Fiume, storia di un’italianità

Piazza Riccardo Zanella. Foto Ivor Hreljanovic

La vita è costellata di eventi collegati in modo non causale tra di loro, delle coincidenze, ma che alle volte assumono ai nostri occhi un significato particolare, a tratti simbolico. Tra fatti d’attualità e rimandi al passato, il 2019 ne è pregno.
Partiamo dalla notizia di questi giorni, che ha visto materializzarsi la tabella con la piazza intestata a Riccardo Zanella. La proposta di rendere omaggio alla sua figura era stata approvata dal Consiglio cittadino il 30 maggio scorso. Nato da un matrimonio misto (diranno di lui che era di “madre cragnizza” e “padre furlan”), formatosi a Budapest, collaborò alla fondazione dell’Associazione Autonoma (1899) e divenne leader storico degli autonomisti. Difese il municipalismo dalle prevaricazioni del governo magiaro e di Vienna (tanto che nel 1914 l’imperatore Francesco Giuseppe arrivò a bloccare la sua nomina a podestà della città). Antidannunziano, riemerge proprio nell’anno in cui ricorre il centenario dell’impresa con la quale il poeta soldato prese Fiume.
anella osò sfidare il Comandante e perse, ma poi ebbe la sua rivincita (seppure effimera) diventando per circa un anno il presidente dello Stato libero di Fiume. Successivamente si oppose al fascismo, riparò prima a Belgrado e poi a Parigi. A marzo ricorreva il sessantesimo della sua morte, avvenuta a Roma, da esule, dopo aver tentato di rimettere in piedi, alla fine della Seconda guerra mondiale, lo Stato autonomo di Fiume.
Irredentista agli inizi del Novecento, di sentimenti chiaramente italiani, Zanella è stato sempre promotore della fiumanità, di un’italianità particolare, non offensiva nei confronti delle altre nazionalità presenti in una città da sempre plurilingue. Diversa da quella ostentata dai dannunziani o da quella prevaricante dei fascisti. Oggi quella zanelliana la potremmo definire un’italianità “inclusiva”. Ad ogni modo, “diversa”.

A Čamparovica 75 anni fa nasceva l’UIIF

Come lo è stata quella ripresa e rilanciata dall’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume – l’antesignana dell’odierna Unione Italiana –, che la tradizione storiografica vuole fondata a Čamparovica, nei pressi di Albona, tra il 10 e l’11 luglio di 75 anni fa, quando fu creato il Comitato provvisorio di un’associazione che doveva essere organica al partito comunista e al sistema jugoslavo, ma al contempo esprimere anche una realtà italiana nuova, prevalentemente di carattere culturale, di minoranza. Lavandosi la faccia dalle malefatte del fascismo.
Un compromesso, l’unico modo per restare “pubblicamente” italiani nell’Adriatico orientale, finito nella morsa titina. In più di quattro decenni, nonostante tutti i limiti e i condizionamenti, l’UIIF riuscirà a mantenere lingua, cultura, radici; organizzare “circoli”, asili e scuole, mass media, manifestazioni, pensiero politico, strategie, futuro.

«La Voce»: il quotidiano più longevo in Croazia

Per 75 anni, in modo continuativo, nelle edicole, “La Voce del popolo” ha reso pubblica una collettività che qualcuno voleva relegare a mero fattore folcloristico; ha saputo e voluto articolare le istanze di questa collettività, tenerla unita, sostenerla, promuoverla, valorizzarla, rappresentarla e all’occorrenza anche difenderla. Oltre alla sua funzione primaria informativa e formativa dell’opinione pubblica e della stessa identità, il giornale italiano dell’Istria e del Quarnero, quando ciò è stato necessario, è salito nelle cattedre lasciate vuole dall’esodo; ha bussato alle case dei connazionali per convincerli a iscrivere i propri figli nelle nostre istituzioni; ha preso in mano pennelli, microfoni, macchine fotografiche e altri strumenti dell’espressione artistica e culturale; ha guidato e ha dato slancio alle Comunità degli Italiani del territorio, e non solo a quelle.

Da oltre sette decenni ogni giorno in edicola

Non è casuale che l’antica Unione e la testata giornalistica festeggino in questo 2019 il medesimo anniversario, entrambe espressione di una civiltà consapevole e gelosa del suo bagaglio di esperienze, ma con un’impostazione che oggi ritroviamo negli ideali europei della tolleranza, del rispetto reciproco, della convivenza, della multiculturalità. Di un’Europa dei popoli ante litteram, che a Fiume funzionò per secoli, fino all’affermazione dei regimi totalitari del Novecento; di un’Europa decentrata, di un regionalismo differenziato o, se preferiamo, teso all’autonomia. Battaglia di fondo della vecchia “Voce del popolo”, fondata nel novembre di 130 anni fa come organo del Partito Autonomo. Era il tempo del “corpus separatum”, in cui la lingua ufficiale della municipalità era quella di Dante, ma ciò non impediva che coabitassero e lavorassero insieme per il progresso, italiani, croati, sloveni, ungheresi, tedeschi e tante altre nazionalità. Oggi l’amministrazione cittadina parla croato. Con il progetto Capitale europea della Cultura 2020 dovrebbe recuperare visivamente anche l’italiano. Ritrovando la “diversità” propugnata insieme da Zanella e dalla “Voce del popolo” nei momenti storici di svolta, di snodo epocale nella vita di queste terre.

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