“Vogliamo conoscere meglio il territorio in cui viviamo, valorizzarlo e conservare la sua cultura e le tradizioni”: dietro a questa frase, all’apparenza semplice, si cela un progetto ambizioso e articolato, che ha portato oggi, 28 gennaio, un gruppo di ragazzi della Scuola di scienze naturali e di grafica di Fiume a fare visita alla Comunità degli Italiani di Palazzo Modello. Gli allievi, guidati dalla professoressa di geografia Tanja Šego Miketa, stanno partecipando al progetto Scuola in comunità, un programma di educazione civica pensato come materia facoltativa per le scuole superiori. Il progetto si basa sull’idea di “imparare facendo” all’interno della comunità, portando gli studenti fuori dalla lezione frontale e facendoli confrontare con problemi reali del territorio, attraverso ricerca, contatto con attori locali e proposta di soluzioni. In questo contesto, i ragazzi hanno deciso di visitare il sodalizio fiumano, dove hanno incontrato il presidente Enea Dessardo e Moreno Vrancich, membro della CI e giornalista del nostro quotidiano. I ragazzi avevano preparato una serie di domande, che spaziavano dall’origine del dialetto fiumano, al suo uso nella vita quotidiana, fino al motivo per cui non esistono corsi specifici per apprenderlo e se avrebbe senso introdurre ore dedicate al dialetto nell’ambito del programma di croato delle scuole medie superiori.
Il contributo di «Fiume o morte!»
Sì, avete capito bene: gli alunni della Scuola di scienze naturali e di grafica vorrebbero che durante le ore di lingua e letteratura croata si parlasse anche del dialetto fiumano, considerandolo parte integrante della cultura del territorio. Dessardo e Vrancich hanno risposto nel dettaglio alle domande dei ragazzi, alternando spiegazioni storiche legate alla città e aneddoti personali. Nel corso della conversazione sono emerse nuove curiosità, con l’incontro che si è protratto per oltre un’ora e mezza. Non è mancato un approfondimento sul pluripremiato docu-film “Fiume o morte!”, con i ragazzi interessati al punto di vista dei membri della comunità italiana e in particolare desiderosi di sapere se l’opera potesse spingere qualcuno a studiare il dialetto fiumano.
“Credo sia difficile arrivare a tanto, ma il film ha comunque contribuito a suscitare curiosità sulla storia di Fiume, che qualcuno potrà ora approfondire; oltre a questo, ha anche aumentato la consapevolezza sull’esistenza e l’uso del fiumano in città, il che è generalmente positivo”, ha affermato Dessardo.
I ragazzi hanno poi fatto una serie di parallelismi fra il fiumano e il ciacavo, cercando di capire come sia possibile tutelare la lingua e le tradizioni. Erano interessati a sapere se fossero state effettuate traduzioni in dialetto fiumano di autori croati, ma anche quali fossero le similitudini tra il fiumano e altri dialetti italiani. In generale hanno dimostrato un grande interesse, dichiarando di voler approfondire l’argomento, magari frequentando una materia opzionale dedicata al fiumano a scuola, oppure, per iniziare, collaborando con la CI, affinché venga creato un laboratorio aperto anche a studenti di altre scuole, ampliando così il numero di persone coinvolte. Vrancich ha detto loro che queste idee sono talmente belle da sembrare incredibili, offrendo piena disponibilità del sodalizio a collaborare alla realizzazione di un programma di questo tipo. L’incontro si è concluso con la promessa di ulteriori contatti e con la proposta di tradurre brevi testi di autori croati in dialetto fiumano, da utilizzare poi a scuola.
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