Galeb e 3. maj Un matrimonio che (non) s’ha da fare

Il direttore Edi Kučan ha aperto alla possibilità del restauro, ma tra i membri del Consiglio cittadino serpeggia un evidente scetticismo

Dopo l’ennesimo rinvio della decisione attinente all’avvio della procedura fallimentare del 3. maj, il direttore Edi Kučan aveva dichiarato al nostro quotidiano che il cantiere navale, in caso di necessità, sarebbe in grado di restaurare la nave Galeb anche perché, come ha sottolineato, ogni nuova commissione significa ossigeno puro dalle parti di Cantrida. Detta così, sembra un po’ una suggestione di mezza estate, tuttavia, poggia in realtà su basi ben più solide di quanto possa sembrare al momento. Molto però dipenderà da cosa succederà il prossimo 13 agosto quando dovrebbero (e il condizionale è d’obbligo) venire aperte le buste con le offerte pervenute al bando di concorso per il restauro, dopo che la prima apertura era slittata in quanto una delle società interessate aveva chiesto ulteriori delucidazioni riguardo la documentazione del bando. Per prima cosa bisognerà capire gli importi delle offerte arrivate (secondo indiscrezioni, sarebbero quattro le società interessate al progetto), o meglio, se e quanto si discostano dai circa 35 milioni di kune stimati dalla Città per il restyling dell’ex yacht di Tito. Qualora tutte dovessero sforare oltre misura il budget previsto, come successo nel caso del primo concorso quando il cantiere Viktor Lenac si era presentato con un’offerta alta più del doppio rispetto alla valutazione fatta dalla Città, allora molto probabilmente il bando verrebbe nuovamente annullato. Ed è proprio qui che il 3. maj potrebbe inserirsi: o presentando la propria offerta al nuovo bando, oppure cercando una sorta di “gentlemen’s agreement” direttamente con la Città, ovvero accordandosi con essa senza passare da un nuovo concorso.

Ormai è troppo tardi

A questo punto abbiamo chiesto il parere di alcuni consiglieri del parlamento cittadino, che da diverse settimane si trova “sotto scacco” per via del discusso prestito di 44 milioni di kune che la Città vorrebbe accendere per completare la ristrutturazione della nave, nonché per la ricostruzione del complesso Benčić.
“Tutto dipenderà dall’esito del bando di concorso – commenta Danko Švorinić della Lista per Fiume –. Se tutte le offerte pervenute dovessero risultare molto più alte rispetto alla stima della Città, allora è probabile che ne verrà indetto un terzo nel quale, a questo punto, non è da escludere l’inserimento del 3. maj. E vista la difficile situazione in cui versa, potrebbe essere un’ottima mossa”.
Per il consigliere indipendente Hrvoje Burić si tratta invece di un’ipotesi molto improbabile.
“Credo sia impossibile. Negli ultimi mesi centinaia di operai hanno lasciato il cantiere per cui con la manodopera attuale il 3. maj non sarebbe in grado di ristrutturare la Galeb dal momento che si tratta di un intervento molto complesso”.
Anche il consigliere dell’HDZ Josip Ostrogović è molto perplesso a riguardo. “Oggettivamente non penso sia un’opzione fattibile perché il 3. maj si occupa principalmente della costruzione e non del restauro delle navi. D’altra canto, invece, sarei favorevole a questa soluzione, sia in virtù della situazione in cui si trova, sia perché sarebbe meglio affidare l’operazione a un cantiere navale di casa nostra piuttosto che a uno esterno o addirittura a uno straniero”.
Infine abbiamo interpellato il presidente del Consiglio cittadino Andrej Poropat, anche lui alquanto scettico. “Francamente dubito che si arriverà a un terzo bando. Mi dispiace che lo Stato non sia intervenuto prima di modo da mettere il 3. maj in condizioni di concorrere già adesso per il restauro. Ora temo sia troppo tardi”.
Insomma, ora non resta che attendere il fatidico 13 agosto quando molto probabilmente sapremo se quello tra il 3. maj e la Galeb sia stato semplicemente un effimero “flirt“ estivo o no.

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