Fiume, una città che inciampa su sé stessa

Non bastano nuove strade per ricostruire una città: serve un nuovo senso civico. Tra buche, incuria e inciviltà diffusa, Fiume sta perdendo il senso della cura pubblica. Più dei marciapiedi, è il civismo ad aver bisogno di una ricostruzione

0
Fiume, una città che inciampa su sé stessa
Tombino “sotterraneo” in via Vukovar. Foto Ivor Hreljanović

C’è un punto di Fiume – anzi, ce ne sono molti – che racconta più di mille delibere e di cento promesse politiche. Basta una passeggiata tra Brajda e Potok, nel pieno centro della terza città della Croazia, per capire quanto il concetto di “cura pubblica” sia diventato evanescente. E quanto sembri, ormai, un traguardo impossibile. Qui, dove batte il cuore urbano, dove ogni strada dovrebbe essere una vetrina, l’immagine è invece quella di un corpo ferito, trascurato, rattoppato alla meglio.

Le strade dell’inciampo

Sporgenza insidiosa in via Alessandro Manzoni. Foto Ivor Hreljanović

In via Alessandro Manzoni, a due passi dal vecchio negozio di tessuti che tutti conoscono, c’è una sporgenza. I passanti la chiamano “il fungo”. È segnata con una croce di vernice spray – segno che qualcuno, da qualche ufficio, ne ha già preso nota. Ma da quanto tempo? Nel frattempo, la gente inciampa, cade, si ferisce.

E allora ci si chiede: in una città, si deve camminare come in un campo minato? È accettabile che le strade del centro obblighino i cittadini a guardare costantemente a terra, invece che davanti a sé? Le strade dovrebbero essere il volto di una città, non la sua cicatrice. A Fiume, invece, l’asfalto racconta di un abbandono che non ha giustificazioni.

Il cantiere infinito

Qualche centinaio di metri più in là, tra via Vukovar e via Josip Završnik, si apre un altro capitolo del degrado. Quel crocevia, tra due semafori, è un disastro annunciato: la strada è scavata, deformata, piena di buche. Non è solo colpa dei mezzi pesanti che passano adesso – camion, escavatori, betoniere – ma di anni di incuria e silenzio.

Il cantiere dell’“Agglomerato di Fiume” ha chiuso il tratto al traffico, ma la situazione era pessima anche prima dei lavori. E salendo ancora per via Vukovar, la scena si ripete: un tombino sprofondato, da tempo sotto il livello dell’asfalto.

Il problema è noto: causa danni agli ammortizzatori delle auto e alle marmitte dei motorini. Ma la domanda resta la stessa: quando si interverrà?

La non-cultura dei cittadini

La fermata in stile “terzo mondo” di Potok. Foto Ivor Hreljanović

Poi ci sono le colpe che non spettano ai vertici cittadini, ma ai cittadini stessi. Rimaniamo a Potok: davanti alla stazione degli autobus, l’immagine parla da sola. Rifiuti sparsi, cartacce nelle siepi, bottiglie, resti di cibo. Un piccolo inferno di inciviltà quotidiana.

E allora, siamo davvero una città europea, civile, moderna? Fino a quando sarà normale tollerare l’incuria dopo la movida del fine settimana?

Chi compra una brioche al panificio vicino spesso lascia la carta dov’è, come se fosse naturale che qualcun altro dovrà raccoglierla. I cestini ci sono, ma pochi li usano. E non è una questione di regole: è una questione di rispetto, di educazione, di coscienza civica.

Cani, padroni e cattive abitudini

Via R.K.Jeretov con le “mine” collocate a distanza strategica. Foto Ivor Hreljanović

Altro capitolo, antichissimo e irrisolto: i cani. O meglio, i loro padroni. In via Rikard Katalinić Jeretov le “tracce” sono ovunque: marciapiedi che sembrano latrine a cielo aperto. Non un episodio sporadico, ma una costanza imbarazzante. Chi possiede un cane sa che l’animale “marca il territorio”. Ma qui sembra che anche gli umani abbiano rinunciato a distinguere lo spazio pubblico dal proprio cortile.

E le multe? Chissà. La risposta della Città, quando arriva, è sempre la stessa: mancano risorse, manca personale, mancano controlli. Ma quello che manca davvero è la vergogna.

Un’etica da ricostruire

Fiume ama definirsi “europea”, “culturale”, “moderna”. Ma la modernità non si misura con i festival o i progetti finanziati da Bruxelles: si misura dal modo in cui una città tratta i propri marciapiedi. Potok e Brajda non sono solo luoghi centrali, sono uno specchio. E, guardandoci dentro, l’immagine riflessa non è bella.

Ci si abitua alla sciatteria come se fosse inevitabile, si accetta il degrado come se fosse normale. Eppure non lo è. Non può esserlo in una città che si definisce colta e civile.

Fiume ha conosciuto la cultura, l’industria, la convivenza: oggi sembra incapace di applicare quella stessa intelligenza alla gestione del quotidiano. Non si tratta solo di sporcizia, ma di un disinteresse diffuso verso ciò che è di tutti.

Quando un cittadino pensa che “non è affar suo” se la strada è piena di buche o la fermata dell’autobus è un immondezzaio, significa che la città ha perso qualcosa di più importante dell’asfalto: ha perso il senso della comunità.

Serve una rifondazione civica

Il problema nasce da lontano. Nelle scuole, l’educazione civica resta troppo spesso una formalità: non insegna che essere cittadini significa anche rispettare lo spazio comune.
A ciò si aggiunge la mancanza di esempi positivi: quando l’ambiente comunica abbandono e le autorità non controllano, il messaggio è chiaro – tutto è permesso, perché a nessuno importa davvero.

Non bastano le campagne di pulizia o i nuovi cassonetti: serve un cambiamento di mentalità. Bisogna tornare a vedere la città come una responsabilità condivisa, non come un servizio da consumare. La dignità di una città non si misura dai palazzi nuovi, ma da come appaiono i suoi angoli dimenticati.

«Se dicessi che sono bestie…»

Foto Ivor Hreljanović

Abbiamo chiesto un commento a un addetto della municipalizzata Čistoća, uno di quelli che ogni giorno affrontano ciò che molti fingono di non vedere. Riguardo allo stato pietoso della stazione degli autobus di Potok, ci ha risposto con amarezza: “Verranno a pulire con i macchinari, presto. Ma se dicessi che si tratta di bestie, offenderei le bestie”.

Una frase che dice più di mille comunicati ufficiali. Perché non servono solo nuovi marciapiedi: serve una nuova coscienza civica. Finché non impareremo a rispettare la città in cui viviamo, non sarà colpa della Città. Sarà colpa nostra.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display