Fiume. Settore della ristorazione, non è un buon momento

La categoria sta attraversando un bruttissimo momento

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Fiume. Settore della ristorazione, non è un buon momento
Nei locali manca personale. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Dall’inizio dell’anno, uno dei temi più ricorrenti è quello dell’introduzione dell’euro e di tutte le conseguenze che ne derivano. Il governo minaccia i furbetti di sanzioni con degli ultimatum affinché si ripristinino i prezzi d’inizio dicembre. Prezzi aumentati, arrotondati quasi sempre per eccesso e non per difetto, sono all’ordine del giorno, inserendosi perfettamente nella confusione generale generata dall’uscita di scena della kuna. Siamo sensibili soprattutto ai prezzi dei prodotti di prima necessità, di quelli di cui non si può fare a meno. Possiamo fare a meno, invece, della consumazione al bar. In queste prime due settimane in cui ci era consentito il pagamento “ibrido”, sia in kune che in euro, abbiamo incontrato casi di arrotondamento per eccesso, mentre ci sono ristoratori che hanno mantenuto i prezzi com’erano prima di Capodanno, convertiti in euro. Tutto sommato, nei bar fiumani non abbiamo notato nulla di scandaloso. Semmai, si può osservare che diversi locali hanno chiuso i battenti e altri hanno ridotto l’orario di lavoro. “Cameriere cercasi”, si legge all’ingresso di diversi locali.

“Non viviamo un buon momento”, ci ha detto Vedran Jakominić, ristoratore che conosciamo da un po’ come portavoce della categoria. “Ho l’impressione che la gente in questo periodo sia colpita dai rincari dei generi di prima necessità e che al bar ci stiano andando un po’ meno. Per noi gestori di locali non è semplice tirare avanti. Dall’inizio del 2020, con l’arrivo della pandemia di Covid-19, siamo arrivati al 2022 con l’inflazione e l’impennata dei prezzi dell’energia. In queste condizioni è dura sopravvivere. Per noi gestori è aumentato tutto, compreso il costo del lavoro e non possiamo far ricadere tutto sul portafogli dei clienti”.
Si nota, e non soltanto in queste ultime due settimane, che il livello del servizio, spesso, è discutibile. A servirci sono studentesse e studenti che, per sbarcare il lunario, s’improvvisano cameriere e camerieri, senza un percorso formativo alle spalle. Delle volte è impossibile o quasi farsi comprendere chiedendo un “caffè ristretto”. Siamo noi stessi ad assumere un ruolo di mentori, spiegando ciò che vogliamo, ma gli sforzi vengono vanificati. Dopo una o due settimane, infatti, al bar c’è un’altra studentessa o studente a servirci.
“Il problema della manodopera è evidente – ammette Jakominić –, soprattutto dopo la pandemia. La materia merita un’analisi più approfondita, ma, in sostanza, le cause vanno ricercate nel fatto che in dieci anni in Croazia ci sono 400mila abitanti in meno, gente che è andata a vivere e guadagnare all’estero. Se nel nostro Paese si dovessero creare condizioni tali da motivare il loro ritorno, avremmo la possibilità di risolvere molti problemi. Oggi è veramente difficile trovare personale e per colmarne la carenza è necessario ricorrere a lavoratori part time. Una delle soluzioni potrebbe essere la semplificazione dei contratti a breve termine. Talvolta c’è la necessità di disporre di più organico soltanto per alcuni giorni o qualche settimana, in cui vorremmo poterne disporre operando nella legalità”.

Dopo l’introduzione dell’euro, bere un caffè è diventato più caro.
Foto: RONI BRMALJ

Numeri che fanno riflettere
È proprio su quest’ultima considerazione di Jakominić che vale la pena riflettere. Ci sono dei numeri che potrebbero o dovrebbero indicare qualcosa. Lo scorso anno sono stati impiegati, da tre a sei mesi, circa 64mila lavoratori stagionali dei quali 24mila nel segmento della ristorazione. Allo stesso tempo, il 3 agosto, l’Istituto di statistica pubblicava il dato che negli uffici di collocamento in Croazia vi erano 108mila disoccupati.

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