A uno degli incroci più trafficati di Fiume, quello nuovo di viale Zvonimir, proprio davanti al Palazzo della stampa, tra i clacson impazienti e le frecce lampeggianti, è spuntato Luis. Un cono di plastica, qualche pallina, tre clave colorate e tanta energia: bastano pochi secondi, il tempo del rosso, per trasformare un’anonima attesa in uno spettacolo urbano.
Luis ha 33 anni, viene da Bogotá, in Colombia, e la strada la conosce bene. Ma quella che percorre oggi non è fatta solo d’asfalto: è fatta di ritmo, equilibrio e sguardi curiosi. Al suo fianco, spesso, c’è anche sua moglie, fiumana di nascita, conosciuta in Croazia e sposata a Zagabria, dove i due vivono insieme. In questi giorni sono a Fiume per far visita ai genitori di lei. E intanto, portano con sé anche un po’ della loro arte.
La loro è una forma di giocoleria “da semaforo”, come viene chiamata nel gergo degli artisti di strada: pochi secondi tra un cambio di luce e l’altro per strappare un sorriso, raccogliere qualche moneta, ma soprattutto lasciare un segno. “Non è solo per i soldi – spiega Luis, lamentandosi del caldo – ma per la connessione con la gente, anche solo per un attimo”.
E a quanto pare, quella connessione è avvenuta. In molti, incuriositi e sorpresi, hanno abbassato i finestrini e lasciato cadere qualche moneta nel cappello che teneva in mano, un segno tangibile di apprezzamento, forse improvviso, ma sincero. Una risposta silenziosa a un’esibizione fatta di talento, coraggio e leggerezza.
C’è qualcosa di profondamente umano e gentile in questi gesti. In una città che (s)corre, che accelera e si affretta, la performance di strada spezza il ritmo. Ricorda che la vita è anche gioco, sorpresa, improvvisazione.
E così, tra una BMW e un’utilitaria, tra uno smartphone e una fretta inspiegabile, c’è ancora spazio per l’arte. Anche se dura solo il tempo di un semaforo. E così per decine di volte…
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