A Fiume la memoria passa per i nomi, per le case e per le voci dei ragazzi. Nel Giorno della Memoria, che in tutta Europa si celebra il 27 gennaio, la città ha rinnovato l’impegno con una serie di appuntamenti che ha unito cerimonie pubbliche, luoghi simbolici e attività educative, riportando al centro la dimensione personale e locale delle persecuzioni della Seconda guerra mondiale. L’Unione dei combattenti antifascisti e degli antifasisti della Città di Fiume (UABA) ha organizzato iniziative in più punti del capoluogo quarnerino, la principale di queste si è svolta alla sezione ebraica del Cimitero monumentale di Cosala.
Il 27 gennaio è la data in cui nel 1945 l’Armata Rossa liberò Auschwitz, il più grande campo di concentramento e sterminio nazista in Polonia. Nel 2005 le Nazioni Unite, con una risoluzione dedicata, hanno riconosciuto questo giorno come Giornata internazionale della memoria delle vittime dell’Olocausto. Il sistema di persecuzione e annientamento messo in atto dal regime nazista colpì circa sei milioni di ebrei e, insieme a loro, rom, slavi, omosessuali, persone con disabilità, prigionieri di guerra e oppositori politici. Secondo dati riportati da Yad Vashem, il picco dell’uccisione sistematica e di massa si registrò nel 1942, quando nei campi furono assassinati circa 2,5 milioni di ebrei; tra le vittime vi furono anche circa 1,5 milioni di bambini.
«La maggioranza delle vittime di Fiume erano italiani»

Alla cerimonia svoltasi al cimitero ebraico è intervenuto Ranko Špigl, presidente della Comunità ebraica di Fiume, inquadrando la giornata come l’81º anniversario della liberazione di Auschwitz e richiamando anche la dimensione del singolo luogo: “Nel campo scomparvero circa 1 milione e 100mila persone”, ha detto. Špigl ha insistito su un aspetto spesso rimosso dalla memoria pubblica, quello delle vittime senza lista: anziani, malati e bambini piccoli uccisi all’arrivo e sepolti in fosse comuni senza registrazione. Ha ricordato, inoltre, i 45 anni dell’obelisco con i nomi delle vittime del terrore fascista presente nell’area, sottolineando che vi compaiono soprattutto cognomi italiani e una stella stilizzata; il progetto è attribuito al professore Zdenko Sila, con realizzazione sostenuta dalla Facoltà di Ingegneria civile di Fiume a titolo gratuito.
Per l’associazione antifascista è intervenuto il suo presidente, Vojko Obersnel, collegando la commemorazione alla responsabilità civile del presente. “Ricordare la Shoah significa rendere omaggio a tutte le vittime innocenti dell’ideologia nazista, non soltanto agli ebrei, ma anche a rom, slavi e a chiunque fosse considerato ‘sbagliato’ per fede, appartenenza o idee”, ha affermato. Obersnel ha avvertito che, nonostante il monito del “mai più”, la tentazione di trovare capri espiatori per i problemi sociali continua a riaffiorare: “Oggi, troppo spesso, i bersagli diventano migranti e minoranze”, ha sottolineato.
Presente alle commemorazioni anche la sindaca Iva Rinčić, per la prima volta in questa cornice ufficiale, che ha ringraziato la Comunità ebraica per l’invito e ha richiamato il dovere di restituire identità alle vittime. “Molto spesso, per noi, sono persone che non conosciamo: restano senza nome. Ma erano cittadini della nostra città”, ha detto, indicando come strumenti di conoscenza e responsabilità possano essere incontri, libri e film. “La responsabilità resta nostra, qui e oggi, nel togliere spazio all’odio e nel prevenire che certe atrocità possano ripetersi”, ha aggiunto.
Un ricordo diffuso

Il ciclo di evento è iniziato in mattinata all’Art cinema, dove per gli alunni delle scuole elementari è stato proiettato il film animato “La stella di Andra e Tati” (Andrina i Tatina zvijezda), basato sulla storia vera di Andra e Tatiana Bucci, due bambine fiumane deportate nel marzo del 1944, a 4 e 6 anni d’età, insieme alla madre, alla nonna, alla zia e a un cugino, dalla loro casa di via Moša Albahari a Fiume al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. La scelta della pellicola, hanno spiegato gli organizzatori, risponde all’esigenza di rendere comprensibile e vicino un tema che rischia di rimanere astratto, soprattutto per i più giovani. Sia Vojko Obersnel che Iva Rinčić hanno spiegato come inziative come questa, che riescono a parlare ai giovani in modo diretto, rendendoli interessati a un tema grande e complesso come l’Olocausto, siano di fondamentale importnaza nella lotta per un futuro migliore.
Dopo la proiezione del film, il programma si è spostato in via Ante Starčević, davanti al civico numero 5, per una commemorazione dinanzi alle prime “pietre d’inciampo” collocate a Fiume: piccole targhe in ottone incassate nel marciapiede, che ricordano le persone strappate e deportate proprio dal punto in cui vivevano. Sull’educazione dei più giovani è intervenuta anche l’insegnante di storia delle SEI, Jenny Chinchella, ricordando che i progetti scolastici vengono pensati ogni anno per sviluppare consapevolezza delle conseguenze dell’odio e della disumanizzazione. Secondo Chinchella, contenuti di questo tipo “agiscono in modo particolarmente forte” sugli alunni di ottava classe, che spesso si confrontano per la prima volta con la scala dei crimini. Gli organizzatori hanno riferito che alla proiezione hanno partecipato oltre 200 alunni, seguendo con attenzione la storia delle sorelle Bucci, sopravvissute ad Auschwitz.

Le pietre d’inciampo
In questa prospettiva, le pietre d’inciampo assumono un ruolo centrale. Il termine tedesco Stolperstein indica una piccola pietra cubica con una lastra di ottone collocata davanti all’ultima abitazione libera di una vittima del nazismo: contiene nome e destino ed è un invito a fermarsi nel flusso della città. A Fiume la prima pietra d’inciampo fu collocata nel 2013, per la prima volta in Croazia, appunto in via Ante Starčević, davanti alla casa in cui vivevano fino al 1944 Eugenio Lipschitz e Gianetta Lipschitz, nata Zipszer. Nel 2019 ne furono collocate dieci in diverse vie cittadine, tra cui via Moša Albahari (al n. 17) e via Slaviša Vajner Čiča (al n. 7), oltre a tre pietre in via Blaž Polić dedicate a membri della famiglia legata alle sorelle Bucci. Nel 2022 altre tre pietre sono state poste in via Zagabria, al n. 19, in ricordo di Guglielmo ed Eugenio Werndorfer e di Elena Schwarzenberg, portando a 15 il totale finora installato.
Un futuro incerto
Il senso della giornata di oggi, martedì 27 gennaio, hanno ribadito i promotori, sta nel tenere insieme storia e quotidianità: la Shoah come evento europeo, ma anche come ferita incisa nel tessuto urbano di Fiume, nei suoi cognomi e nei suoi indirizzi. Un ricordo che non si esaurisce in una data, ma chiede continuità, soprattutto quando nel dibattito pubblico tornano semplificazioni e forme di esclusione. E che, proprio per questo, trova forza nei ragazzi seduti in sala e nei passanti che, leggendo una lastra di ottone sul marciapiede, si fermano per un istante a “inciampare” nella storia. Obersnel in particolare, ma anche la sindaca di Fiume, hanno sottolineato come in questo momento ci sia un gran bisogno dei valori dell’antifascismo, considerando tutto quello che sta succedendo nel mondo. “Dobbiamo parlarne spesso, ma più importanti delle parole, sono i fatti”, ha concluso Obersnel.
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