Nella tarda mattinata di sabato scorso a Palazzo Modello si è svolto il terzo appuntamento dell’iniziativa formativa coordinata dal professor Stefano Pilotto, docente di Storia delle Relazioni Internazionali e direttore del Programma Origini presso il MIB Trieste School of Management. Un’occasione di ascolto e dialogo, inserita in un itinerario volto ad approfondire la complessità storica e culturale dell’Istria e del Quarnero. La comitiva era composta da una decina di studenti delle Università degli Studi di Trieste e Gorizia, tra cui anche giovani provenienti dalla Francia e dalla Russia. La scelta di iniziare il percorso da Fiume non è stata casuale. La città rappresenta un punto d’accesso privilegiato per accostarsi a un territorio dove le stratificazioni storiche e le eredità culturali continuano a interpellare il presente. Dalle parole del professor Pilotto si è compreso come l’intento del progetto non sia semplicemente trasmettere nozioni, ma indurre i partecipanti a confrontarsi con territori attraversati da tensioni e trasformazioni. Luoghi in cui la storia resta dimensione viva, da interrogare con rigore e sensibilità. Alcuni studenti sono prossimi a intraprendere la carriera diplomatica, altri stanno per affrontare il concorso per accedervi. Per tutti, un’esperienza istruttiva che spinge a superare la superficie.
La vitalità di una comunità culturale
Il presidente della Comunità degli Italiani, Enea Dessardo, ha accolto i giovani nel Salone delle Feste, condividendo con loro una narrazione appassionata della realtà italiana a Fiume. Ha illustrato le attività che animano la Comunità, dagli asili alle scuole e al Dipartimento di Italianistica, passando per l’Edit, Radio Fiume, il Dramma Italiano. Un insieme coerente e dinamico, fondato su una cultura dell’apertura e della collaborazione, dove la presenza italiana si rinnova attraverso il fare. Laureato presso l’Università degli studi di Trieste, il padrone di casa ha offerto uno sguardo concreto sull’essere italiani a Fiume nel 2025. Non un’identità rigida o precostituita, ma una condizione sfaccettata, nata da percorsi familiari diversi, da scelte individuali, da memorie che non sempre coincidono.
Un equilibrio possibile
In questo contesto, l’identità non si afferma per sottrazione o per somma, ma prende forma attraverso un continuo processo di osmosi. La maggior parte dei membri della Comunità ha origini miste: italiane, croate, slovene, serbe, austriache, ebraiche. “Ci definiamo fiumani – ha spiegato – e già in questa parola è implicita l’idea che nessuno è interamente una cosa sola. Siamo parte di un insieme composito in cui le identità si incontrano, si contaminano, si rafforzano”. A questa riflessione si è legata la risposta a una domanda posta da Pilotto: che cosa significa guidare una comunità italiana in una realtà dove persistono spinte nazionalistiche? “Occorrono equilibrio, pazienza, attenzione – ha detto Dessardo –. All’interno della Comunità convivono sensibilità diverse. E serve anche costruire relazioni costruttive con la maggioranza, sapendo quando avanzare e quando lasciare spazio all’altro”.
Insieme, oltre le differenze
Accanto all’impegno culturale e identitario, è emersa anche la fondamentale dimensione della socialità. Spazio di aggregazione e condivisione, la Comunità propone accanto agli eventi più formali, quali le presentazioni di libri, mostre, spettacoli, anche momenti informali, tradotti in serate di karaoke, tornei di ping pong, giochi di carte. Occasioni in cui le persone si incontrano senza etichette, si esprimono nelle lingue che sentono proprie, italiano, croato, dialetto fiumano, inglese, francese, e scoprono un terreno comune fatto di emozioni, desideri, umanità. Dessardo ha ricordato come molte attività siano proposte in doppia lingua, per includere anche chi non conosce bene l’italiano. E ha ribadito l’importanza di concentrarsi su ciò che unisce, più che su ciò che distingue: “Nessuna necessità biologica ci impone di identificarci in un’unica nazionalità. Se in un’epoca storica ci siamo convinti del contrario, possiamo anche disimpararlo. Nulla è scritto in modo definitivo”. In conclusione, il professor Pilotto ha invitato i giovani a riflettere sul valore del restare, rilevando che “Enea Dessardo è un esempio per aver scelto di tornare. Dopo gli studi in Italia, ha deciso di riportare le proprie competenze a Fiume, per contribuire con responsabilità e impegno alla sua comunità. Non lo ha fatto per guadagno, ma perché crede nell’impatto positivo che ciascuno può avere nel proprio contesto”.
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