglie. In questo senso si andrebbe verso un contratto con il Ministero dei Difensori. Le risposte in merito le conosce il duo Ivan Devčić, arcivescovo-Mate Uzinić, arcivescovo coadiutore”. “La struttura è in cantiere da dieci anni e non so che cosa sta succedendo al piano superiore. In precedenza fungeva da Casa di riposo per sacerdoti, i quali sono stati poi trasferiti in una struttura per persone dementi a Sušak. Vi era posto per 5 persone con 9 dipendenti, con rette insostenibili. Nessuno può permettersi 10-12mila kune mensili. Il mio peccato – ci ha spiegato ancora suor Daniela –, è stato quello di avere detto apertamente che quella struttura era destinata al fallimento in quanto non è compito della Chiesa guadagnare sulle persone dementi o su chiunque altro, bensì essere al loro servizio. A proposito del piano superiore, avevo parlato con il ministro dei Difensori Tomo Medved, molto disponibile. L’arcivescovo ha invece rifiutato il sostegno finanziario offerto dal ministro, che sarebbe servito ad aprire una struttura per i difensori croati. Mi chiedo come abbia potuto farlo?”.

 

«Spesi milioni per lavori fatti male»
I lavori sono costati milioni e sono stati eseguiti male. Sulle vecchie travi è stata collocata una specie di granulato che è stato poi rivestito in linoleum. Anche con un terremoto molto meno forte di quello avvenuto a Petrinja si rischia grosso. La faccenda andrebbe messa sotto inchiesta”, ha concluso suor Daniela Orbanić.

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