Fiume, incroci fermi al passato

Tra segnaletica poco chiara e precedenze incerte alimentano code e incidenti soprattutto nelle ore di punta e dei giorni di maltempo

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Fiume, incroci fermi al passato
La circolazione tra le vie Barac e Carrabino è spesso interpretata male dai conducenti; sembra una rotatoria ma non lo è. Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

Ci sono parti della città che, soprattutto nelle ore di punta, risultano decisamente più trafficate di altre. In quelle stesse ore devono sopportare un carico di automobili nettamente superiore rispetto al resto della giornata. A Fiume ci sono punti che diventano cruciali per la circolazione stradale anche a centinaia di metri di distanza, perché si tratta spesso di nodi che si immettono su determinate strade senza alternative di accesso o uscita.

Se questi incroci non sono ben progettati e concepiti in modo che il traffico scorra costantemente e senza interruzioni da nessuna delle direzioni, allora nelle ore di punta si formano ingorghi infiniti: l’umore degli automobilisti si esaspera e la tensione diventa palpabile. Condiamo il tutto con una spruzzata di maltempo (che da noi no manca…) e la frittata è fatta. Situazione sempre sull’orlo dell’incidente. E a Fiume questo accade, eccome se accade, e succede in continuazione. Mentre altrove sono stati inventati vari sistemi per affrontare questo problema, alcune zone della città sono rimaste ancorate a incroci concepiti decenni fa, quando il numero di auto era nettamente inferiore e una simile soluzione poteva sembrare sufficiente.
Nel mondo esistono soluzioni semplici, come i semafori intelligenti che regolano il verde in base al flusso reale del traffico, oppure le corsie dedicate per svolte a destra o sinistra, oppure anche la priorità ai mezzi pubblici, o, in casi estremi, il ricorso a un vigile che intervenga prontamente per dare precedenza a una via secondaria, almeno per alcuni minuti, in modo da ridurre le code.
Da noi, persino installare una semplice rotatoria sembra difficile, eppure altrove esistono rotatorie anche quando la strada è in pendenza. Pensiamo, ad esempio, a quella verso Abbazia, dove confluiscono le auto da Mattuglie, da Abbazia stessa e da Fiume: eppure funziona, e il traffico scorre.
Sfidiamo chiunque a passare, invece, per Vežica superiore tra le ore 7.30 e le 8.30, soprattutto nei giorni di pioggia, come quello catastrofico del 10 settembre, quando tutti prendono la macchina: aspettare meno di 20 minuti provenendo da Vežica inferiore lungo via Brdo è quasi impossibile. Un incubo! Non si arriverà mai in cima alla salita, e se bisogna svoltare a sinistra conviene addirittura deviare: prendere prima a destra, immettersi in via Kučić verso l’autostrada e poi fare inversione a U imboccando una laterale.
Perché? Perché chi arriva da via Brdo non ha la precedenza. La via principale è considerata via Kučić, sia da sinistra che da destra, e solo se non sopraggiungono auto da lì, allora quelle di via Brdo possono svoltare a sinistra. Ciò crea una coda enorme, ma non solo: genera anche grande confusione. La precedenza in quel punto è stata spesso modificata e la segnaletica non è mai stata chiarissima, tanto che persino i residenti sono insicuri su “chi abbia la precedenza” e “a chi tocchi passare per primo”. Non sono rari, infatti, gli incidenti causati da due auto che partono contemporaneamente, convinte entrambe di avere la precedenza il che è in questi giorni ben visibile sui pali della segnaletica posizionata sull’isolotto al centro della strada dove che avranno subito la collisione di qualche macchina, sprovveduta durante la guida sì, ma sicuramente anche confusa sul da farsi.
Una rotatoria si potrebbe costruire? Domande che andrebbero rivolte ai responsabili e agli esperti di traffico. Nel frattempo, sapendo che lì le file sono una certezza la mattina e nel pomeriggio, sarebbe almeno il caso di mettere uno o due vigili per far defluire il traffico più rapidamente. Tanto poi, nelle ore non di punta, il flusso cala e la situazione diventa gestibile.
Un altro incrocio ormai superato, che necessiterebbe di una riprogettazione, è quello al confine tra i rioni di Torretta (Turnić) e San Nicolò (Krnjevo), dove si toccano via Giuseppe Carrabino e via Antun Barac. In quest’ultima le macchine arrivano sia da sopra (Podmurvice) che da sotto. Qui vige la regola della destra e della via principale, che in teoria è via Barac. Tuttavia, la segnaletica è insufficiente e la situazione è caotica: lo spazio è ampio, ma gli automobilisti finiscono per osservare a lungo il contesto prima di capire la logica del passaggio, rischiando di bloccare ulteriormente la circolazione.
In questo punto, a differenza di Vežica superiore, costruire una rotatoria sarebbe persino più semplice: lo spazio non manca e ridurrebbe gli attuali quattro punti di conflitto a uno solo. Alleggerirebbe gli ingorghi che si formano soprattutto nelle ore di punta e renderebbe più fluido il traffico. Chi organizza la viabilità a Fiume dovrebbe considerare seriamente una soluzione del genere per un incrocio ormai obsoleto, concepito in un’epoca in cui circolavano molte meno auto. Ma nulla si farà da solo: senza un piano organico e decisioni coraggiose, gli ingorghi continueranno a logorare la vita quotidiana dei cittadini, alimentando nervosismo e perdite di tempo. Non bastano più soluzioni tampone o piccoli aggiustamenti: serve una visione moderna della mobilità urbana, capace di integrare semafori intelligenti, rotatorie, priorità al trasporto pubblico e, soprattutto, una pianificazione che guardi al futuro e non al passato. Altrimenti, continueremo a parlare sempre degli stessi incroci critici, mentre le file si allungano e la pazienza degli automobilisti si accorcia. Sulle condizioni delle strade, poi, c’è da aspettare un artocolo dedicato, a parte…

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