Fiume. Un rifugio per risalire la china

L’associazione Oaza si occupa, da circa un decennio, della problematica dei senzatetto e delle persone senza dimora fissa

Non tutti i clochard accettano l’aiuto delle strutture di riferimento: alcuni preferiscono rimanere fuori dal sistema

Porgere una mano amica a coloro che in un momento della loro vita sono arrivati a toccare il fondo e necessitano di un supporto per risalire la china e assicurarsi un futuro più dignitoso. È questo, in estrema sintesi, l’obiettivo a cui punta l’associazione “Oaza” (Oasi) che si occupa della problematica dei senzatetto e delle persone senza una dimora fissa. L’istituzione, come ci ha spiegato il responsabile Dean Travica, è nata nel 2010 per far fronte alle difficoltà che l’associazione Terra per l’aiuto dei tossicodipendenti, non riusciva più a gestire. “Spesso nel drop in diurno (tipo di struttura di bassa soglia ideata per accogliere adulti in difficoltà, nda), che mette a disposizione servizi igienici e di lavaggio del vestiario per i tossicodipendenti, si presentavano singoli senza dimora con la richiesta di un posto in cui passare la notte. Già allora operava il rifugio Le rose di San Francesco, ma le capacità erano limitate. Un gruppo di volontari e dipendenti ha deciso, pertanto, di istituire l’Oasi per sopperire ai bisogni di questa categoria di persone e offrire supporto e sostegno nella procedura di ottenimento dei documenti indispensabili per cercare un lavoro, oppure fare da tramite tra il singolo e i servizi sociali. Purtroppo, nei primi anni d’attività non abbiamo trovato un partner che supportasse il nostro programma, motivo per cui abbiamo deciso di orientarci verso un’altra attività ovvero di fare da tramite nell’occupazione e nell’inserimento dei bambini rom nella società e nel processo educativo-istruttivo grazie al supporto della fondazione internazionale Roma Education Fund – REF (il fondo per l’educazione dei Rom) dell’Unione europea, con sede a Budapest. In collaborazione con la scuola elementare di Valscurigne abbiamo instaurato un buon rapporto e avviato i programmi, non dimenticando però la nostra funzione primaria: offrire, cioè, supporto alle persone socialmente emarginate aiutandole a risalire la china. Dopo tre anni, il progetto si è spento per insufficienza di allievi dovuta, nella maggior parte dei casi, al loro trasferimento all’estero”.

Il nostro interlocutore Dean Travica

La forza delle donne
Nel 2013 il problema dei senzatetto si è intensificato e la Città, tramite il Dipartimento per la sanità e la previdenza sociale, ha iniziato una collaborazione con l’associazione Oasi.

Hrvoje Silić, vicepresidente dell’associazione, e Dean Travica nell’area soggiorno del rifugio

“In quell’anno grazie al supporto finanziario e materiale della Città – ha proseguito Travica – ci è stata messa a disposizione la struttura per i senzatetto in via Martiri antifascisti in cui operiamo ancora oggi, che dispone di 14 posti letto, servizi igienici, una cucina con refettorio e un soggiorno. L’anno dopo, la municipalità ci ha dato in gestione anche un appartamento in via Frano Kurelc, in cui è sistemata la componente femminile. Per ottenere un posto in uno dei due rifugi, è necessario seguire un iter e vengono accettate persone socialmente svantaggiate, disoccupate, che non hanno una dimora fissa e introiti per il proprio sostentamento. Naturalmente tutti i nostri assistiti devono attenersi al regolamento e alla disciplina che vigono nella nostra struttura, soprattutto in questo periodo di pandemia. Sono veramente pochissimi gli assistiti che sono stati espulsi per cattiva condotta o per essere ricaduti nelle vecchie abitudini, alcol o droga”.

Una delle camere da letto

Il profilo degli inquilini è vario. Negli ultimi anni sono in crescita gli over 50 senza famiglia e rimasti senza un’occupazione fissa, anziani malati, ex alcolizzati, giovani usciti dai brefotrofi e senza sostentamento, ma anche ex tossicodipendenti e persone uscite dal carcere con un’istruzione bassa o medio bassa. Una componente molto varia, che necessita di supporto per ricominciare una vita dignitosa.

La cucina della struttura

“Dalla fondazione e fino ad oggi abbiamo ospitato 117 persone di cui una piccolissima parte anche più volte, soprattutto nostri assistiti che erano riusciti a trovare un lavoro stagionale. Al termine del contratto di lavoro spesso si ritrovavano in strada. Nell’appartamento di via Kurelc, per cinque persone, in questi anni hanno soggiornato 23 donne. Oggi ce ne sono soltanto due. Devo specificare che nella componente femminile la disciplina, la pulizia e il desiderio di rifarsi una vita dignitosa è molto forte. Tutte quelle che sono uscite dalla struttura hanno trovato un lavoro e non sono più tornate per chiedere aiuto”. A tutte queste persone viene offerto supporto. “Si lavora individualmente e cerchiamo di sostenere tutti i cittadini in difficoltà trovando loro un posto anche negli alloggi d’emergenza della Città in zona Mihačeva draga, in una delle Case dell’anziano e nell’ospedale di Arbe, se si tratta di tossicodipendenti o alcolizzati. La Croce rossa ci aiuta fornendoci un pasto caldo al giorno e ospitando i senzatetto in caso di emergenza dovuta al freddo. I fruitori della struttura, durante la loro permanenza, oltre a tentare di risolvere il proprio status, spesso s’impegnano in azioni di volontariato e altre opere di supporto nei vari campi d’azione”.

Uno dei punti scelti dai senzatetto per coricarsi nell’area della Stazione ferroviaria a Fiume

Programmi per tutti nel nuovo Centro
Una categoria a parte è rappresentata dai senzatetto, che vivono al di fuori del sistema sociale. “Una piccola parte delle persone senza fissa dimora non accetta di sottostare a determinate regole imposte dalla società. Sono pochi, perlopiù gruppi di due o tre persone che vivono alla giornata elemosinando qualche soldo per procurarsi il necessario, soprattutto alcolici in quanto si tratta per lo più di alcolizzati. Saltuariamente si presentano in struttura chiedendo cibo, coperte o vestiario che noi abbiamo sempre pronti per loro. Siamo a loro completa disposizione, tentiamo di convincerli ad accettare un aiuto concreto. Nella gran parte dei casi rifiutano e se ne vanno per la loro strada”.

Di recente è stato inaugurato il Centro “Novi put” (Nuova strada) nel rione di Rastočine, nei pressi degli alloggi d’emergenza, una struttura in cui i senzatetto potranno trovare assistenza e sostegno e programmi educativi volti a facilitare la loro integrazione nella vita sociale. “Questa struttura vuole essere un sostegno diretto ai richiedenti. Basti pensare che negli alloggi cittadini d’emergenza vivono 400 persone, singoli o intere famiglie, e tutti sono inclusi nel programma sociale. Un progetto unico nel suo genere a livello nazionale. A tutti costoro, come pure ai senzatetto e agli emarginati è ora a disposizione questa struttura in cui possono informarsi, tra l’altro, sui loro diritti, su come compilare la documentazione richiesta, o sull’iter da seguire per l’ottenimento dei documenti. È in piano, inoltre, un soggiorno per i bambini che frequentano le scuole elementari, in cui verrà loro dato un aiuto nello svolgimento dei compiti. Tutti i nostri programmi e progetti vengono finanziati dalla Città di Fiume, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e in parte dalla Regione litoraneo-montana”.
La pandemia da coronavirus ha colpito anche le associazioni e le strutture sociali. “In questo momento non abbiamo una lista d’attesa poiché ci è stato suggerito da parte dell’Unità regionale della protezione civile, di non accettare nuovi fruitori. Purtroppo, in quanto a categorizzazione siamo a livello delle Casa di riposo, anche se le nostre strutture sono specifiche. I nostri assistiti non possono rimanere chiusi dentro al rifugio ed escono spesso per partecipare a colloqui di lavoro, per svolgere pratiche come richieste di documenti e altre incombenze inderogabili. Viene data molta importanza all’igiene e alla disinfestazione degli ambienti e tutti loro vi partecipano con impegno e disciplina. Essendo tutti noi, tra operatori e assistiti, una categoria ad alto rischio, l’Istituto regionale di salute pubblica ci ha invitati a sottoporci alla vaccinazione antiCovid. La maggioranza ha accettato”, ci ha detto infine Dean Travica.

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