GNL. Questione di… rumore

Continuano le polemiche a pochi giorni dall’entrata in funzione del rigassificatore. Ahmetović: «Situazione insostenibile»

La Tristan Ruby è giunta nel terminal di Castelmuschio il primo giorno dell’anno

“Siamo tra i Comuni più giovani della Regione, con un buon tenore di vita, non c’è il problema del decremento demografico, anzi. Con il rigassificatore galleggiante c’è chi annuncia di volersene andare e di voler vendere la propria casa”, è la voce amareggiata di Mirela Ahmetović, sindaco socialdemocratico di Castelmuschio (Omišalj). Dopo un mese di collaudi, con l’arrivo della “Tristar Ruby”, il primo giorno del 2021 è entrato in funzione il rigassificatore galleggiante sull’isola di Veglia. La prima metaniera con 143.000 metri cubi di gas liquido è giunta dagli Stati Uniti. Il terminal, dopo anni, se non decenni di dubbi, progetti modificati, dibattiti politici e proteste, è arrivato, anzi, approdato allo scalo allestito sull’isola. I motivi per cui, nonostante tutto, il progetto del rigassificatore è stato portato a termine, sono di natura economica e, indirettamente, anche politica. C’è un vecchio detto che raccomanda di non portare tutte le uova in una cesta bensì almeno in due. Nel caso del terminal GNL (gas naturale liquefatto) appena inaugurato, andrebbe interpretato nell’ottica della diversificazione delle fonti con cui alimentare la rete croata e, in parte, quella europea. È una questione di rapporti internazionali, di delicati e non sempre stabili equilibri geopolitici. In un contesto complesso nel quale sono in gioco enormi interessi internazionali un piccolo Comune come quello di Castelmuschio poco ha potuto fare per contrapporsi all’arrivo di un altro intruso in una località in cui c’erano già il terminal dell’oleodotto e gli impianti petrolchimici, oggi dismessi, della DINA, in collisione con la vocazione turistica della zona e di tutta l’isola.

 

Il rigassificatore galleggiante della LNG Croatia può immagazzinare 140.000 cubi di gas liquido in grado di portare allo stato di gas 300.000 metri cubi, dopo la fase di riscaldamento, immettendoli nel gasdotto Omišalj-Zlobin da dove s’allaccia alla rete croata ed europea. Nel corso della fase di collaudo, durata un mese circa, sono stati effettuati i test a massimo regime, ma negli anni a venire l’impianto non verrà mai utilizzato al massimo delle capacità. In un anno l’impianto galleggiante potrebbe produrre oltre 2,5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto. Capacità esaurite nei prossimi tre anni e assicurate all’80 p.c. fino al 2027 e al 50 fino al 2035. Sulla convenienza economica, pertanto, non vi sono dubbi.
Ignorando la componente paesaggistica e i rischi per l’ambiente, dalla fase di collaudo all’arrivo della prima metaniera il problema che si avverte è quello del rumore. A contestarlo, e non da ieri o ieri l’altro, è il sindaco Ahmetović che raccoglie e condivide le impressioni di alcuni suoi concittadini, tutt’altro che entusiasti del nuovo… vicino di casa.

Cittadini arrabbiati
“Si stanno rivelando esatte le nostre previsoni e giustificata la nostra denuncia al Tribunale amministrativo. Fin dall’inizio abbiamo sottolineato la questione del rumore contemplato nello studio sull’impatto ambientale in modo scorretto. Veniva riportato che il livello del rumore sarebbe stato addirittura inferiore dopo l’installazione dell’impianto rispetto alle condizioni di partenza. Vi sembra una cosa normale? Potete intuire da soli quanto sia elevato il livello di serietà con cui è stato realizzato lo studio sull’impatto ambientale. I cittadini sono decisamente arrabbiati. Io abito in una delle zone più distanti dal rigassificatore e il rumore lo sento eccome. C’è un rombo costante e nel centro storico viene percepito come una vibrazione continua, giorno e notte”.

Gli appelli fatti in passato dal primo cittadino non sono valsi a nulla. Il Comune aveva accettato, in un primo tempo, il rigassificatore sulla terraferma che avrebbe avuto un ruolo nel contesto del polo petrolchimico quand’era ancora in funzione. L’idea era stata poi abbandonata e si era optato per il FSRU, sigla internazionale per i rigassificatori galleggianti. Com’è noto, ci sono di mezzo i finanziamenti da parte dell’Unione europea, che ha posto delle chiare condizioni, “inchiodando” l’impianto lì dov’è. Che cosa si può fare, giunti a questo punto?

“Abbiamo chiesto a un ente autorizzato di misurare l’inquinamento acustico prodotto, che riteniamo superiore ai valori consentiti. È nostra intenzione dimostrarlo. Esistono dei livelli consentiti nelle ore diurne e in quelle notturne. Di notte il livello del rumore dev’essere più basso, ma il rigassificatore lavora 24 ore su 24. I cittadini sono fuori di sé. A questo punto è una magra consolazione la consapevolezza che tutto ciò che avevamo previsto sta accadendo. Come cittadina non posso accettare di vivere qui, in queste condizioni”.

Mirela Ahmetović se la prende con il potere governativo centrale, ma nel corso degli anni nemmeno il partito di cui è esponente, l’SDP, è sembrato deciso, determinato contro la variante galleggiante del rigassificatore. “Forse questa è la percezione che qualcuno può avere – risponde –, ma vi assicuro che stiamo agendo insieme, che abbiamo il sostegno della Regione. Avevo dichiarato che mi sarei dimessa o che sarei uscita dal mio partito qualora esso fosse stato al potere approvando questo progetto. L’ho detto qualche mese fa e lo ripeto ora. L’SDP era favorevole al terminal, ma sulla terraferma, e gli stessi cittadini lo avvevano accettato come un male minore. La Regione, vi assicuro, è costantemente al nostro fianco e noi non potremmo farne a meno nelle nostre battaglie. Anche per le nostre denunce si è operato insieme. Il presidente Zlatko Komadina, quando vuole far sentire la propria voce, ha uno stile diverso dal mio, che mi porterebbe a Zagabria, in piazza Jelačić, a gridare la mia rabbia ai quattro venti. Per fortuna, c’è compatibilità politica. Adesso, però, lasciamo perdere l’appartenenza a questo o a quel partito. Basta venire a Castelmuschio per accertarsi che qui non si vive più in condizioni normali”.

Situazione insostenibile
Che cosa si può ottenere? È illusorio sperare che la LNG Croatia possa levare le ancore e salpare. “Sappiamo che il terminal resterà qui dov’è per almeno dieci anni, ma quello che si può ottenere e che vi siano adottati dei sistemi per contenere la quantità di rumore. Noi la dovremo sopportare, ma chi la gestisce dovrà fare qualcosa. C’è chi ha investito e che oggi pensa di vendere il proprio immobile. Abbiamo anche un campeggio a cinque stelle. Non credo sia compatibile con questa situazione”.

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