Fiume rinnova il tributo ai suoi figli lontani

Tradizionale mesta cerimonia per i Defunti nella Cripta della Chiesa di San Romualdo e Ognissanti di Cosala

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Fiume rinnova il tributo ai suoi figli lontani
Foto Zeljko Jerneic

Come ogni anno, nel Giorno della Commemorazione dei Defunti, la comunità nazionale italiana di Fiume si è raccolta nella Chiesa di San Romualdo e Ognissanti di Cosala per la tradizionale Messa in suffragio dei soldati italiani sepolti nella Cripta. Una cerimonia sobria, ma intensa, che unisce memoria e appartenenza. Tra i presenti, alla cerimonia di ieri, la console generale d’Italia a Fiume, Iva Palmieri, il presidente della Comunità degli Italiani di Palazzo Modello, Enea Dessardo, il presidente dell’Associazione dei Fiumani Italiani nel Mondo, Franco Papetti, e la responsabile del giornale “La Voce di Fiume” dell’AFIM, Rosanna Turcinovich Giuricin.
La liturgia è stata officiata da don Mario Gerić, vicario per la Pastorale, che nel suo intervento ha ricordato il valore del raccoglimento e della preghiera come gesto di riconoscenza verso coloro che caddero per la Patria. “Come ogni anno – ha detto – ci ritroviamo in questo luogo sacro per offrire il nostro contributo alla salvezza eterna delle vittime”. La funzione è stata impreziosita dai canti del Coro Fedeli Fiumani, diretto dalla maestra Lucia Scrobogna Malner e accompagnato all’organo da Draško Baumgarten. Nel corso dell’evento, è stato ricordato anche il pellegrinaggio a Pisa organizzato di recente dall’AFIM, che ha visto la partecipazione di tantissimi connazionali. Pisa, come ha rammentato il sacerdote, fu tra il 1947 e il 1952 una delle principali mete degli esuli fiumani costretti a lasciare la città natale. La commemorazione è poi proseguita davanti al cippo degli esuli, collocato presso la Cripta, eretto a memoria di tutti coloro che furono costretti all’esilio e promosso dalle associazioni degli esuli fiumani di Roma e Padova. Nel suo intervento, la console Iva Palmieri ha ringraziato i presenti per il sentimento di continuità e speranza che accompagna ogni ricorrenza. “Questa occasione – ha detto – è un momento di tristezza e di speranza insieme. Le parole contano poco di fronte al sentimento. Ricordiamo il segno che gli esuli hanno lasciato nel nostro cuore e continuiamo ad alimentare questo lume di speranza”.
Anche Franco Papetti ha voluto rivolgere un pensiero agli esuli fiumani scomparsi lontano dalla loro terra. “Questo monumento – ha spiegato – è stato voluto per ricordare i nostri concittadini che morirono lontano dalla patria”.
Citandone il senso più profondo, ha evocato le parole di Euripide: “Non c’è dolore più grande di quello di vivere senza la propria terra”. E ha aggiunto: “Molti fiumani, ovunque nel mondo, hanno portato con sé il ricordo del blu del nostro mare quarnerino e hanno voluto essere avvolti, al momento dell’addio, nella bandiera fiumana”.
La cerimonia si è conclusa con una visita al cimitero, dove sono stati deposti i “fiori e un po’ di luce”, simbolo – come ha ricordato Papetti – di quella speranza che non si spegne. Un gesto per onorare le tombe dimenticate di chi riposa lontano dai propri discendenti, sparsi oggi nei diversi continenti, ma uniti dal medesimo legame con la terra d’origine.

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