Settembre si è tinto di impegno civile e sanitario a Fiume. La Clinica di Neurologia del CCO ha celebrato la Giornata mondiale dell’Alzheimer (21 settembre) e il mese dedicato alla consapevolezza sulla distonia con un’iniziativa che ha portato scienza e informazione in mezzo alla gente.
Ieri, in Corso, i cittadini hanno trovato un infopoint aperto dalle 10 alle 12. Non solo volantini e parole: hanno potuto misurare i propri fattori di rischio per la demenza di Alzheimer e parlare direttamente con psicologi in un apposito “angolo della salute mentale”, studiato per offrire consigli pratici e ascolto immediato.
Poi il trasferimento nell’Aula consiliare cittadina. Qui la prof. Vladimira Vuletić ha messo i puntini sulle “i”: la distonia colpisce tutti, giovani e vecchi. Nei ragazzi prima dei 26 anni diventa “distonia precoce”, parte dalle gambe e divora il corpo. Negli anziani arriva a colpire singoli muscoli: palpebre, mani, perfino quando si scrive o si suona. Una maledizione che porta anche stigma, ansia e depressione. Il dramma? Si riconosce tardi, spesso per niente. Eppure – ha detto Vuletić – con i farmaci e la fisioterapia si può rallentare. Per l’Alzheimer, la novità è un anticorpo contro la proteina beta-amiloide che blocca l’avanzata della malattia. Non la guarisce, ma la frena. Peccato che in Europa non sia ancora disponibile, ma è questione di mesi. Dopo decenni di ricerche la scienza ha ridato speranza a chi soffre delle malattie responsabili fino al 70% dei casi di demenza nel mondo, tra le principali cause di morte tra gli anziani. Miliardi di dollari investiti negli ultimi anni nella ricerca, ma la vera svolta è arrivata solo di recente.
I nuovi trattamenti, Donanemab dell’azienda Eli Lilly e Lecanemab delle aziende Biogen ed Eisai, sono i primi farmaci capaci di rallentare in modo significativo la progressione della malattia. La loro efficacia è più marcata nelle fasi iniziali, e possono presentare effetti collaterali importanti, come emorragie cerebrali potenzialmente gravi. Proprio per questo, le autorità sanitarie di tutto il mondo hanno assunto posizioni diverse sull’utilizzo di questi farmaci.
Il lecanemab, commercializzato come Leqembi, è stato approvato in numerosi Paesi, tra cui gli Stati Uniti, mentre le autorità francesi hanno suggerito di non includerlo nel sistema pubblico di rimborso. In modo analogo, il servizio sanitario britannico ha ritenuto che i benefici dei nuovi farmaci non giustifichino il costo elevato.
Nonostante le differenze normative, la novità è significativa: per la prima volta, la scienza mette nelle mani dei pazienti strumenti concreti per rallentare l’avanzata di una malattia che fino a ieri sembrava inarrestabile.
La psicologa Adriana Klarić non ha girato intorno alle parole: “Accettare la diagnosi è un lavoro sporco e durissimo. Ci sono fasi, tutte dolorose. Ma bisogna imparare a spremere le proprie capacità per mantenere più a lungo possibile la qualità della vita. E guai a chi si chiude in casa: socialità, movimento, perfino il ballo aiutano. Il cervello va tenuto acceso, con cruciverba, carte, scacchi, pittura, canto. E il top, ha detto sorridendo, resta imparare una lingua straniera”. I malati spesso cadono nell’ansia e nella depressione: apatia, indecisione, angoscia. E che la soluzione non è ignorare, ma chiedere aiuto.
Due malattie, un destino comune: colpire chi non se lo merita, pesare come un macigno sulle famiglie e sulla società. La scienza è andata avanti, ma la causa dell’Alzheimer resta un rebus. Genetica, ambiente, stile di vita: un cocktail micidiale.
Il tema del 2025 lo dice chiaramente: “Chiedete della demenza. Chiedete dell’Alzheimer”. Basta silenzi, basta bugie. L’invito è a parlare, a informarsi, a difendere il cervello prima che sia troppo tardi.
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