Fiume. Senzatetto, persone doppiamente colpite

Il rifugio «Le rose di San Francesco» osserva le nuove ordinanze

Il rifugio opera nell’ambito della Chiesa di San Romualdo e Ognissanti. Foto Ivor Hreljanović

egli ultimi mesi il mondo intero (eccezion fatta per pochissimi casi) è stato travolto dall’emergenza coronavirus, che ci ha sconvolto le vite. Un nemico invisibile ma ben percettibile, che ha cambiato le nostre abitudini, la routine quotidiana, costringendoci a chiuderci in casa per limitare al massimo il pericolo di contagio. Il Covid-19, come si è potuto vedere, non risparmia niente e nessuno, ma basta attenersi a delle semplici misure di sicurezza per salvaguardare la propria salute e quella altrui. La distanza sociale, l’igiene personale, soprattutto delle mani, sono dei piccoli accorgimenti che portano sicurezza per la salute di ognuno di noi.
Ma non tutti hanno la fortuna di potersi attenere a queste piccole e semplici regole, in quanto sprovvisti del minimo indispensabile, di introiti che assicurino una certa sicurezza di vita o, addirittura, di un posto in cui vivere. Le persone di cui stiamo parlando sono i senzatetto, che nella maggior parte dei casi, vivono una situazione disagiata dopo aver perso il lavoro o combattono con determinati disagi familiari, che tolgono loro la forza necessaria per risalire la china e riappropriarsi della propria dignità.
Grazie alle innumerevoli iniziative caritative portate avanti dai volontari, a queste persone viene offerto un porto sicuro nei loro momenti più difficili, un posto in cui stare e in cui trovare una mano amica e una parola di conforto che possa spronarli a superare le difficoltà. Uno di questi nidi è il rifugio “Le rose di San Francesco”, attivo nell’ambito della Chiesa di San Romualdo e Ognissanti di Cosala, e rivolto a questa particolare categoria di persone, fatta di individui che purtroppo nella loro vita hanno dovuto toccare il fondo. In questi giorni di piena emergenza, gli attuali assistiti – la permanenza nella struttura è limitata a circa tre mesi per poter coprire tutte le necessità a livello locale – e il team dei volontari in forza all’istituto sono a conoscenza di tutte le ordinanze in vigore durante l’allerta, consapevolezza che li ha spinti, di comune accordo, a prendere per tempo tutta una serie di severi provvedimenti volti a far rimanere viva l’attività, ma soprattutto a tutelare la loro salute.
“Il rifugio in questi giorni è stato disinfestato in toto dagli stessi assistiti, che si danno da fare quotidianamente per mantenerlo pulito e in ordine. Attualmente la struttura dispone di tre posti liberi dei complessivi quattordici e, vista la crisi sanitaria in corso, abbiamo deciso di farli rimanere tali – ci fa sapere Nela Pujić, volontaria e coordinatrice della struttura –. I volontari che operano nel rifugio si alternano a turni predefiniti. Inoltre, abbiamo istituito una specie di comando di crisi interno, che interviene in casi di urgenza, come lo possono essere le malattie o le trasferte degli assistiti in strutture specializzate per un colloquio. In questo caso vengono accompagnati in macchina da un volontario. Il gruppo è molto disciplinato è si rende conto della situazione. Gli assistiti non si allontanano dal cortile della struttura, s’intrattengono nei vani interni e qualche volta escono per effettuare qualche piccolo servizio”.
Ai senzatetto che, per motivi personali, preferiscono rimanere fuori dal sistema di supporto e aiuto sociale, purtroppo non siamo autorizzati a offrire soggiorno, per cui si vedono costretti a vivere all’aperto. “È una loro scelta – prosegue Nela Pujić – è qui non possiamo davvero fare nulla. Sono per lo più persone con seri disturbi psichici, o sopraffatte dalla dipendenza da alcol o stupefacenti, che vivono alla giornata in condizioni igieniche disperate. Purtroppo con questo loro modo di fare è quasi impossibile aiutarli, anche se si recano quotidianamente alla Casa rifugio della Congregazione delle suore della Misericordia per pranzare. È il loro unico pasto caldo. Per motivi igienistici, in questo particolare momento d’emergenza, le suore consegnano loro il pasto in contenitori monouso, che lasciano sulla soglia del convento”.
La crisi sanitaria dovuta al Covid-19 ha fermato provvisoriamente anche la vendita della rivista “Lampioni stradali”, che comprende le disperate testimonianze dei clochard. “È una decisione che abbiamo preso a malincuore, ma che è necessaria in quanto volta a tutelare la salute dei venditori e degli assistiti stessi. Ciasuno di loro ha ricevuto in compenso un pacco di generi di prima necessità dallo spaccio sociale ‘Il pane di Santa Elisabetta’. Questi accorgimenti straordinari rimarranno in vigore finché l’emergenza non sarà rientrata”.

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