Da anni la nostra redazione segue le sorti dello storico edificio del Mercato coperto nel rione di Belvedere, a Fiume. Un palazzo piccolo nelle dimensioni, ma grande per valore architettonico e memoria urbana, uno di quei luoghi che raccontano più di quanto mostrano. Passandoci accanto nei giorni scorsi, abbiamo colto segnali di movimento. Di vita. Ma anche di una malinconia difficile da ignorare.
Costruito nel 1933 su progetto dell’architetto Enea Perugini – lo stesso che progettò Villa Italia, la Colonia estiva di Costabella e la ROMSA – il Mercato coperto di Belvedere sorge all’incrocio tra quelle che all’epoca erano le vie Bardarini e Buonarroti, oggi note come via Ruđer Bošković e via Tiziano. Edificio razionalista per eccellenza, testimone silenzioso del fervore edilizio tra le due guerre, il mercato fu pensato come polo di servizio per un rione allora in espansione, dotato di pianterreno con otto negozi, due spazi per la vendita del pesce e, al piano superiore, uffici annonari e un’ampia terrazza coperta per i venditori di frutta e ortaggi. Una visione moderna e funzionale, che “La Vedetta d’Italia” celebrava il 15 aprile 1933 come “rispondente per appieno alle esigenze dei consumatori”.
Storie… casuali
Dai primi mesi del 2019, al pianterreno dell’edificio opera uno dei punti vendita del gruppo Ultra Djelo. Ricordiamo che il Djelo d.o.o., società fondata nel 1990 con sede nella Regione di Sebenico e Knin, attiva nel commercio al dettaglio e all’ingrosso, nel turismo, nella ristorazione e nell’import-export. Dal 2008, Djelo è membro dell’associazione Ultragros, oggi conosciuta come Ultra, che riunisce diversi piccoli e medi commercianti croati sotto un’unica sigla. A partire dal 2013, proprio per rafforzare questa rete, le aziende affiliate hanno iniziato a utilizzare il prefisso “Ultra” nei nomi dei propri punti vendita: e così, anche a Fiume, ha preso forma Ultra Djelo.
Quello fiumano fu il primo negozio della catena al di fuori dei “confini” della regione d’origine. E l’apertura fu frutto di una serie di coincidenze fortunate: uno dei dipendenti di Djelo si trasferì con la famiglia a Fiume, avviò trattative con il proprietario dell’edificio e così, da un incontro tra esigenze e opportunità, è nato il nuovo contratto di locazione. Una storia semplice, quasi casuale, ma che dimostra come a volte anche le iniziative più locali possano varcare i confini regionali, e scegliere Fiume.
Un dettaglio non da poco, perché Fiume non è una città come le altre. Lo sa chi ci è nato, chi l’ha vissuta, chi l’ha studiata: Fiume è un crocevia, un mosaico di culture, un teatro in cui ogni pietra racconta una storia, ogni edificio ha il sapore del vissuto. Non sorprende, dunque, che Djelo scelse proprio qui di piantare una nuova bandierina.
Il primo piano… in silenzio
Il pianterreno dell’edificio è stato interamente ristrutturato dalla ditta Opus gradnja che alla fine del 2018 iniziò a dare volto nuovo ai locali interni, che nel tempo avevano ospitato una banca, una fioreria, una macelleria e un bar di culto, il Mažinin. Il tutto venne dunque unificato in un unico grande spazio commerciale. Sulla facciata, insegne di un colore rosso intenso fanno intendere che almeno una parte dell’edificio vive.
Eppure, qualcosa, ancora oggi, sembra rimanere sospeso. Il primo piano – quello che un tempo era il cuore del mercato rionale – resta in silenzio. Le finestre sono chiuse (e diremmo quasi in uno stato malconcio) la terrazza vuota, l’eco del passato si fa sentire più forte proprio in questo vuoto. È lì che si respira la malinconia. Quella sensazione di occasione non colta, di potenziale inespresso. Quella nostalgia di un luogo vivo, animato, comunitario. Un tempo ci si veniva a parlare, a comprare il pesce fresco, a scambiare due chiacchiere tra un mazzo di fiori e una cassetta di mele.
Un lungo sonno
Secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero in cantiere idee per destinare anche il primo piano a nuove attività, ma al momento non trapela nulla di concreto. Attraverso alcune ricerche abbiamo confermato che l’edificio è di proprietà privata e che le decisioni in merito agli spazi – presenti e futuri – spettano unicamente al proprietario. La Città di Fiume, dunque, non ha voce in capitolo.
E allora, mentre al piano terra si fanno passi avanti, il primo pianow resta a guardare desolato. Con l’eleganza austera di chi ha conosciuto giorni migliori. Con la dignità di un edificio che ancora potrebbe dare molto a questa città. A patto che qualcuno decida di crederci. E di restituirgli il ruolo che gli spetta: non solo quello di contenitore di attività commerciali, ma quello di punto di riferimento per il quartiere, per i fiumani di ieri e di oggi.
Per ora, l’edifico vive a metà… Ma chissà che domani, anche il piano di sopra non si svegli dal suo lungo sonno.
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